“Travelling” apre l’ascolto di questo ultimo disco che in gran parte segna un rinnovamento per te, dal suono, alla formazione… un viaggio che inizia ancora una volta o sbaglio?
Sì, “Travelling” è il brano d’apertura di “A New Life”, il secondo disco uscito a mio nome, sempre per l’etichetta I Dischi del Minollo. Allo stesso tempo, lo considero il lavoro di una band, perchè seppure la scrittura iniziale delle canzoni mi appartiene, il risultato finale risente il gran lavoro di arrangiamento fatto insieme agli altri componenti: Fabrizio Marcelli al basso, Niccolò Friz alla batteria e Kris Toscano alla chitarra elettrica. E la grande novità di questo disco è proprio la presenza di un secondo chitarrista, Kris, con un suono ben definito e personale che ha arrangiato con me le parti di chitarra e che in un’occasione (il brano “Old Photos”), ha scritto la canzone insieme a me. Non posso poi non menzionare il prezioso apporto al risultato finale del disco dato da Federico Festino. Federico, pur vivendo lontano da Roma (tra Bologna e Copenaghen), ha contribuito arrangiando e suonando le parti di organo Hammond e di piano elettrico di alcune canzoni. Come pure grande è stato il piacere di aver ospitato il sax tenore di Gianluca Varone in un brano che ho ripreso dal mio repertorio del passato, “How Many Miles”, scritto inizialmente per i Volcano Heart, la band dei miei anni universitari bolognesi. Di nuovo ”in viaggio” quindi, ma sempre in compagnia di nuovi e vecchi amici.
E dunque non è un caso il titolo “A New Life”? A cosa ti riferisci?
La nuova vita di cui parlo nel brano che da il titolo al nuovo disco è innanzitutto un desiderio. Chi almeno per una volta non ha desiderato una svolta nella propria esistenza, un nuovo inizio, un cambio radicale? Questo desiderio, che io giudico di base positivo, può però diventare un’ossessione e questo anzichè migliorare la propria vita, finisce per non valorizzarla e per far perdere di senso a ciò che uno vive nel presente. Si finisce a non interessarsi dell’oggi, perchè ciò che assorbe l’attenzione e le proprie energie è il pensiero di quello che si vorrebbe fare domani.
Un video semplice e diretto, distorto nei colori e nel focus… un forte gusto retrò… che rapporto hai con il passato?
Non sono un nostalgico. Mi piace vivere il presente, anche quando non è un bel vedere e sentire, come i tempi di guerra che stiamo vivendo in questi anni. Dal passato traggo la forza per vivere il presente.
Te lo chiedo perché tutto il disco è fortemente ancorato a certi cliché del passato… il futuro invece? Per te che suono avrà?
Nel disco i suoni del passato, come dici tu, si sentono e io di certo non sono qui a negarlo. Io sono una creatura musicale degli anni Novanta. Avevo vent’anni quando il ciclone del Grunge, proveniente dall’America travolse me e i miei coetanei allora grandi fan di Cure, Joy Division e delle prime band shoegaze. Poi da allora ancora tanta e tanta musica: il noise, il post-hardcore, il post rock, il nuovo folk, la nuova psichedelia. Non so rispondere alla domanda su che suono avrà il futuro. Posso solo dirti che io nel futuro ascolterò sempre musica.
La vita è un viaggio… il video finisce (e tanto si dedica) alla contemplazione. Ho come l’impressione che il messaggio sottotraccia voglia essere anche quello di tornare a guardare fuori dal finestrino durante questo viaggio, che spesso ormai lo passiamo con lo sguardo inchiodato sulle chat… che ne pensi?
È vero, il piccolo schermo dello smartphone assorbe tanto del nostro tempo. E’ qualcosa di cui forse un giorno ci pentiremo. Allungare lo sguardo a ciò che ci sta intorno, siano persone o luoghi, è qualcosa a cui non dovremmo mai rinunciare. È l’essenza dell’essere in viaggio.



