Articoli

press-reviews NITRITONO

 

bandiera_italia    RARO PIU' 

Nuovo disco dei Nitritono che si impone grazie all’eccedenza dei limiti dietro pareti di suono dense e inaccessibili da più parti. Il duo cuneese che metaforicamente lascia la città e il cemento per rifugiarsi dentro un eremo post-rock e decisamente noise, fatto di pietra e di radici antiche, preistoriche quasi, come pare evidente dalla produzione stessa che abbandona i cliché tutti e si rende istintiva, epica e ancestrale. Eremo, pubblicato dalla label abruzzese I Dischi del Minollo, ci regala un’evasione dal quotidiano, scura, apocalittica e per niente facile da codificare con le forme conosciute, dipanandosi dentro sei inediti che grazie ad ampie dinamiche ci proiettano in una solitudine sospesa piuttosto che nel boato primigenio della creazione. Un lavoro di rottura ma non di rivoluzione che produce, nell’esperienza dell’ascolto, la trasformazione del consueto e polverizza le abitudini in luogo della bellezza di forme altre da dare ai suoni. Il noise, dalle radici all’istinto.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia  SUFFER MAGAZINE

I Nitrono sono un duo Sludge, stoner, noise della provincia di Cuneo innamorati delle loro vallate e della solitudine delle loro vette. Eremo è un lungo e tribolato viaggio per raggiungere l’eremo e la solitudine più estrema. Un percorso arzigogolato e mentale che ci permette di raggiungere le vette più spirituali e assaporare ogni singolo istante di gioia o di dolore del viaggio verso la cima. Ipnotici, inquietanti e inquieti i Nitritono danno il loro meglio quando aprono completamente il suono devastando ogni singolo orizzonte distorcendo ogni suono con urla devastanti e furiose dissonante come nel finale di “Bric di Costa Rossa” e “Passo di Terre Nere”, i loro passaggi e me più congeniali. Non sono un grosso fan della produzione scelta per questo disco, ma devo dire che il risultato finale è davvero notevole.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia  ROCKIT

Un vortice fragoroso di suoni denso di energia: i Nitritono sono in due e sembrano non avere bisogno di nient’altro. Le sei tracce che compongono “Eremo” mostrano il loro volto in maniera inequivocabile: potenti, diretti, ma allo stesso tempo intensi e riflessivi, capaci di dare una direzione chiara alle loro composizioni, un preciso ordine nel caos. A caratterizzare i loro brani, quasi esclusivamente strumentali, un mix di noise e rock alternative, con sonorità rimandano a suggestioni metal e l’impressione che la loro musica possa raccontare stati d’animo in maniera più efficace delle parole, conducendo idealmente l’ascoltatore in luoghi precisi. E se l’idea di fondo è più o meno questa, in tempo di pandemia, di solitudini e di lontananza fisica da luoghi e persone, “Eremo” è, fin dal titolo del disco e di quello delle singole canzoni, un album che disegna una mappa e invita a seguirla, seguendo precise indicazioni musicali: “Re di Pietra” è una corsa sfrenata, “Passo di Terre Nere” è un circolo ossessivo e angosciante, “Bric Costa Rossa” è un passaggio riflessivo alla ricerca della soluzione, mentre “Costa da Morte” è un percorso violento e disperato. Tappe diverse su cui aleggiano continuamente cattivi presagi, come nemici da affrontare e ai quali dover dare delle risposte. Un viaggio che dura poco più di 25 minuti ma che, certamente, vale la pena di provare a percorrere.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   IMPATTO SONORO

Lontani dalle luci della città, molto più a loro agio con i colori della natura, quella natura che è sì fonte di ispirazione sonora, quanto luogo “altro” con il quale entrare in totale sintonia, i cuneesi Nitritono raggiungono il loro “Eremo” sia discografico che personale. Un locus al duo ben noto, fatto di passeggiate in solitaria, cammini affrontati come sfide ma anche come liberazione e apertura totale al proprio Io, un Io che fa della sperimentazione e di una certa aggressività sonica il suo marchio di fabbrica. A sette anni dalla prima release, i Nitritono tornano con un lavoro da approcciare a tuttotondo, senza limitarsi al contesto-musica, ma cercando di portare lo sludge/noise dei Nostri all’esterno, verso panorami extra-musicali. Sei tracce che smuovono l’ascoltatore da dentro, colpendo duro in quei punti che fanno traballare le certezze e che riportano le sonorità heavy al centro di un progetto che non fa prigionieri. Con un brano in collaborazione con lo sperimentatore visuale e sonoro Petrolio, e una cordata di etichette che hanno scelto di incamminarsi verso l’eremo insieme alla band, questo nuovo lavoro di studio dei Nitritono apre un capitolo inedito, un capitolo che ha il sapore di un viaggio all’interno di un libro che il duo non ha intenzione di smettere di scrivere. 

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   ROCK GARAGE

Finalmente la scena noise tricolore, negli ultimi anni calata un po’ in disuso, ha un nome che è degno di portare avanti questi suoni, proiettandoli nel futuro di un genere che sembrava essersi impastato su se stesso. I rumori stavano togliendo troppo spazio ai suoni, le strumentalizzazioni estreme stavano finendo per far perdere linearità alle composizioni, le produzioni lo-fi stavano svestendo eccessivamente le idee…ma per fortuna i Nitritono hanno per certi versi ristabilito i parametri del genere, dando valore e prestigio a ciò che molti hanno in passato confuso per l’audacia di voler registrare un album senza averne le capacità o i mezzi (o entrambi). E così nasce Eremo, un EP che non temiamo di definire avanguardistico, strumentale sì ma con delle strutture ben delineate, per certi versi un EP sperimentale per altri un po’ post-rock (Passo Di Terre Nere) ma pur sempre giocato su suoni e intrecci, su intrisi primordiali (Hospitales) e su una produzione di ottimo livello. In tutto questo i ragazzi riescono anche a ripescare il piacere dell’oscuro e dell’ignoto, piaceri che erano insiti nel genere ma che qui prendono forma in maniera quasi cinematografica sotto il nome di Bric Costa Rossa. Un lavoro davvero interessante. Se amate il noise di qualità e i brani strumentali avant-garde non potete lasciarvi sfuggire i Nitritono.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   ARISTOCRAZIA WEBZINE

Il duo piemontese Nitritono era già passato sulle nostre pagine in occasione del solido Panta Rei, quando Luca Lavernicocca e Siro Giri misero insieme un signor omaggio a personaggi come Zu e Melvins. ... con Eremo, ...  i Nitritono hanno ufficialmente scritto a loro volta una pagina importante di questa sorta di scena in costante trasformazione. In questo viaggio sul Monviso in sei brani, i due mescolano e reinterpretano parte delle sonorità che abbiamo appena attraversato insieme (con qualche breve incursione vocale). Chiude l’opera “Costa Da Morte”, la collaborazione con un altro losco figuro dell’ambiente, Petrolio, come a dimostrare di nuovo la grande fluidità di questo oscuro sottobosco.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   THE MUSIC WAY MAGAZINE

