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press-reviews MASTICE "Crepa"

 

bandiera_italia   METALHEAD 

Mastice è un progetto musicale italiano che risale al 2010, la cui complessità evolutiva è troppo contorta per essere spiegata. Per essere capita. Tutto ruota attorno ai conflitti, alla guerra per i personali diritti, ad un società dove la dominante scandita dall’apparenza si fonde con la realtà dominata dai fatti, limandone i confini, distruggendoli, una società dove l’unica arma lecita per la sopravvivenza è l’esaltazione spirituale e mediatica del proprio ego. Un mondo dove sei quello che appari. Se sei visibile esisti, altrimenti appartieni al nulla. O non esisti. Delusioni e successi. Desideri e fatti. Sogno e realtà. Ambizioni e sofferenza. Vita ed illusioni ormai sono una sola cosa e questi Mastice mettono in scena un album tra l’ambient e l’elettronico, tra una ipotesi di rock/metal ed una dichiarazione deviata di intenti. Un urlo assassino che vuole esorcizzare la negatività, ovvero la stessa positività… in quanto tutto continua a fondersi, diventando unico, un’infinito inseguimento di poli opposti ma desiderosi della propria nemesi. Il virtuale è reale, il reale deriva dal virtuale, l’ipotesi è certezza, la certezza vaga eterea tra impossibili tesi, surreali eventualità. Oltre la musica. Oltre il pensiero. Oltre tutto, oltre tutti, oltre l’ovvio, oltre la negazione, oltre l’impossibile, verso l’assurdo.

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bandiera_italia   FOTOGRAFIE ROCK

L’ascolto di quest’opera apre più di qualche interrogativo e dona svariati spunti di riflessione nel commentarla e, in qualche modo, nel “raccontarla”. Il concept del progetto risulta parecchio interessante; si tratta, infatti, di un lavoro fortemente sperimentale, ricco di suoni distorti, vere e proprie lame di rumore che squarciano l’armonia del tutto (sia dal punto di vista estetico che da quello filosofico) e di influenze industrial metal e alternative rock che fanno da tappeto rosso per un lungo e dolente soliloquio. A tratti, le composizioni risultano vicine, stilisticamente, a quelle dei Nine Inch Nails e dei Rammstein, essendo queste molto potenti e dark e creando un vero e proprio muro di suono, arricchito da una nota evidente di psichedelia oscura. Inoltre, possiamo notare una vena vagamente punk rock nella stesura di L’attimo e un pizzico di elettronica in Rumoroso. Per quanto riguarda l’aspetto lirico, invece, si va a scavare e ad analizzare la mente umana, cercandone varie forme di istinto, di lucidità, di disperazione e di paura. L’atmosfera distopica, a tratti sofferente e “malata”, enfatizza il significato delle parole pronunciate all’interno dei testi, conferendo un’ulteriore pennellata di disagio a un quadro già “grigio”. Essendo recitati a “monologo”, i versi conferiscono un’aria decisamente cinematografica/teatrale a Crepa, andando a toccare argomenti quali il dolore, l’imprevedibilità del domani (e, di riflesso, l’inutilità di aspettarsi qualcosa), le contraddizioni quotidiane della nostra società e la classica ricerca del colpevole, piuttosto che della soluzione, davanti ai problemi e alle difficoltà. L’ascolto di quest’opera apre più di qualche interrogativo e dona svariati spunti di riflessione nel commentarla e, in qualche modo, nel “raccontarla”. Il concept del progetto risulta parecchio interessante; si tratta, infatti, di un lavoro fortemente sperimentale, ricco di suoni distorti, vere e proprie lame di rumore che squarciano l’armonia del tutto (sia dal punto di vista estetico che da quello filosofico) e di influenze industrial metal e alternative rock che fanno da tappeto rosso per un lungo e dolente soliloquio. A tratti, le composizioni risultano vicine, stilisticamente, a quelle dei Nine Inch Nails e dei Rammstein, essendo queste molto potenti e dark e creando un vero e proprio muro di suono, arricchito da una nota evidente di psichedelia oscura. Inoltre, possiamo notare una vena vagamente punk rock nella stesura di L’attimo e un pizzico di elettronica in Rumoroso. Per quanto riguarda l’aspetto lirico, invece, si va a scavare e ad analizzare la mente umana, cercandone varie forme di istinto, di lucidità, di disperazione e di paura. L’atmosfera distopica, a tratti sofferente e “malata”, enfatizza il significato delle parole pronunciate all’interno dei testi, conferendo un’ulteriore pennellata di disagio a un quadro già “grigio”. Essendo recitati a “monologo”, i versi conferiscono un’aria decisamente cinematografica/teatrale a Crepa, andando a toccare argomenti quali il dolore, l’imprevedibilità del domani (e, di riflesso, l’inutilità di aspettarsi qualcosa), le contraddizioni quotidiane della nostra società e la classica ricerca del colpevole, piuttosto che della soluzione, davanti ai problemi e alle difficoltà. Quello che però non convince è la struttura del disco, dato che questo (soprattutto musicalmente) arriva a destinazione esattamente come si è presentato alla partenza, senza particolari trasformazioni e senza colpi di scena a smuoverlo. La musicalità dei Mastice sembra sempre sul punto di detonare, di esplodere in qualcosa di più grande che rappresenti la traslazione della paranoia (e della pena) dal subconscio all’effettiva consapevolezza, ma invece rimane sempre ferma a uno stadio di distanza dallo scoppio, tenendo l’ascoltatore avvolto in una bolla di stucchevole suspense. Le parti vocali, purtroppo, tra sussurri, urla e testi (volutamente) privi di qualsiasi metrica e melodia, a volte risultano di difficile intelligibilità e vagamente ridondanti. Insomma, il retrogusto che Crepa, il nuovo album dei Mastice, ci lascia in bocca è quello di qualcosa di non ancora definito e sviluppato, una buona idea, in qualche modo anche avveniristica, riversata però in un progetto piuttosto insipido e sconclusionato

