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press-reviews PROGETTO M.B.

 

bandiera_italia   BLOW UP 

Quello che la vulgata descrive come “il mare di Roma” ma che all’impronta evoca scenari pasoliniani più consoni al Franchino di fantozziana memoria che al liberty del Grand Hotel Rimini, in queste composizioni di Marco Bucci si manifesta nella sua forma più autentica di inferno e paradiso, di casa e prigione, di sogno e incubo. Un ritratto in musica della sua città natale Ostia, dall’alba al tramonto, dalle prime luci che diffondono colori acquarello in Levante sino ai riflessi crepuscolari che avvolgono uomini e cose in Ponente, delimitando così lo spazio-tempo entro il quale l’autore si muove imbattendosi nell’improvviso squallore (Lungo Via dell’Idroscalo) e nell’inattesa bellezza (Ottobrata), fra possibili vie di fuga verso destinazioni ignote (Freccia del Mare) e strisce di asfalto che bruscamente riconducono alla realtà di questo frammento di periferia collocato sul Mediterraneo (Curvone). Due lunghe composizioni (la title track e Ostia Mentis) compongono l’asse centrale attorno al quale ruota tutta la narrazione, micro-suite in cui la chincaglieria sonora di M.B. (stilofono, glockenspiel, melodica, kalimba, kazoo, organetto Bontempi e percussioni varie) si insinua nel continuum dei synth e delle tastiere, della chitarra elettrica e di una drum machine dal timbro retrò. La voce sullo sfondo spande un’aura di follia residentsiana su temi che fondono con naturalezza sottili perversioni da b-movie alla John Carpenter, residui krautrock, spirali di suono dal vago sentore minimalista e i meccanismi dell’orchestra automatica di Pierre Bastien, dando vita a un album ricco di spunti e inventiva, assemblato con pazienza e dedizione nel corso di oltre sei anni

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bandiera_italia     SODAPOP

Ostia. Marco Bucci torna ad esprimersi con tracce che veicolano calore e gioia, autoconclusive nel loro essere sorta di vignette, di cortometraggi. Al loro interno zibaldoni dove il Progetto M.B. gioca a saggiare resistenze, accostamenti e costumi, finendo per disegnare paesaggi che sviluppano ghigno sardonici invece che risate, deformando un incedere festoso fino a farlo apparire inquietante. È musica in qualche modo industriale, che comprime in brani interi generi, che spaventa per come sembra animarsi e condurre un suo percorso al di là del musicista. Jazz, noise, toy music: facile pensare a mostri come Klimperei (anche loro passati per Snowdonia e non credo sia un caso) o Pascals, oppure all’animazione più oscura e perigliosa come il Puppet Master di David Schmoeller. Ed allora sale il sospetto che Ostiando sia un disco di fantasmi e che Marco Bucci sia una sorta di medium, in grado di risvegliarne le energie catalizzandole in suono. I brani sono perfetti nel loro intento, invitandoci in maniere differenti a cadere in una trappola da loro ordita: con novità, stereotipi ed atmosfere malsane. Ci troviamo in ballo tra rovine, salsedine e l’odore del crimine e del vituperio, mentre Progetto M.B. dà bella mostra di sé commentando le immagini, quasi la sua presenza fosse un cameo ricercato in un panorama brullo e povero ripreso senza artifici. Non possiamo al momento fare troppe elucubrazioni su questa opera ma quel che è certo è che le musiche e le arie di Ostiando sono spremute fino all’ultimo sospiro, con la perenne sensazione di avere un occhio malintenzionato dietro ad ogni album. Questa è l’Ostia che ci viene trasmessa dal disco, porto maledetto ed incrinato, magnetico nell’attirarci a lui, per un’ultima visita fatale. Musica cinematografica, fantastica e tesa. Musica da situazione e da scena, commento perfetto ad una città ed un litorale che nasconde mondi misteriosi dentro ad ogni vicolo, dietro ad ogni manciata di sabbia.

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bandiera_italia     NON SOLO PROG ROCK 