Il 30 ottobre del 2020, è uscito l’EP “Eremo” del duo cuneese Nitritono. L’EP contiene cinque tracce, variegate da un saggio e interessante mix di generi: noise, metal, sperimentale, atonale, psichedelica, presenti anche sfumature elettroniche e minimaliste. “Eremo” è forgiato da un ricco e potente arsenale sonoro, altamente suggestivo e ipnotico, gli ascoltatori che sono alla ricerca di forti emozioni ad elevata pressione sonora, non rimarranno delusi. L’EP viene aperto dal primo brano “Re di pietra”, saremo accolti inizialmente da leggere intermittenze sonore (tipiche dei connettori RCA), verrà poi seguito da un breve ma intrigante theremin, poi chitarre elettriche affilate come rasoi che includono lancinanti distorsioni, una batteria che emana esplosività sonore ad ogni sua interazione, echi lontani di canti sciamani, carichi di angoscia, mentre inneggiano alla bontà della terra fertile. “Re di pietra” è l’intro perfetta per iniziare ad addentrarsi in una dimensione psichica completamente: atemporale, asettica e notevolmente eremitica, lontana da ogni distrazione e da ogni pericolo che si trova fuori dalle nostre mura domestiche. La seconda traccia “Samos” si presenta con chitarre elettriche molto più riposanti fino al minuto 1:08, poi da 1:09, entra in gioco un basso più consistente, una batteria che sprigiona potenti saette indotte dal crash, accompagnato da rullanti tuonanti, le chitarre si adattano al nuovo suono poderoso, il ritmo diventa frenetico, iniziano a sbizzarrirsi lanciando note urlanti azionate dal distorsore. “Samos” rappresenta la quiete prima della tempesta. La terza traccia “Passo di Terre Nere”, per tutti i suoi sei minuti, è possibile catalogarla con questi gradienti temporali: immediatamente fragorosa e accelerata, poi lenta, incalzante e atonale. La batteria, il basso e le chitarre elettriche, vengono portate sagacemente allo stremo. “Passo di Terre Nere” si mostra come un enorme montagna da scalare, man mano che si sale aumentano nettamente: il consumo di energie, lo stress e la difficoltà di salita. La quarta traccia “Hospitales”, si caratterizza per la sua straordinaria impronta tribale: un tripudio di tom-tom, elevati all’ennesima potenza, per una profonda immedesimazione acustica e sensoriale. “Hospitales” è l’inno per eccellenza di Madre Natura: incontaminata e libera dalla pressione umana. Il penultimo brano “Bric Costa Rossa”, anch’esso presenta una durata di ben sei minuti, qui ci sono solo due tempi: lento (dall’inizio fino a 3:40) e frenetico (3:41 fino a 6:25). Nella parte soft possiamo udire: delle chitarre elettriche sorprendentemente tranquille con leggerissime punte atonali, la batteria risulta ben felpata insieme ad un basso, corposo e armonico. La parte frenetica è caratterizzata da chitarre squillanti, atonali e minimaliste, il basso e la batteria sono anch’essi piacevolmente incalzanti. “Bric Costa Rossa” ci trasporta in calmo mare aperto, su una nave da crociera, dove però improvvisamente viene minacciata e attaccata da un mare in burrasca che fortunatamente si placcherà senza gravi conseguenze. L’ultima traccia “Costa da Morte (feat. Petrolio)” sagacemente molto tetra e cupa, dura ben sei minuti e si presenta, quasi completamente distorta, atonale e minimalista, questo per enfatizzare la sensazione di estremo pericolo. Nella traccia è onnipresente: un distorsore aggressivo, delle chitarre elettriche struggenti, un basso e una batteria che metteranno a dura prova le vostre casse acustiche. “Costa da Morte” celebra il pericolo estremo e perché no anche una visione horrorifica, della morte. Ebbene cari lettori, possiamo esprimervi il nostro più sincero apprezzamento per il fantastico duo cuneese. Con questo sensazionale, originale e autonomo EP, i Nitritono hanno dato prova di un’immensa bravura compositiva, frutto di una grande esperienza che li ha guidati anche nel campo della sperimentazione, bravissimi.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   INTERSTELLA MAGAZINE

Il progetto Nitritono è un duo noise sperimentale nato nella provincia di Cuneo. Le loro sonorità violente e d’impatto si agitano nel sottosuolo come una strana creatura misteriosa, nei continui cambi fuori tempo e irregolari lo stile minimal ha un effetto incredibile e unico. L’incontro tra Luca Lavernicocca (Batteria) e “Sir” Siro Giri (Chitarra). Apre un vortice di orizzonti nuovi dal grande gusto sonoro, sospesi nel limbo mistico di composizioni studiate al metronomo con una cura invidiabile. Il nuovo album “Eremo” prova a seguire le orme dell’esordio devastante “Panta Rei” del 2017, che li ha consacrati in modo definitivo sulle scene underground per un genere di nicchia, complesso da digerire con vibrazioni di spessore che non passano inosservate. Nel loro cammino si tolgono parecchie soddisfazioni aprendo anche il concerto dei monumentali EyeHateGod nel 2018. In questa nuova fatica c’è l’attenta produzione dell’etichetta I Dischi Del Minollo che con un’attenzione maniacale si inoltra nello sperimentale d’avanguardia, per un risultato importante. I titoli dei brani sono ispirati alla passione comune nel perdersi in luoghi silenziosi e isolati, immersi nella natura più nascosta. Per non mollare mai nonostante tutte le difficoltà di questa vita e non sentirsi mai soli e abbandonati.“Re di Pietra” apre questo lavoro su un tappeto cosmico, dove il tempo di batteria fuori di testa si incastra con i rumori di fondo incandescenti, l’atmosfera oscura esplode su un tiro math rock pesante e avvolgente. Segue “Samos” che a piccoli passi apre il suo giorno su una chitarra delicata, per poi travolgere il pattern duro con l’aggiunta di elettronica impreziosita da un piccolo synth. “Passo di Terre Nere” è una composizione che dilania il tempo, sul vuoto sospeso di un passato dormiente. La struttura si presenta tecnica e con una grande maturità, ogni passaggio è una delizia che rimane impressa nella mente. Sul gioco preciso di batteria e chitarra si avvolge un’opera superiore che si distingue per tutta la sua durata e il finale mette in risalto un’insieme di urla disperate cariche di sofferenza.Invece sul breve tiro quasi tribale di “Hospitales” si collega alla perfezione la seguente “Bric Costa Rossa” che presenta uno stile post rock incantevole, la chitarra fa il suo ingresso minaccioso con tonalità ruvide e dissonanti, fino alla rabbia enorme che si infrange nel finale di ricordi distorti. Infine chiudiamo questa bomba con “Costa da Morte” che vede la collaborazione di un amico di vecchia data Petrolio, per arricchire il suono con droni disarmanti sul timbro aggressivo post metal, che taglia a metà il percorso, su una chiusura con il botto. Il duo suggestivo e surreale Nitritono si conferma in modo spettacolare, con questo secondo full-lenght dalle tematiche ricercate, per un viaggio alla scoperta dell’oscurità.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   ELECTRIC DUO PROJECT

