Noise rock affilato, che va dritto al sodo senza divagazioni. I Linguini puntano tutto sull’impatto, con pezzi che sono chiaramente scrittipensando all’arrembaggio sonoro su un pubblico pronto a pogare: nove pezzi dei quali buona parte sotto i tre minuti, senza respiro. Anche se forse qualche divagazione in piu porterebbe beneficio dal punto di vista compositivo, Silence Is Golden e un disco ben costruito.
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"Silence is Golden" è il primo album (lungo) dei milanesi Linguini che4 ci presentano delle prelibatezze metallose (la title track) e indigeste ("World of Silver") che attingono a piè mani al noise rock tradizionale, quello però più di pancia che di cervello (Scratch Acid e banda). Il cantato di Stefano Stillo, urlicchiato e riverberato (in inglese) alla Albini, viene asfaltato da burrascose chitarre (dello stesso Stillo) e forsennate base ritmiche (Matteo Tronci alla batteria e tale Stefano S. al basso), versatili ("Car Park") e temerarie ("Warehouse Manager") al punto giusto.
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I Linguini sono un trio noise rock di Milano. “Silence Is Golden” è il loro secondo disco, fuori per I Dischi del Minollo e Vina Records. Arrivato come un tuono a ciel uggioso, il sound del gruppo è pregno di rumore, fuori dalle solite strutture post annacquate dal tempo e dalle poche idee. I pezzi sono strutturati in maniera per lo più obliqua come da tradizione del noise di Chicago, con una voce che tende all’atonalità del post-hardcore, invece, di ammiccare al post-grunge. L’album si divide idealmente in due parti: mentre i primi quattro pezzi ci tirano per le orecchie in ambienti obliqui post-hardcore dal sapore tipicamente del Midwest, dalla titletrack in avanti le strutture si fanno più “regolari”, se così si può dire. Le canzoni rallentano e i suoni raggiungono il peso di un monolite. E’ la lunga e riflessiva “World of Silver” a segnare il tempo e a introdurci verso la conclusione del disco. “Warehouse Manager” è un noise punk saltellante, “2323” sembra più un riempivo. Infine, la conclusiva “Sun Makes Blind” è un crogiuolo di stimoli e delinea perfettamente il tono del disco. Le cose migliori, però, si ascoltano all’inizio dell’album con il trio “Killing Stars”, “Don’t You See It’s Hot” e “Macbeat” a tenere il passo schizzato di un treno in deragliamento asincrono. Di fatto i Linguini tratteggiano uno scenario conosciuto per stile, ma originale per piglio ed urgenza espressiva. C’è poco mestiere e tanta musica, i pezzi funzionano quasi tutti e la produzione è di buonissimo livello.
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Esordio per la band milanese, dopo un ep di alcuni anni fa, con un sound duro e massiccio, figlio del post hardcore ma che assimila anche un taglio noise/sperimentale/prog/post rock ovvero una miscela di influenze poco identificabili singolarmente ma che confluiscono in un magma violento e claustrofobico (gli inizi sludge non mentono). La band suona bene e interpreta alla perfezione e con la giusta attitudine il mood richiesto per l’ambito. I brani possono vantare originalità e ottima qualità compositiva. Non deluderanno i cultori del genere.
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I Linguini infatti sono un gruppo bello pazzo alle prese con una sorta di post hardcore dissonante tinto di noise che ogni tanto sa anche picchiare per bene, come dimostrato, per l'appunto, nei 25 minuti di "Silence is Golden". Nei suoi 9 pezzi la voce è preferibilmente urlata, la chitarra sperimenta ed esplora suoni e rumori lanciandosi non poche volte in deliranti parti "solistiche" (tipo in "Do You See It's Hot?"), il basso assume spesso e volentieri il ruolo melodico secondo l'invalsa tradizione post punk mentre la batteria è sghemba e convulsa. E il tutto viene incastrato in strutture a tratti così contorte e cerebrali da sconfinare nel mathcore, come in "Macbeat", geniale già dal titolo. E quindi, com'è ovvio che sia vista la tipologia di gruppo, qua vige una certa varietà. Allora non posso non citare "World of Silver", così agghiacciante, morbosa e paranoica da sembrare uscita dalla fantasia malata de I Maiali grazie al suo andamento ossessivo e al suo cupissimo arpeggio di chitarra quasi black metal. All'opposto si trova invece subito la canzone successiva, la curiosamente intitolata "Warehouse Manager", che conta delle furiose sezioni hardcore che nella schizofrenica "Sun Makes Blind", che conclude il disco, finiscono addirittura nel più forsennato fastcore. E voi lo sapete quanto mi piacciono le sonorità "più veloci", eccome se lo sapete! Peccato solo non avere i testi a portata di mano per capire meglio il significato di tutte queste canzoni ma, a giudicare dalla loro musica e pure dai loro live assordanti, i Linguini non devono cantare di cose allegre. Ecco, a proposito di live, c'è da dire che questi 3 milanesi suonano letteralmente con tutti e quindi non si pongono veramente barriere di sorta. Per dire, hanno condiviso il palco con gruppi fra i più diversi come Cattivo Sangue, Spirito di Lupo, Atrox, Jackson Pollock (visti a cazzo al Forte Prenestino a una Festa del Non-Lavoro di qualche annetto fa), Brainsore, Short Fuse (che n'oi di Roma conosciamo molto bene), e pure con le leggende inglesi Skeptix. Esibendosi, fra l'altro, spesso in centri sociali come l'El Paso o il compianto Leoncavallo. E così si capisce che i testi dei Linguini qualcosa lo debbano pur dire. Che sia arrivata l'ora di intervistarli per saperne di più?
