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press-review REBIS

 

bandiera_italia   IMPATTO SONORO

Opus n.1 per i torinesi Rebis, una sorta di underground-super band e punto di raccordo fra moltissimi gruppi appartenenti all’humus piemontese e circolanti nelle arterie della regione. I Rebis sono la sintesi di un lunghissimo processo di scrematura, dal quale scaturiva nel 2019 il loro primo, omonimo Ep. Si trattava di quattro buoni brani (+ un intro) di matrice alternative-metal, eseguiti con forza genuina, ma immancabilmente carenti di un vero focus di coesione che tracciasse meglio le coordinate e sviluppasse con vigore il potenziale espresso, fino a quel momento, solo parzialmente. Ritaglio una menzione per la bellissima Sirene, brano nato per crescere con gli ascolti, che trae dalle dinamiche interne il suo nucleo di forza, sprigionata con decisione nell’ultimo incendiario ritornello. Ma veniamo a noi: “Acqua Remota” esce un bel po’ di tempo dopo. La pandemia ha costretto i team creativi ad una separazione forzata, portando il destino di tutti in luoghi impensabili. È stato forse anche questo il motivo del ritardo nell’uscita del disco, che se da una parte ha rallentato i lavori, dall’altra ha dato modo ai ragazzi di lavorare ossessivamente sul songwriting e sull’arte del montaggio (vedi: taglio). Se nell’Ep i Rebis giocavano una partita muscolare ma poco controllata, qua è chiaro che il lavoro fatto è speculare: non si punta sulla spettacolarità, ma sulla profondità delle emozioni. Almeno cinque brani su otto sono potenziali singoli-ossessione, perché nonostante si fluttui attraverso varie atmosfere e architetture musicali, le canzoni dei Rebis sono scritte per essere cantate. Sfido chiunque a trovare, nel 2023, un pool di testi così splendidamente a fuoco nelle intenzioni e allo stesso tempo così poetici e struggenti. Simone Cantino articola i suoi versi in primis sulla meccanica degli accordi, dove lavora tanto sulla musicalità delle parole quanto sull’impronta mitologica-pop che struttura l’universo interno di “Acqua Remota“. Se le dinamiche narrative si nutrono di citazionismo letterario, giochi di parole e parole di giochi, la parte musicale non è da meno. Il finale di Dafne si muove fra i Deftones di Diamond Eyes, i migliori Mastodon (quelli di Crack the Skye) e gli inossidabili Quicksand; Etoile accarezza i mantra notturni dei Touché Amoré sfiorando addirittura la malinconia degli Eels. Purtroppo (o per fortuna) i Rebis si giocano le carte migliori ad inizio e fine disco. Midollo è un gioiello di incastri, di sapiente dosaggio delle idee, dove gli intrecci melodici delle chitarre fanno da contrappunto ad un ritornello nato per essere classico. Pianeta è la seconda gemma dell’infinito, in cui il testo disegna le immagini e la forza propulsiva della band le anima, creando un brano cinematografico, imprendibile e prepotentemente poetico. “Acqua Remota” è nato per rispondere ad un eterno bisogno: quello di godere con la musica. I Rebis ci sono.

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bandiera_italia    ROCK TARGATO ITALIA

Si respira un’aria da fine anni ’90 intrisa di umori post-grunge e sonorità alternative-rock, fra le tracce di “Acqua remota” dei Rebis. Otto tracce viscerali fatte di sonorità chitarristiche distorte, atmosfere claustrofobiche, ritmiche massicce e melodie lineari che nuotano nel muro sonoro che le circonda come una lucina nel buio della notte. Un lavoro potente intriso del rock più radicale e graffiante.