Ho avuto occasione di sentire i Nitritono dal vivo un paio di anni fa, in Associazione Ekidna, per puro caso, quando ancora esistevano i “concerti” e il pubblico non era obbligato a mantenere la distanza di 1 metro tra una persona e l’altra per scongiurare contagi di massa, anche se, virus a parte, ai live che frequentavo di solito il “distanziamento” era già tradizione da tempo...Ricordo che all’epoca non mi erano dispiaciuti ma, allo stesso tempo, non mi avevano entusiasmato particolarmente. Spesso, dipende tutto dalle circostanze del momento, dal mood della serata, dalla carica alcolica, da cosa andiamo cercando in quel determinato istante della nostra esistenza, e da altri noiosissimi fattori che per fortuna vostra non starò qui a elencare.Tuttavia è necessario specificare, nonostante sia scontato, che esiste una differenza abissale tra l’ascolto di una band in concerto mentre si cazzeggia con una birra in mano e quello invece più raccolto e attento che si può esperire, per esempio, fra le mura domestiche, nella propria stanza, lontano dalla frenesia del mondo esterno. I “tempi” sono differenti, ma soprattutto, in una certa misura, lo siamo anche “noi”. E qui cambia tutto. Ascoltare il loro recente lavoro è stata una vera riscoperta.L’album intitolato “Eremo”, pubblicato lo scorso novembre 2020 dal duo Nitritono, Luca Lavernicocca (batteria) e Siro Giri (chitarra), è una coproduzione: I Dischi del Minollo, Shove Records, Vollmer Industries, Brigante Records and Productions, Longrail Records ed è stampato unicamente su vinile. Eremo prende corpo e sostanza da 6 brani cupi e riflessivi, misantropi, contraddistinti da movimenti musicali granitici e fragorosi, in alcuni casi, e in altri, statici e pacati, una suite sonora quasi interamente strumentale, le “liriche” ci sono ma hanno un ruolo marginale, di secondo piano, quasi ornamentali. Le composizioni gravitano tutte attorno al protagonista principale: il “Re di Pietra”, l’imponente Monviso, il tema centrale ricorrente che cuce pazientemente la trama di un disco per alcuni tratti prevedibile ma mai banale. La montagna del Monviso si percepisce nella sua essenza, una presenza massiccia e pesante (“Passo di Terre Nere”), diventa il luogo ideale dove ritirarsi “immaterialmente” e dedicarsi con raccoglimento alla penitenza e alla contemplazione. Degna di nota la collaborazione di Petrolio, alla sezione droni, nel pezzo di chiusura “Costa Da Morte”.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   CHERRY PRESS

Codificare il suono dei Nitritono non è cosa facile anzi. Questa lunga cavalcata per lo più strumentale fatta di droni, distorsioni e pareti invalicabili, richiede certamente il ritorno a generi precisi a cui non siamo abituati. Ed ecco che la critica quotidiana che si può trovare di opere simili è certamente povera di quel rimando ad una letteratura precisa e coerente. Noi ci addentriamo lo stesso lasciando all’emozione la parola ultima per raccontare “Eremo” il nuovo disco dei Nitritono che è anche disponibile in una bella release in vinile. Disco che merita un ascolto condiviso, silenzioso e quasi liturgico, disco che promette una disturbate contorsione psichedelica lasciando pochissimi appigli al popolo e alle sue abitudini. A seguire il video del brano “Costa da Morte” - tappa di un percorso che richiama anche un tragitto geografico ben preciso - credo dimostri a pieno la complessità narrativa dell’opera. Il chiaro scuro di colori e delle figure credo sia un tassello determinante ed emblematico. La musica italiana passa anche da qui…

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   BLOG MUSIC

Suoni alti come pareti di pietra, pareti invalicabili che i più chiameranno droni… suoni ondulati che si poggiano all’ascolto a distogliere prima ancora che “disturbare” la consuetudine delle forme pop(olari). Suoni come rulli, anch’essi di pietra, dentro ritmiche tribali e voci lontanissime, di caverne nascoste… suoni contro cui piegare e poi frantumare il proprio immaginario, ingessato com’è dentro la moda e gli stereotipi della pubblica piazza. E di questo disco che è disponibile anche in una sintetica versione in vinile, tiriamo fuori ogni deriva possibile per raccontarlo come possiamo. I Nitritono sono questo, un duo dal suono pesante che di certo non è in cerca di melodie e forme conosciute, per quanto spesso cercando il dettaglio di piccole cose utili alla narrazione… e non è un caso forse che il titolo di questo disco sia proprio “Eremo”, come rifugio, solitudine come distanza, come non volersi mescolare dentro un rumore di fondo sociale molto più “disturbante” di quel che vuol sembrare questo disco.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   ROOTS !