L'ambiente in cui viviamo ci plasma e condiziona ogni gesto quotidiano. Pensiamo a quanta ispirazione ha offerto Genova a una moltitudine di artisti, tra cantautori e gruppi Prog Rock, o alla vitalità di Napoli. Spesso l’amore per la propria terra spinge i musicisti a trarre spunto da luoghi, odori e colori, restituendo un quadro sonoro che funge da vera e propria diapositiva per l'ascoltatore. Marco Bucci, musicista, compositore e divulgatore autodidatta, si distingue per un approccio che fonde arte e tecnologia. In attività da trent’anni, Bucci integra strumenti tradizionali come chitarra, sintetizzatori, batterie elettroniche, flauto e kazoo con oggettistica e giocattoli sonori, confermandosi a tutti gli effetti un artigiano della musica. Dopo alcune cassette autoprodotte, nel 2005 pubblica per Snowdonia "Contrappunti", una sorta di "best of", per poi tornare nel 2013 con il più maturo "...A Bassa Quota" (Tubogas Produzioni). La sua proposta attinge da numerosi stili: dalla psichedelia all'elettronica, passando per il cantautorato, il folk e l’alternative. "Ostiando", registrato tra il 2018 e il 2024, si snoda tra le strade di Ostia e il suo litorale attraverso nove tracce. Si parte con "Levante", un’introduzione di quasi due minuti in cui l’autore gioca con sonorità folk di caratura mediterranea. L’elettronica domina invece in "Sotto Covid", caratterizzata da un giro melodico martellante e arrangiamenti complessi che restituiscono il senso di alienazione vissuto durante le restrizioni. Bucci ama arricchire la linea base con una profusione di suoni, uno sforzo compositivo che culmina nei quindici minuti della "title track": una mini-suite ricca di vocalità e cambi d'umore che, in alcuni passaggi, evoca il Krautrock. La prerogativa del Progetto M.B. è un incedere marcato che si infiltra nel caos per poi uscirne con disinvoltura, quasi fosse un giro sulle giostre. Nenie vocali accompagnano "Lungo Via Dell’Idroscalo", brano incentrato su synth ed elettronica dove solo nel finale appare una chitarra elettrica sintetica. Dopo il minuto di sonorità industriali di "Ottobrata", incontriamo "Freccia Di Mare", che parte in stile Le Orme per poi addentrarsi in una cupa ricerca strutturale. Segue un’altra suite, "Ostia Mentis", un lungo cammino fatto di soste e ripartenze. Il disco si chiude con "Curvone" e "Ponente", due brani di circa due minuti: nel secondo, Bucci esplora nuovi sentieri attraverso una ballata strumentale che ricorda le atmosfere di "Gioco Di Bimba" (Orme). "Ostiando" non è un disco di facile fruizione, nonostante le melodie orecchiabili, è piuttosto una galleria di acquerelli sonori dalle tinte a tratti fosche. Progetto M.B. ha osato: voi ve la sentite di dargli un ascolto?

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L’introduzione acquatica, aliena di Derailed Dreams ci prepara ad un’immersione in un mondo niente affatto sconosciuto ma dal quale mancavamo da un bel pezzo.

Poco tempo fa, parlando de Gli Altri, band post-hardcore e quindi lontanissima dai King Suffy Generator, mi meravigliavo positivamente di come una band nostrana fosse stata in grado di portare una forte componente post-rock all’interno della loro musica in questi nostri giorni così lontani dal bel post-rock perchè – intendiamoci – di gruppi che reiterano le dinamiche delle scuole di Louisville e Chicago ve ne son fin troppe, lì arrabbiate e pronte a triturarceli con le loro geometriche intemperanze ‘emo’ e violenza math fine a sè stessa.

Quindi il post-rock non riesce ad invecchiare (e sedimentare nelle coscienze musicali) perchè ancora non vuole essere mollato dagli orfani dell’hardcore (quello vero che non hanno mai conosciuto) e allora si accaniscono sul suo corpo morto squassandone la carcassa come avvoltoi e rimestando e beccando lo svuotano di senso e significato.

E poi arrivano delle persone per bene a ricordarci che esisteva un altro modello di post-rock oltre ai soliti due comunemente proposti, quello ben più difficile, fantasioso e ricco di sfumature dei Tortoise. Ecco dove guardano i King Suffy Generator ed ecco perchè nelle loro composizioni si affacciano elementi progressive, space e persino latin rock.

La stessa Derailed Dreams nel suo algido rigore ritmico si infiamma di aperture che ricordano il primo Santana, quello vero, non il pupazzo con cui l’hanno sostituito poi.
Ritornano le sospensioni dei Tortoise in Short Term Vision esono proprio quelli di TNT, quelli più vicini ai deliqui dei cugini analog-pop The Sea and Cake.

E non bisogna meravigliarsi a parlare di prog ed affini perchè gli stessi Tortoise erano affascinati dal motorik krauto e da certe sperimentazioni settantine. Ecco perchè il minuto e poco più di Rough Souls sembra una traccia perduta dei Popol Vuh o degli Amon Düül.

Relieve The Burden dimostra come la band sappia anche incalzarci ma persino nella foga neo-prog riesce a non perdere mai il controllo ricordandoci – come anche la successiva We Used To Talk About Emancipation un’altra delle più grandi band post-rock – meno imitate – di sempre, gli Shipping News.

Un disco così ed una band di connazionali così, di questi tempi bisogna tenerla d’occhio. Non mi stupirebbe ritrovarli nelle charts indipendenti tra i migliori dischi italiani dell’anno.

http://www.kingsuffygenerator.com
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