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bandiera_italia     AREA ROCK

Rebis è un progetto alternative rock con sfumature post metal che nasce nel 2018 a Torino da un’idea del bassista Federico De Leo (ex Know Margaret) e del chitarrista Sabino Matera (ex My Sins don’t bother). Entrambi poi chiamano a chiudere il cerchio il batterista Giacomo Fontana (ex Your Anguish) ed il chitarrista cantante Simone Cantino (ex Mu). L’anno successivo, nel 2019, i ragazzi pubblicano il primo EP che prende il nome della band, Rebis, poi nel 2020 esce il singolo Polaroid Moon ed ora, lo scorso novembre, questo nuovo lavoro Acqua Remota preceduto dal singolo che è anche accompagnato da un video, “Midollo”. E così, anche in questa nuova ultima produzione, Acqua Remota, la band mantiene inalterata l’ispirazione alternative rock dove insiste anche l’espressività e la potenza del metal. Ed i colpi di rock esplodono sin dal primo pezzo di questo album con il brano Midollo, dove la potenza della musica ed il cantato di Simone Cantino è tutto un dire (“e che caspita questi picchiano davvero bene!”). Sarà che le influenze variano dall’emo al grunge ma tant’è che alla fine ci si trova tutti in quel genere che comunemente chiamiamo alternative, che è in fondo poi il giusto sunto del generi precedenti. Ma è anche vero che devi saperli suonare come si deve per rendere bene l’idea. E così capita che dopo il brano di apertura Midollo, dove il sound è un po’ più alternative, arriva invece Opera Al Rosso che stuzzica l’appetito sonoro squisitamente più rock grezzo e metal mentre, con Etoile, a questo punto del disco, non ti potevi aspettare altro che un rock in punta di piedi. Ma ciò non vuol dire che anche questo pezzo non trascini…anzi la delicatezza con cui si pone e l’espressività sonora mettono in risalto oltre che la struttura strumentale….una voce, quella di Simone Cantino che tiene botta come si suol dire. Il basso di Lemure e la distorsione della chitarra ci portano poi lontano con il cantato in italiano che continua a dimostrare come il rock, grazie a Dio, non viene solo bene in “inglese”. E quando è il momento di Dafne sembra di sentire certi avvii alla Black Sabbath che sembra, dopo tanti anni, continuino a lasciare interessanti strascichi. Si procede poi a ritmi più blandi con Arcadia, ma è giusto un momento nulla più anche se toccante per la riuscita complessiva, poi Pianeta e Sibilia chiudono questa Acqua Remota con una bella accoppiata rock. Di certo tanto remota quest’acqua non è, anzi, tutto si è mosso come quando lanciamo un sasso nello stagno ed i cerchi concentrici che si creano stanno lì a dimostrare, come in questo disco, quanto una forza, in questo caso musicale, possa produrre. E qui, altro che acqua, qui il fuoco arde e brucia forte sotto forma di rock. E lasciamolo bruciare che è meglio!

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bandiera_italia    METAL HEAD

Apre l’album “Midollo”, canzone che mette in chiaro la pasta, il modo di essere e suonare dei Rebis e dunque le loro capacità. Autori di un alternative rock energico dai richiami vagamente grunge, riflessi post hardcore ed emo. “Etoile” concede un arpeggio iniziale e un tono morbido, appena sognante poi il motore sonoro affonda, perché la band è energica, tendenzialmente fragorosa nel suonare ma si concede anche l’essere meno dirompente in questa canzone. È “Dafne” a dare un suonare ritmato e scandito che aiuta a fornire una esperienza mnemonica più profonda per l’ascoltatore. Il brano è fruibile, sempre d’impatto come gli altri ma a suo modo misurato. “Sibilla”, il brano di conclusione degli otto totali, è per i Rebis un modellare il proprio sound con uno stile dalla maniera articolata e dagli umori meno istintivi. L’impressione che germoglia ascoltando i Rebis è come tendano ad essere abbastanza standard nel loro suonare. Alcune canzoni si somigliano nella forma e modalità, per via di quel passo veloce, con cadenze tipiche dell’alternative rock di questi anni. Le chitarre profondono riff e accordi di continuo però purtroppo fraseggiano con parsimonia, come in “Pianeta”. Dietro a questo sferragliare comunque imponente si accoda spesso la batteria senza andare su marce che si distacchino dal muro delle sei corde. Simone Cantino, chitarrista come Sabino Matera ma anche cantante, sviluppa dei testi sulla vita che ben aderiscono alle canzoni e soprattutto vengono sviluppati lungo il corso dell’interezza di esse stesse.