Il nitritono, un entità oscura che si muove all’interno delle viscere di un panorama musicale italiano, quello più spontaneo ed ancora libero, oramai ridotto al silenzio e schiacciato da un’assuefazione massificata verso prodotti usa e getta da discount dell’intelletto e della ragione; un entità che quasi stenta a prendere una sua forma compiuta, probabilmente ancora in divenire, ancora troppo fragile ma che ha già un suo respiro ed un suo linguaggio comunicativo. Cosa non semplice recensire questo “Eremo” dei Nitritono, un duo cuneese attivo dal 2012 e formato da Luca Lavermicocca alla batteria e Siro Giri alla chitarra, un titolo che già di suo ha qualcosa da raccontare, un luogo appartato e solitario dove si ritirano coloro che intendono dedicarsi ad una vita di penitenza, preghiera e contemplazione, si perchè il nitritono mal si adatta alla luce del sole ed al suo baccano preferendo per sua stessa natura l’oscurità e la potenza del silenzio; Ep pubblicato nell’aprile del 2020 per una piccola ma fiera etichetta italiana indipendente, la I Dischi Del Minollo, e che segue il loro album di debutto, “Panta Rei”, del 2017. Sapete bene che per noi di “Roots!” recensire vuol dire parlare di musica, sempre molto liberamente e non certo per compiacere; un voto, un numero, un copia-incolla renderebbero le cose molto più semplici, le parole certo hanno un loro “fascino”, un diverso “peso” ma sono anche facilmente mal interpretabili, bisognerebbe essere dei funamboli, dei professionisti cosa che noi non siamo né ci interessa esserlo, qui si bada “a’i lesso”, sia nella musica che nelle parole. “Eremo” è un bell’album, con tutti i suoi limiti (perchè ne ha) ma anche con quello spessore necessario a fare la differenza; parliamo dei “limiti”, anzi, del suo unico limite (e qui si entra in considerazioni personali che giustamente possono lasciare il tempo che trovano), un limite (a nostro modestissimo sentire) di carattere “tecnico”; un’approccio principalmente strumentale non sempre ben a fuoco ma a tratti ottimo che trova una sua compiutezza proprio in quelle rare parti in cui viene utilizzata la voce (un testo) ed allora è un gran bel sentire; potrebbe sembrare una considerazione di poco conto ma si ha come l’impressione che questa musica sia sempre sul punto di spiccare il volo ma in qualche modo resti “ingabbiata” nella sua stessa rigidità strumentale senza trovare quello sbocco per esplodere in tutte le sue potenzialità. Ancora un attimo e dopo parliamo dei brani, prima accenniamo a queste sonorità, la parola post-rock non ci piace e preferiamo non usarla (è una nostra scelta), un noise-rock o meglio ancora un’alternative-rock dalle atmosfere molto scure, cupe ma con delle aperture armonico-melodiche veramente eccellenti, un lavoro a tratti ancora un pò confuso ma già di notevole impatto; “Passo Di Terre Nere” apre l’album ed è forse la traccia che preferiamo, l’incedere è solenne ed oscuro, pesante ma anche malinconico, un susseguirsi di riff granitici ed una sezione ritmica che esploderanno nella splendida parte finale con un “cantato” semplicemente devastante, e sta proprio qui quello che volevamo sentire, quel raggiunto senso di compiutezza che rende “grande” un brano; segue “Bric Costa Rosso”, interessante per le iniziali sonorità post-punk (possono ricordare i primi The Cure) che poi evolveranno in una dimensione più noise-rock, buona ma resta quell’amaro in bocca per le sue potenzialità non esplorate, “Re Di Pietra” è introdotta da una lunga intro con uso di effettistica varia alla quale subentrerà la ritmica (mai scontata) del bravo Luca Lavermicocca poi sarà tutto un crescendo di riff secchi e metallici di scuola Zu ma senza quella voce “necessaria” del sax; dai profumi lisergici di Pinkfloydiana memoria è la bella “Samos”, peccato per i suoi soli 2 minuti e 40 ed infine a chiusura dell’album la traccia che vede la collaborazione di Enrico Cerrato (in arte Petrolio), “Costa Da Morte”, un brano che sprigiona tutta la sua primitiva violenza, una litania scura ed opprimente che segue un crescere ciclico ma che sembra smarrirsi in una foga fine a se stessa. Parliamoci chiaro, dovessimo dare un voto a questo lavoro sarebbe comunque alto ed i motivi non mancano ma qui su “Roots!” non ci accontentiamo, preferiamo assumerci il rischio delle parole e la nostra modestissima quanto inutile impressione è che a questa musica manchi una “guida”, non necessariamente vocale (un pò come potrebbe essere il sax per la musica degli Zu); sappiamo che sono scelte artistiche (e personali) non discutibili e meritevoli di tutto il rispetto ma se parliamo di musica, almeno qui su “Roots!”, preferiamo farlo in totale libertà, rischiando magari possibili errori di valutazione ma sempre senza la presunzione di avere la verità in tasca. Se ancora non conoscete il nitritono questa è una rara e buona occasione per avvicinarsi al suo mondo nascosto, un “Eremo” è prima di tutto accoglienza e può essere un buon luogo dove finalmente ri-trovarsi per andare oltre e di questi tempi ce n’è più che mai bisogno

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   GRIND ON THE ROAD

La solitudine non è necessariamente qualcosa di negativo, al contrario. L’esempio più calzante in termini di tempo arriva dai Nitritono, che con il loro Eremo sanciscono in modo ancor più ferreo e viscerale il proprio legame con il pianeta Terra e coi suoi luoghi dell’anima. Letteralmente “eremo” sta a indicare un qualcosa in cui chiudersi, in cui sentirsi protetti dal mondo esterno. I Nitritono scelgono questo luogo metafisico per dare vita al loro nuovo album che rappresenta, attraverso i sei luoghi con cui identificare i brani, il modo per portarci laddove la loro intimità sentimentale trova ristoro. Ogni singolo episodio ha quindi una sua peculiarità concettuale che lo colloca geograficamente nel percorso di vita del duo. Ma non solo, possiamo pensare infatti che ogni brano stia a rappresentare l’ideale colonna sonora emozionale di quel determinato luogo. Sei brani per per sei diverse località. Poco importa se poi alla resa dei conti siano più o meno note ai più. Sono importanti per i Nitritono. Non devono essere conosciute o accessibili, non è questo che conta. L’importante è viaggiare mentalmente e liberamente fino a raggiungere realmente le vette descritte nel disco. Dalla maestosità del Monviso al Bric Costa Rossa noto per essere la montagna del Diavolo. Passando attraverso il Santuario di Samos e il Passo di Terre Nere, fino a giungere ai 30 km dell’Hospitales, tratta del tutto priva di servizi all’interno de Cammino Primitivo e nella Costa Da Morte in Galizia direttamente sull’oceano. Sono questi sei i loro “eremi” in cui ritrovarsi e lasciarci andare a noi stessi. L’album arriva a distanza di tre anni dal precedente Panta Rei e a due dallo split benefit coi Ruggine, e ci presenta un duo in perfetto stato di grazia. Eremo è un disco decisamente meno ostico di quanto non si possa pensare ad un primo ascolto. Occorre come detto sopra una buona dose di libertà mentale per calarsi al meglio nel suo contesto. Ma anche al netto di una carenza di empatia il sound del duo piemontese, per quanto fermamente connotato da sonorità oscure e malinconiche, risulta subito accattivante e coinvolgente. I sei “eremi” descrivono una terra in cui il verbo del post-metal trova linfa, spaziando in atmosfere anche dilatate e ricercate, non solo sludge ma anche un tentativo di rendere reale l’emozione che pervade quei luoghi, di dare voce al silenzio e ai rumori della natura. In questa solitudine c’è spazio per l’introspezione, per la ricerca del bello, di noi stessi, del vero, di tutto quello che la routine ipertecnologica ci impedisce di assaporare, analizzare, godere, sentire e fare nostro. Eremo è un un album introspettivo a rilascio prolungato da assaporare lentamente, in grado di fornire sollecitazioni sempre cangianti. È un viaggio iniziatico che può portare solamente all’accettazione della nostra diversità da ciò che ci circonda. Un viaggio silenzioso che lascia spazio solo al rumore dei nostri pensieri e alle dissonanze dei Nitritono. Un album maturo che sa quando è il momento di accelerare e quando è meglio fermarsi e farsi riflessivo. Perché una cosa è certa: i Nitritono hanno capito che non è possibile fare musica senza sperimentare, e quindi via con un suono che guarda ad un certo tipo di psichedelica ricerca di qualcosa di distante da ciò che hanno fatto finora. In questo senso mi piace particolarmente la collaborazione con Petrolio che chiude il disco. Segno che mi piace interpretare come il primo passo verso l’album che verrà verso un futuro fatto di apertura musicale verso l’elettronica sperimentale di Enrico Cerrato.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   POSTROCK.IT

