D'abord livré sous format K7 (ça existe encore...) en juillet 2023, #2, le deuxième LP du duo breton Brötchen Des Todes, a connu récemment une sortie en CD grâce à la participation de plusieurs labels (dont Araki Records, Epicericords et Whosbrain Records). Cela aurait été dommage de priver cette œuvre enivrante d'une galette. Brötchen Des Todes, pour ceux qui n'ont jamais eu vent de ce nom, a commencé comme projet solo de Guillaume (Llamame La Muerte, United Color Of Black Metal), maître de la guitare et de la voix. C'était un peu son laboratoire, sauf qu'à un moment donné, il lui fallait une batterie. Ainsi, l'Ostral (Chafouin, Lapin) l'a rejoint en s'occupant de la partie rythmique et des drones, histoire de donner un peu de coffre à ce rock qui navigue entre psyché, post, noise, et kraut. Dit comme ça, on pourrait imaginer une musique bordélique, sauf qu'il n'en est rien. Au contraire, le duo travaille énormément l'immersion sous différents aspects pour ne pas faire perdre le fil à son auditoire. De panoramas brumeux à des formes percussives en passant par des cycles hypnotisant, Brötchen Des Todes nous met les poils au garde à vous grâce à des plages musicales pleine de mélancolie. Sans pour autant oublier de faire du bruit par moment. Seul petit hic : la maitrise moyenne du chanté en anglais vient parfois casser la dynamique des morceaux.
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L’introduzione acquatica, aliena di Derailed Dreams ci prepara ad un’immersione in un mondo niente affatto sconosciuto ma dal quale mancavamo da un bel pezzo.
Poco tempo fa, parlando de Gli Altri, band post-hardcore e quindi lontanissima dai King Suffy Generator, mi meravigliavo positivamente di come una band nostrana fosse stata in grado di portare una forte componente post-rock all’interno della loro musica in questi nostri giorni così lontani dal bel post-rock perchè – intendiamoci – di gruppi che reiterano le dinamiche delle scuole di Louisville e Chicago ve ne son fin troppe, lì arrabbiate e pronte a triturarceli con le loro geometriche intemperanze ‘emo’ e violenza math fine a sè stessa.
Quindi il post-rock non riesce ad invecchiare (e sedimentare nelle coscienze musicali) perchè ancora non vuole essere mollato dagli orfani dell’hardcore (quello vero che non hanno mai conosciuto) e allora si accaniscono sul suo corpo morto squassandone la carcassa come avvoltoi e rimestando e beccando lo svuotano di senso e significato.
E poi arrivano delle persone per bene a ricordarci che esisteva un altro modello di post-rock oltre ai soliti due comunemente proposti, quello ben più difficile, fantasioso e ricco di sfumature dei Tortoise. Ecco dove guardano i King Suffy Generator ed ecco perchè nelle loro composizioni si affacciano elementi progressive, space e persino latin rock.
La stessa Derailed Dreams nel suo algido rigore ritmico si infiamma di aperture che ricordano il primo Santana, quello vero, non il pupazzo con cui l’hanno sostituito poi.
Ritornano le sospensioni dei Tortoise in Short Term Vision esono proprio quelli di TNT, quelli più vicini ai deliqui dei cugini analog-pop The Sea and Cake.
E non bisogna meravigliarsi a parlare di prog ed affini perchè gli stessi Tortoise erano affascinati dal motorik krauto e da certe sperimentazioni settantine. Ecco perchè il minuto e poco più di Rough Souls sembra una traccia perduta dei Popol Vuh o degli Amon Düül.
Relieve The Burden dimostra come la band sappia anche incalzarci ma persino nella foga neo-prog riesce a non perdere mai il controllo ricordandoci – come anche la successiva We Used To Talk About Emancipation un’altra delle più grandi band post-rock – meno imitate – di sempre, gli Shipping News.
Un disco così ed una band di connazionali così, di questi tempi bisogna tenerla d’occhio. Non mi stupirebbe ritrovarli nelle charts indipendenti tra i migliori dischi italiani dell’anno.
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