L’introduzione acquatica, aliena di Derailed Dreams ci prepara ad un’immersione in un mondo niente affatto sconosciuto ma dal quale mancavamo da un bel pezzo.

Poco tempo fa, parlando de Gli Altri, band post-hardcore e quindi lontanissima dai King Suffy Generator, mi meravigliavo positivamente di come una band nostrana fosse stata in grado di portare una forte componente post-rock all’interno della loro musica in questi nostri giorni così lontani dal bel post-rock perchè – intendiamoci – di gruppi che reiterano le dinamiche delle scuole di Louisville e Chicago ve ne son fin troppe, lì arrabbiate e pronte a triturarceli con le loro geometriche intemperanze ‘emo’ e violenza math fine a sè stessa.

Quindi il post-rock non riesce ad invecchiare (e sedimentare nelle coscienze musicali) perchè ancora non vuole essere mollato dagli orfani dell’hardcore (quello vero che non hanno mai conosciuto) e allora si accaniscono sul suo corpo morto squassandone la carcassa come avvoltoi e rimestando e beccando lo svuotano di senso e significato.

E poi arrivano delle persone per bene a ricordarci che esisteva un altro modello di post-rock oltre ai soliti due comunemente proposti, quello ben più difficile, fantasioso e ricco di sfumature dei Tortoise. Ecco dove guardano i King Suffy Generator ed ecco perchè nelle loro composizioni si affacciano elementi progressive, space e persino latin rock.

La stessa Derailed Dreams nel suo algido rigore ritmico si infiamma di aperture che ricordano il primo Santana, quello vero, non il pupazzo con cui l’hanno sostituito poi.
Ritornano le sospensioni dei Tortoise in Short Term Vision esono proprio quelli di TNT, quelli più vicini ai deliqui dei cugini analog-pop The Sea and Cake.

E non bisogna meravigliarsi a parlare di prog ed affini perchè gli stessi Tortoise erano affascinati dal motorik krauto e da certe sperimentazioni settantine. Ecco perchè il minuto e poco più di Rough Souls sembra una traccia perduta dei Popol Vuh o degli Amon Düül.

Relieve The Burden dimostra come la band sappia anche incalzarci ma persino nella foga neo-prog riesce a non perdere mai il controllo ricordandoci – come anche la successiva We Used To Talk About Emancipation un’altra delle più grandi band post-rock – meno imitate – di sempre, gli Shipping News.

Un disco così ed una band di connazionali così, di questi tempi bisogna tenerla d’occhio. Non mi stupirebbe ritrovarli nelle charts indipendenti tra i migliori dischi italiani dell’anno.

http://www.kingsuffygenerator.com
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