Un ripetitivo sound ansiogeno ci accompagna fino al minuto 2:49 circa, sembra che stia per esplodere qualcosa ed in effetti così è, non musicalmente ma ritmicamente. Entra qui una voce lontana, volutamente d’effetto, calda. Riparte un sound più aggressivo ma ancora ripetitivo, estenuante, ci confonde la mente. Parte così “Samos”, dopo la baraonda finale del brano precedente: apparentemente più sobrio, introspettivo l’inizio. Lento, cadenzato, un ritmo quasi visivo. Avanguardistica l’intenzione. La batteria anche qui fa da maestro, da indicatore. La chitarra la segue fedelmente in uno strumentale che sfocia nello psichedelico a tratti. Una conclusione sospesa che ci lancia nel brano successivo. Ci catapulta come se entrassimo in un varco spazio-temoporale. E parte così “Passo di Terre Nere”. Un ingresso deciso, ci sentiamo dispersi in un territorio sconosciuto. Come se appunto, entrando in una nuova dimensione, ci ritrovassimo immersi in un mondo pericoloso, o comunque poco famigliare. Ci viene voglia di esplorare, guardarci attorno ma anche correre, fuggire, cercare un luogo sicuro. La calma apparente arriva al minuto 2:13. La chitarra ci annuncia che possiamo respirare un po’. La folle corsa sembra terminata, forse. Introspettivo, espressionista il taglio oscuro che riparte dal minuto 2:45. Giochi di luci e ombre, forme sfuocate, vacue, contorni sbiaditi di personaggi neri come delle silhouette. Ci chiediamo dove siamo e dove potremmo finire ancora, in questo viaggio assurdo e ansiogeno. Riparte la corda al minuto 4:20, questo mondo è davvero incomprensibile. Un grido anche questa volta di una voce in lontanaza, un eco si dissolve questa volta nelle nostre orecchie insieme al ritmo incalzante, tutto trema. Un terremoto di suono che rimbomba in una valle isolata. Aborigeno l’intro di “Hospitales”, percussioni comandano nuovamente il brano, aumentano e rallentano la propria intenzione ritmica, uno squillo ci avvisa che sta arrivando dell’altro. Siamo pronti, all’erta al pericolo di una natura che ci affascina ma ci terrorizza. Guardinghi attendiamo la tigre pronta ad aggredirci ma non arriva. Un arpeggio di chitarra dolce ci tranquillizza per un po’. Aspetto importante che ci assicura che il duo di Cuneo oltre alla fermezza del suono chiaro, possiede una dolcezza interiore che esprime al momento opportuno. Una dolcezza che la natura incontaminata ci sa donare, quando vuole. L’esplosione riparte al minuto 3:45 dopo un fischio d’avvertenza. “Bric Costa Rossa” ci dona la conferma di questo aspetto di una natura selvaggia quanto pacifica. In grado di darci quello di cui abbiamo bisogno, ma quando è lei a deciderlo. Non ci sono pretese. La collaborazione con Petrolio ha dato vita all’ultimo brano “Cosa da Morte”. Un brano completo che rispecchia il genere, un brano che racchiude il senso di tutti gli altri. Noise, rumori che si trasformano in suoni e viceversa. Batteria che non guarda in faccia nessuno, va dritta come un treno in ogni suo movimento, protagonista indiscussa delle direttive del suono. La chitarra spesso tende allo psichedelico, riff ipnotizzanti, mantra che si ripetono incessanti. Un album ha bisogno di forza, di grinta, anche di suoni grezzi… ma ha anche bisogno della calma che la Natura, musa ispiratrice del tutto, vuole donare a questo mondo. I Nitritono riescono benissimo nell’intento, lanciandosi in un sentiero introspettivo ma anche emozionale degno di essere recensito positivamente.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia  100 DECIBEL

La grandezza del suono, quando diviene parete di pietra antica, invalicabile, ricca di antri e di ricoveri, dove incidere la propria epigrafe. I Nitritono tornano in scena con questo nuovo disco dal titolo “Eremo” con 6 nuovi brani che troviamo anche in una bellissima release in vinile per I Dischi del Minollo. Il rock si sporca di ombre, di gutturali suoni della terra, si fa noise disturbante, psichedelia scura di anime che cercano l’isolamento da una società disturbante di omologazione. Il noise dei Nitritono a suo modo è antico di radici… e a noi piace parlare di vero “rock

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   ELECTRIC DUO PROJECT

Eremo è il terzo episodio discografico del duo da Varallo (CU) Nitritono, fondato nel 2012 da Sir Siro Giri alla chitarra e Luca Lavernicocca alla batteria. Si tratta di un concept album che raccoglie sei tracce strumentali post-rock in un elogio alla natura solitaria e selvaggia che tanto affascina i due compositori. Con tratti marcatamente noise, sludge, psichedelici e l'ausilio dell'elettronica, si dipingono scenari specifici, come il Monviso ("Il Re di pietra"), il santuario di Samos, una delle tappe più difficili del cammino di Santiago di Compostela, fino al "Costa da Morte", nel nord della Galizia, una delle zone marine più impervie della Terra: questa brano a conclusione dell'album è una bella collaborazione con l'amico Enrico Cerrato, in arte Petrolio.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   RADIO AKTIV

Se sei amante dei suoni violenti e sporchi allora ti consigliamo di continuare a leggere quest’articolo! Fantomas, Melvins, Zu, Zeus! sono solo alcune delle band “rumorose” che ascolti quotidianamente? Perfetto,  il duo di cui andremo a parlare sarà pane per i tuoi denti. È l’ora quindi di presentarvi i Nitritono: attivi dal 2012, Luca Lavernicocca (Batteria) e “Sir” Siro Giri (Chitarra), direttamente da Cuneo, suonano veloci, istintivi e senza fronzoli con l’intento di far tremare le ossa dell’ascoltatore. A tre anni dal primo disco Panta Rei, giunge a noi il 30 ottobre 2020 il nuovo lavoro pubblicato per I Dischi del Minollo, Eremo. L’album, come preannuncia il suo titolo, nasce dalla passione dei due di stare in solitudine in luoghi abbastanza isolati, immersi nella natura più incontaminata. Nelle sei tracce del disco, i Nitritono, oltre al noise, hanno condensato doom, sludge e psichedelica, ottenendo così un suono particolare difficilmente catalogabile (e devo dire che a noi questa cosa piace molto). Ma veniamo alle sei tracce di Eremo: ogni brano si lega all’altro partendo dall’iniziale Re di Pietra. Cosa poteva presagire una pioggia di feedback e rumori? Ovviamente una strumentale lunga e dilatata, dalla batteria granitica e dalle chitarre che strizzano l’occhio alla psichedelica. Un riff robusto per una prima traccia brutale. Tempo di lasciarci prendere fiato con Samosche arriva una deflagrazione in pieno volto dal nome di Passo di Terre Nere. Il suono grezzo dei due verte su una ripetizione mantrica della chitarra che in alcune parti addirittura suona come un sintetizzatore e la sincope della batteria, sempre ipnotizzante. Non mancano all’album momenti più tribali e scarni come Hospitales o lunghe suite cupe come la conclusiva Costa da Morte, una strumentale ossessiva, dalle vorticose parti di chitarra, alla quale si aggiungono i densi droni di Enrico Cerrato in arte Petrolio. In conclusione Eremo è un disco promosso a pieni voti, tra momenti frenetici ed altri dove intelligentemente i due mettono il piede sul freno. Un lavoro maturo e non scontato per una  formazione dalla forza bruta.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia    FOTOGRAFIE ROCK