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THE UNDERGROUNDER
Nella calma apparente di un presente costernato dalla miccia di un illecita appropriazione indebita della nostra vita, delle nostre virtù. Nel silenzio fondale di un abitudinaria quiete che rasenta l’oblio esistenziale - l’Uomo è sempre più proiettato a voltare il proprio sguardo dentro ad un plasma che lo anestetizza e lo aliena dalla realtà della vita. E negli ultimi anni con la scusa di aver creato una piattaforma digitale social d'interazione, inquinata e nulla, si è anche reso vittima di una lobotomizzazione, di una sistematica corruzione d’ideali e di valori. Zombie di Romero in piena crisi d'identità che si conformano ad una silente accettazione di una distruzione culturale, emotiva ed esistenziale. Che avrà conseguenze inespugnabili. Nel silenzio di una condanna che desertifica l’emarginato - cresce dentro di noi una condizione umanistica che ricerca l'urgenza di affiliarsi ad una nuova struttura inconscia, un impulso nuovo che possa plasmare una rivalsa, una rivoluzione cacofonica. Silence is Golden - dei milanesi Linguini analizza la forma essenziale mediante il Rumore, che viene visto come fondamento di esplorazione, radice di sopravvivenza. Power trio chaotic noise hardcore, attivi dal 2019, inizialmente come duo per poi arrivare in pianta stabile a trio : hanno sedimentato una prospettica mutazione sonora e stilistica evolvendo sopratutto nella gestione del suono. Nuotando tra le acque del noise rock sporcato di una spinta furiosa che mostra una rabbia consapevole ed istintiva. Pubblicato lo scorso maggio per I DISCHI DEL MINOLLO e Vina Records , Silence is Golden è principalmente una compulsiva e radicata mattanza sonora - dove il trio - come davanti ad uno specchio - mostra le proprie velleità artiste, la fusione delle dissonanze di tre Anime che si amalgamano insieme. Registrato, mixato e masterizzato da Fabio Intraina al Trai Studio - il disco descrive sé stesso dentro nove brani dove emergono variazioni furiose cadenzate ed incisive : chitarre piene che trasudano noise impulsivo, basso libero e selvaggio - colpi di batteria che come un plessimetro accompagna, disarma, distrugge. E si incorpora ad una voce che si snodano dentro urla nodali e malate. Un magma sonoro che scivola dentro feedback cianotici alla Drive like Jehu, parti rallentate alla Jawbox con la struttura lenta e pesante molto Melvinsiana. Le acute ed incisive detonazioni di “Car Park” mostrano con chiarezza e precisione il filo rosso che il gruppo mette in circolo : un massivo ed unitario flusso sonoro dissonante. La chitarra sonda e plasma riverberi pungenti e cacofonici di noise rock a manetta, assecondato da basso e batteria che lacerano i timpani. La voce si allinea alla classica accezione noise rock, ed il risultato è un concentrato di Rumore ed urla cerebrale e compulsiva. Veloce e penetrante, “Macbeat” è un esempio che espone la voluttuosita’ del trio milanese . Una struttura duttile : chitarra, basso e batteria perseguono un trafilato passaggio sonoro tagliente sigillato dalle urla sofferenti ed istrionico. Avvicinandosi ad un estetica mathcore , Il basso assume il ruolo centrale guidando lo scheletro sonoro e le dissonanze. Le cupe linee di basso aprono la chiusa”Sun makes blind”, una traccia fragorosa incentivata da un muro sonoro intriso di variazioni corpose e taglienti. Le accordature delle chitarre post hardcore, batteria ciclica che si apre a fenditure monolitiche e catartiche. Le urla - profonde ma insane trascinano lo scheletro del comparto sonoro che si alterna tra istanti furiosi ad allentati. Ossimoro e stimolo propulsivo fuso assieme – Silence is Golden - è una dichiarazione d’intenti e di chiarezza messa in Rumore - un ammasso sonoro di consapevole rancore con cognizione di causa.