Oggigiorno, sempre più realtà musicali della scena underground scelgono di esprimere e comunicare la propria creatività artistica e spirituale servendosi unicamente dell’aspetto strumentale e rinunciando, di conseguenza, a quello testuale. Come a voler guardare oltre il simbolismo delle parole, evadendo dalla contemporaneità mediatica per immergersi completamente, anima e corpo, nella sfera sonica, amniotica e primordiale della natura. Una chiave di lettura che ci fa accedere al concept strumentale di Eremo, il nuovo album (terzo episodio discografico) del duo post-rock cuneese Nitritono, edito il 30 ottobre scorso per una cordata di etichette indipendenti composta da I Dischi del Minollo, Shove Records, Vollmer Industries, Brigante Records & Productions e Longrail Records. Con Eremo, i Nitritono (featurizzati da Enrico Cerrato, aka Petrolio, nel brano Costa da Morte) mettono insieme 6 tracce dal sound psichedelico, catartico, inquieto, magnetico, gotico e potente, nel tentativo di ricostruire il rapporto dicotomico, ma al tempo stesso simbiotico, che c’è tra il rumore industriale della superficie e l’oscuro silenzio degli abissi, affondando le proprie radici ibride nel fertile passato di gruppi seminali quali Zu, Swans, Cult Of Luna e Om. Le sei canzoni dell’opera scandiscono i sei momenti del percorso, al cui interno si respira la sacralità di più luoghi dell’anima; partendo dalle cime del Monviso, detto anche Re di Pietra, per poi toccare diverse tappe quali il santuario di Samos (all’interno di un bosco sulla via del Cammino di Santiago), il Passo di Terre Nere (sotto la cima della Tête de l’Homme in valle Maira), Hospitales (una tappa abbastanza faticosa ed intensa del Cammino di Santiago), la Bric Costa Rossa (una delle due punte della Bisalta, un monte che abbraccia la città di Cuneo, detta anche “la montagna del diavolo”), fino all’atto conclusivo di Costa da Morte, nel nord della Galizia, una delle zone marine più impervie della Terra. Gli effetti collaterali di questa ricerca sonora si riflettono in quello che potremmo definire un elogio alla solitudine, concentrato in un calvario mistico e ipocondriaco di atmosfere ambient sature, claustrofobiche, scure, occulte e droniche che si manifestano attraverso la magia dei paesaggi crepuscolari della darkwave, calandosi nella profondità pulsante dei bassi, nelle dissonanze ritmiche sludge, noise e post metal, ed alternando cadenze downtempo e midtempo travagliate ed inesorabili. L’eremo dei Nitritonoè il sentiero sperimentale, emotivo ed introspettivo da cui ripartire per poter raggiungere quell’abbraccio di misericordia: una sorta di trip processionale, itinerante, liturgico, denso, sinfonico, ipnotico e maledettamente solitario che lega musica e storia, e che persegue l’obiettivo di liberarsi dagli echi sofferti delle anime dannate degli eremi metropolitani, per vedere, finalmente, le cose con un occhio nuovo, con uno spirito nuovo.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   SCE'

Nitritono sono un duo del cuneese. Potremmo fermarci qui e viaggiare per ore sulle immagini di bruniti cioccolatini al rum. Ma, ora che abbiamo risvegliato l’acquolina in bocca, vale la pena soddisfare anche l’udito? Direi proprio di sì e per certi versi cadrebbero a pennello anche i famosi cuneesi, quelli di pasticceria intendo. Siro Giri alla chitarra e Luca Lavernicocca alla batteria compongono il sistema binario su cui ruota la forte e proclamata propensione alla Noise di stampo viscerale, quella del “cosa percepisci” che supera il “cosa senti”. Pochi suoni, tanta musica. La strana coppia rompe con fierezza il canone mefistofelico, che in genere prevede siano basso e batteria ad unirsi in promiscui demoniaci, lanciandosi in una proposta “viva e vibrante” (Cit.). Le declinazioni che ne derivano sono chiare e coerenti, eppure diversificate nel senso interpretativo. Ma, in tutta onestà, ormai nulla ci sorprende, figuriamoci la sola forma. Puntiamo dunque al succulento contenuto.A tre anni dal precedente Panta Rei e, a breve, sulla soglia del decennio di attività in giro per date e spettacoli, i due soci di ventura dei Nitritono si immergono in una realtà bucolica lontana e distante al fine di assimilare il concetto di fondo che darà poi vita al nuovo Eremo. L’album, formato da sei pezzi di lunghezza e spessore diversi tra loro, fa suo il principio di “rumore” dal richiamo stilistico di inizio millennio, mescolando linee armoniche fruibili e innesti frenetici. Il velo Rock, il passaggio Ambient, ma anche psichedelico in alcuni frangenti, amplia l’orizzonte di ascolto promuovendo se stesso ad un pubblico diverso rispetto alla solita nicchia di genere. I contesti potrebbero essere davvero disparati, non trovo uno scenario specifico in cui non poter far suonare questo disco. Per l’approccio melodico delle tracce più estese, non mi stupirei di risvolti più commerciali, nel senso buono del termine. Anche perché I Nitritono con Eremo di certo non puntano a tale obiettivo. Tuttavia non guasterebbe. Così il crescendo ansioso e ritmico in Re Di Pietra apre le danze. Sembra non finire, fino a quando, esasperato dal proprio carico emotivo, il pezzo si risolve sul finale mentre il pugno duro si fa sentire forte e cadenzato. Una percossa morale dei Nitritono, nonché misurabile in Hertz. Il transito verso Samos è studiato per far tornare la calma sfruttando dissonanze e sentori di una psichedelia d’autore anni settanta. Stavolta la canzone tende ad aprire su ampi spazi di sinusoide, nonostante le dinamiche ritmiche serrate. Quasi un tappeto rosso per la successiva Passo Di Terre Nere, che sfrutta sapientemente un riff melodico e malinconico di altri tempi, probabilmente pure altro stile. Fatto sta che l’arpeggio con coppie di note trascina imperterrito come vento di burrasca. Strutturalmente l’orecchio non sente la mancanza di altri strumenti, in quanto preso dalla convergenza emotiva. Pensato con dedizione e sviluppato con solerzia, in barba alla durata medio-lunga dei circa sei minuti dedicati che non si percepiscono come tali. Il trafiletto di Hospitales separa ciò che i Nitritono hanno fatto prima e dopo questi 56 secondi di empasse. La coda di Eremo, è coerente al messaggio fin qui veicolato, ma con Bric Costa Rossa prima e Costa Da Morte feat. Petrolio dopo, viene fuori la sfumatura mite e puramente Noise del duo. Il featuring per fortuna è uno di quelli additivi, che aggiungono cose buone, non i soliti accostamenti di parole su titoli piuttosto che di idee su musiche. Premio “raucedine dell’anno” alla voce che riesce ad imprimere un tono disperato e graffiante nei momenti in cui si fa viva. Ed è un vanto di quelli seri, senza sarcasmo. Eremo comunica stati d’animo così, sulla scia delle impressioni e lo fa nei trenta minuti circa di riproduzione.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   PARCO PARANOICO

La solitudine può essere nutrimento per lo spirito ed il corpo, soprattutto quando riusciamo ad entrare in sintonia con i luoghi che ci circondano, con la loro essenza pura e primordiale, riuscendo ad oltrepassare le sovrastrutture artificiali di pensiero, imposte dalla società moderna, che, solitamente, ci condizionano e ci frenano nelle nostre scelte. La bellezza è fare in modo che la nostra anima entri negli alberi, nelle foglie, nel cielo, nelle montagne, nella dura roccia di “Re di Pietra”, nella nuda terra, in tutte le creature viventi; la bellezza è comprendere e percepire le forze silenziose che tengono assieme la materia, che regolano il flusso delle stagioni, che consentono alla vita stessa di rinnovarsi e di rinascere. Nel momento in cui percepiamo queste misteriose presenze, è ovvio che non siamo più soli, ma abbiamo acceso una luce di speranza dentro di noi; una luce che ci farà vedere le cose in modo diverso, soprattutto quelle che appartengono alla nostra frenetica quotidianità, alla sfera sociale, affettiva, familiare o lavorativa; saremo più pronti ad ascoltare gli altri, più pronti a vedere, a toccare, ad assaporare e, di conseguenza, a custodire ciò che di positivo risiede nelle nostre vite, rinunciando, più facilmente, a tutto ciò che è solamente superficialità, apparenza, mero consumo, ricerca spasmodica di compromessi, di sotterfugi e di finzioni che non fanno altro che farci vivere male, aumentando ansia, frustrazione ed  insoddisfazione. Le ambientazioni sonore dei Nitritono, con le loro sfumature oniriche e post-metal, offrono una visuale diversa del nostro mondo, ne mettono in mostra il lato occulto e profondo; esorcizzano il caos ed il rumore mediatico che avvolgono il pianeta, ponendo al centro del disco la voce della natura e costruendo su di essa le proprie trame sonore. Trame che spuntano dal buio della terra, intrecciando ed alternando momenti e passaggi più cattivi, densi e sludge-metal, come avviene in “Passo di Terre Nere”, con altri che, invece, sono più melodici, rarefatti e psichedelici, come nella calda e vibrante “Samos”, per poi alzare, nel finale, la tensione e trasformare le rabbiose urla liberatorie di “Bric Costa Rossa” nell’epica, sperimentale e conclusiva “Costa da Morte”, nella quale le sonorità noise-rock del duo piemontese si fanno più estese e minimali, più consapevoli delle emozioni che trasportano e di cui esse stesse sono parte integrante, così come una semplice foglia, un fiore, un sasso, una goccia d’acqua, una minuscola ape, sono parte di qualcosa di magico e miracoloso, capace di trascendere il tempo e lo spazio e renderci eterni.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   SYSTEM FAILURE

“Re di pietra”, traccia di esordio del disco in questione, presenta una ritmica martellante che funziona da architrave per quintali di elettronica viaggiante e sonorità noise, il tutto dai connotati alieni ed ipnotici. Siamo mente-trasportati in un mondo sonoro lovecraftiano nel quale ci dobbiamo solo perdere ed inebriare grazie al sound onirico/surreale e tanto di impatto dei Nitritono. “Samos” continua la serie con movimenti minimali di chitarra sempre tanto psych e magnetici, una canzone che rimanda a diverse cose sperimentali dei Pink Floyd mischiati con The Jesus and Mary Chain e Sonic Youth. La stra-bordante effettistica è ancora una costante insieme a climax sonori poderosi. “Passo di terre nere” è una canzone malinconica che mostra, invece, una sorta di verve progressive rock psichedelica con impressioni post rock e noise, il tutto con pattern sempre tanto azzeccati. Come non pensare a God is an astronaut “sporcati” e resi più noise. Il songwriting ed il loudness sono davvero formidabili in questa band insieme alla ricercatezza sonora e all’esecuzione tanto ben calibrata. Nella canzone non mancano degli “scream” strozzati che contribuiscono a rendere il tutto ancora più suggestivo. “Hospitales” è un intermezzo tribale che rompe il tema del disco e lo rende ancora più stimolante. Poi sopraggiunge “Bric costa rossa”. Anche qui il songwriting è congegnato ad arte per offrire all’ascoltatore un viaggio sonoro che sembra interminabile ed allusivo allo stesso tempo. Batteria e chitarra procedono paralleli come due amici che passeggiano in una radura. Poi ci sono le solite esplosioni sonore che piacciono tanto alla band, un duo di sperimentatori alquanto sfrontato e di “loquacità sonora noise” stupefacente. Come non notare qualche passaggio tetro che ci porta il pensiero a qualcosa di “arcaico” dei The Cure(Seventeen seconds) filtrato per la contemporaneità. Ancora screams a suggellare il senso di precarietà e il turbinio della musica. Molto spesso la band sembra, con il suo sound, sfociare anche in una sorta di doom metal, come succede a tratti in “Bric costa rossa”. Termina il tutto “Costa da morte” con il featuring di Petrolio, “amico nella musica che conosciamo fin dai suoi primi esordi e che ci ha donato i suoi droni per l’ultimo pezzo”, come ci fa sapere la band. Nella sperimentazione dei Nitritono non può mancare anche una sorta di special guest per rendere il tutto ancora più magnificamente fragoroso e “magicamente ripetitivo”. Alcuni refrain, senza dubbio, ti penetrano nella testa come coltelli. I quintali di noise dei Nitritono vanno solo amati da chi cerca un qualcosa di diverso nel panorama della musica indipendente italiana. Costoro intendono trasmetterci il loro “eremo interiore” ed un pezzo come “Costa da morte” sembra l’imprimatur giusto per sigillare un disco marziale come quello in questione. Ci sono dei limiti per la sperimentazione? Quale è il confine tra il suono e il rumore? Nitritono sembra dare risposte a questa come altre domande di noi che amiamo esagerare con gli ascolti, di noi che amiamo scavare, scavare e scavare ancora alla ricerca di piccole “pietre filosofali sonore”, pietre offerte da veri e propri alchimisti che da un medioevo metafisico giungono a noi come demiurghi creatori di materia sonora incandescente.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia    RECEINDIE

I titoli di "Eremo" riflettono la passione del duo per i luoghi isolati, quei luoghi dominati dalla natura incontaminata, dove lasciarsi andare, riflettere, pensare e - soprattutto - imparare concetti importanti come la fatica e il non mollare mai nonostante le difficoltà. Tutti questi concetti zen, meditativi, non si traducono in un sound mistico e fluttuante, Luca e Siro preferiscono ricorrere a suni pesanti, cupi, quei suoni che ti frantumano le ossa e ti fanno vibrare le viscere. Le cinque tracce si muovono parecchio lungo i sentieri frenetici della musica : ci sono momenti che riportano al post metal degli Amenra o dei Sumac, ma subito dopo ci si riteova tra la bonaccia dei passaggi post rock e poi ricadere nella violenza - sonora ed emotiva - del noise di casa nostra che mi riporta alla mente suoni e attitude di Hate&Merda o dei CanideiPortici. Alla fine del disco la mia bussola musicale è totalmente impazzita e mi ritrovo felicemente disperso in qiesto Eremo musicale : mi piace questa solitudine ? C***o se mi piace.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

  PART & FRACAS

Nitritono est un duo italien de Cuneo (Coni en français), au pied des Alpes. Eremo est leur second album et chacun des trois cents exemplaires contient une des quatre cartes postales sélectionnées par le groupe avec une photo d'un des lieux mentionnés dans les titres des chansons qui sont pour eux des moments de solitude recherchée, des lieux qui leur sont chers. L’exemplaire n° 259 représente une large vue d’une campagne apaisée et enfouie sous la brume. Et avec les trois autres photos qui montrent de larges étendues désertes et mélancoliques, il se dit que Nitritono va nous assommer avec un post-rock instrumental et que jamais on s’en dépêtrera de ces poncifs. Heureusement, Nitritono n’est pas aussi prévisible que ça. Les clichés ont la vie dure. Nitritono est capable de composer de longs morceaux (trois dépassent les six minutes), d’assurer des plans nombreux sans parole mais jamais rien de désespérément ennuyeux et les éclats de voix sont importants. Nitritono donne vie à un noise-rock aventureux, épris de grands espaces que le duo guitare-batterie arpente avec vigueur et âpreté et une recherche constante pour couvrir leurs compos d’ambiances aussi prépondérantes que les profondes et noires mélodies qu’il génère. Nitritono gratte le sol, taillade les roches, convoque le tonnerre, malaxe le fer, expérimente les sons, ébranle les structures. Rien n’est écrit d’avance. Tout est possible. Le scénario d’Eremo est ouvert à tous les vents et ils vont sur chacun des six titres souffler dans une direction différente et envoûtante. Et quand la guitare prend cette sonorité particulière, coupante, cristalline et blanche comme sur Passo di Terre Nere, on décolle instantanément pour survoler de grandes et nobles surfaces gorgées d’effets abrasifs, d’une mélodie épique, d’un chant grondant pour évoluer sur une partition digne d’une montagne russe qui fait monter crescendo la pression et amène au bord d’un splendide gouffre. La solitude a un prix. Bric Costa Rossa et Costa da Morte sont aussi de puissantes forces motrices qui tendraient presque vers le post-hardcore quand le chant rageur et tourmenté se met en branle mais Eremo est un disque bien plus subtil, détaillé et plein d’imprévus pour se laisser aussi facilement attraper. C’est une belle et grosse vague ténébreuse qui secoue autant qu’elle met en transe, aussi enveloppante que menaçante avec suffisamment d’idées et de dextérité, de coups de semonce, de brisures et de vague à l’âme pour en faire une musique prenante et personnelle de bout en bout. Nitritono dit que leur musique est l'ermitage (Eremo) dans lequel ils se sont enfermés pour se défouler et exprimer ce qu’ils n'auraient pu dire autrement. L’incarnation est parfaitement réussie.

– - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

   WORLD OF METAL

Duo italiano que tem dom único de criar tapeçarias sonoras que envolvem mas não é um abraço doce, apesar de algo confortante. Aliás, acrescento que é tanto perturbante como confortante. Alguns dos trejeitos do pós-rock estão presentes – eu diria que muitos deles, apesar do rótulo “noise” com que o duo nos é apresentado – e a atmosfera que criam é o principal. Atmosferas, porque este não é um trabalho unidimensional. A percussão é a base – bem multifacetada – e a guitarra guia-nos pela atmosfera e espaço. Mas não é só isso, até porque essas atmosferas por vezes caem bem na terra, são viscerais. Uma espécie de pós-rock terreno e que nos leva tão alto no céu como tão fundo na terra. Maioritariamente instrumental excepção feita por alguns gritos que apetecem dar, até pelo ouvinte, como êxtase e climax de emoções.

L’introduzione acquatica, aliena di Derailed Dreams ci prepara ad un’immersione in un mondo niente affatto sconosciuto ma dal quale mancavamo da un bel pezzo.

Poco tempo fa, parlando de Gli Altri, band post-hardcore e quindi lontanissima dai King Suffy Generator, mi meravigliavo positivamente di come una band nostrana fosse stata in grado di portare una forte componente post-rock all’interno della loro musica in questi nostri giorni così lontani dal bel post-rock perchè – intendiamoci – di gruppi che reiterano le dinamiche delle scuole di Louisville e Chicago ve ne son fin troppe, lì arrabbiate e pronte a triturarceli con le loro geometriche intemperanze ‘emo’ e violenza math fine a sè stessa.

Quindi il post-rock non riesce ad invecchiare (e sedimentare nelle coscienze musicali) perchè ancora non vuole essere mollato dagli orfani dell’hardcore (quello vero che non hanno mai conosciuto) e allora si accaniscono sul suo corpo morto squassandone la carcassa come avvoltoi e rimestando e beccando lo svuotano di senso e significato.

E poi arrivano delle persone per bene a ricordarci che esisteva un altro modello di post-rock oltre ai soliti due comunemente proposti, quello ben più difficile, fantasioso e ricco di sfumature dei Tortoise. Ecco dove guardano i King Suffy Generator ed ecco perchè nelle loro composizioni si affacciano elementi progressive, space e persino latin rock.

La stessa Derailed Dreams nel suo algido rigore ritmico si infiamma di aperture che ricordano il primo Santana, quello vero, non il pupazzo con cui l’hanno sostituito poi.
Ritornano le sospensioni dei Tortoise in Short Term Vision esono proprio quelli di TNT, quelli più vicini ai deliqui dei cugini analog-pop The Sea and Cake.

E non bisogna meravigliarsi a parlare di prog ed affini perchè gli stessi Tortoise erano affascinati dal motorik krauto e da certe sperimentazioni settantine. Ecco perchè il minuto e poco più di Rough Souls sembra una traccia perduta dei Popol Vuh o degli Amon Düül.

Relieve The Burden dimostra come la band sappia anche incalzarci ma persino nella foga neo-prog riesce a non perdere mai il controllo ricordandoci – come anche la successiva We Used To Talk About Emancipation un’altra delle più grandi band post-rock – meno imitate – di sempre, gli Shipping News.

Un disco così ed una band di connazionali così, di questi tempi bisogna tenerla d’occhio. Non mi stupirebbe ritrovarli nelle charts indipendenti tra i migliori dischi italiani dell’anno.

http://www.kingsuffygenerator.com
https://www.facebook.com/pages/King-Suffy-Generator/132560894232?fref=ts