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press-review IL SILENZIO DELLE VERGINI

 

bandiera_italia  ROCKIT

"Fiori Recisi". Questo è il nome del nuovo lavoro de Il Silenzio delle Vergini. Suona come un album musicale, ma risulta più un album fotografico. Ogni canzone è uno scatto preciso, individuale; una porzione di vita, recisa appunto, come un fiore, per essere collocata in questa raccolta preziosa, in questa antologia. Sono scatti abbastanza diversi, ma dove si vede sempre e comunque la mano dello stello fotografo. Gli stessi giochi di luce usati in più modi, alla ricerca di un'espressività potente e diversificata. Il Silenzio delle Vergini, originari di Bergamo, si erano fatti conoscere nel 2017 con "Colonne sonore per cyborg senza voce", dove già avevano dato prova di un estro visionario violento e disperato. E la disperazione la troviamo anche qui, ma è scandita a sbalzi, con dei chiaro-scuri che colpiscono più a fondo nell'anima. Suonando nell'interstizio che corre tra il post-rock e lo shoegaze, ci offrono lo spettacolo di un giardino martoriato da note pungenti di chitarre distorte e cori femminili, quasi dei canti di sirene, picchi acuti di questo mare. Sopra questa musica che non lascia spazio a nessun pensiero, arriva a sovrapporsi una seconda anima. I testi, che non sono cantati, ma inserti vocali, così li definisce la band. Sembrano spezzoni audio di film estrapolati semplicemente per suggestionare, ma non è così. Ogni parola è calibrata alla perfezione, e va a costituire il flusso discorsivo e narrativo che ognuno di questi fiori recisi porta con sè. Minuscoli racconti, ridotti ai minimi termini, ma potentissimi a livello emotivo, per il dramma che si portano dentro. Parole troppo dure da dire a chi si ama, la semplice ricerca di un bambino che sta solitario sopra un albero, per arrivare a un durissimo racconto di una vittima di cyber bullismo che si chiede come si possa essere così cattivi, prima di buttarsi dalla finestra. Dopo aver raschiato il fondo "Il treno dei desideri" ci porta nell'etere, a contemplare lo scorrere incessante del tempo e della vita "su binari infiniti". Tutte le lacrime congelate aspettano soltanto l'outro per sciogliersi libere. A Il Silenzio delle Vergini diciamo grazie, per questa perla.

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bandiera_italia   ONDA ROCK

Progetto del chitarrista milanese Armando Greco, Il Silenzio Delle Vergini inizia con un mini, “Colonne sonore per cyborg senza voce” (2017), proprio dominato dalla sua chitarra, psichedelica e draculesca, come certi Savage Republic di mezzo. L’Ep “Su rami di diamante” (2018) con Cristina Tirella, voce recitante e basso, opta per un meno greve post-rock chitarristico-elettronico, così nel primo lungo “Fiori recisi” la formula si sistematizza in trame cangianti ad accompagnare monologhi, conversazioni, poesie, a partire da caroselli come la title track e “Non ho più paura”, ma soprattutto nel crepuscolarismo di “Il treno dei desideri”, reading che ibrida il De André di “Leggenda del re infelice” e le voci artificiali di Loquendo. Vengono in mente gli Air maliziosi di “Moon Safari” nella melodia cristallinamente passatista e attentamente costruita di “Cuore di farfalla”, mentre nei dub esosi di “Gambino” e “Necessità” Greco vagabonda a zig-zag tra Fatboy Slim e Nine Inch Nails. Anche lo spettro dei toni suona distintamente variabile: da una quasi psichedelica “Cenere”, di droni angelici, a una “Mental Code” che assurge a esacerbazione drammatica dell’intero album, attraverso una batteria tempestosa, una distorsione che è più una radiazione, e voci come bisbigli nel pandemonio. Il disco sancisce la stabile collaborazione con Tirella, con cui Greco ha co-scritto peraltro il soggetto del corto “Seconda ripresa” (2019) di Bruce Beltempo con Gabriele Lazzaro, di cui “Il treno dei desideri” (primo singolo) fa da colonna sonora. Greco, bravo direttore d’orchestra, nei ritmi spesso creativi più che altrove e nella scelta, e coagulazione, dei collaboratori, offre un acquerello decadente di parole notevole per la divulgazione di contenuti lirici con registri di radiodramma sofisticato. Co-prodotto con (R)esisto e Massaga Produzioni

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bandiera_italia   IMPATTO SONORO

Chi ha detto che un musicista deve proporre solo musica? Se ha altre passioni, modi diversi di esprimere la sua arte, chi gli vieta di farlo? Andy Fumagalli dei Bluvertigo è anche pittore, Niccolò Fabi scrive bellissime poesie, ma trattasi di forme artistiche scisse rispetto all’attività “principale”. I bergamaschi Il silenzio delle vergini partono dalla musica, ma contemporaneamente aprono lo zaino e tirano fuori il loro enorme bagaglio di interessi. Tutto inizia nel 2016, quando il chitarrista Armando Greco e la bassista Cristina Tirella accantonano il loro precedente progetto Tic Tac Bianconiglio per dar vita a qualcosa di nuovo. Per stessa ammissione di Greco, i due si ritrovano in studio, suonano liberamente, senza seguire uno schema predefinito. Nel giro di poche sessioni viene fuori un intero album, “Colonne sonore per cyborg senza voce”, che ruota intorno al manga Cyborg 009 di Shotaro Ishinomori. Manca ancora un nome per il progetto, che viene fuori dopo aver ascoltato tutte le registrazioni. I film preferiti da Armando e Cristina sono Il silenzio degli innocenti e Il giardino delle vergini suicide: dall’unione di questi due titoli viene fuori Il silenzio delle vergini. Nel 2018 è la volta di un EP, “Su rami di diamante”, mentre il 6 marzo è uscito “Fiori recisi”. Come nel precedente long, la forma canzone è paradossalmente liberata dal canto: come ama dire Greco, siamo già abituati alle parole che infettano il nostro mondo, mentre la musica da sola è veicolo di emozione. In “Fiori recisi” le influenze pregresse del duo – Greco proviene dalla scena punk e noise mentre Nico è la musa ispiratrice di Tirella – si sentono in tutta la loro potenza. Ma in questo frullatore finiscono tantissimi altri elementi, alcuni dei quali solo accennati, come dei cammeo cinematografici. A proposito di cinema, quasi tutte le tracce sono accompagnate da dialoghi recitati. Il mix tra le due forme espressive è bilanciato egregiamente. Come nel disco precedente, è addirittura immaginabile il concepimento dei singoli pezzi sotto forma di mini colonne sonore, tante piccole didascalie che sottolineano le scene. La musica e il cinema sono il nucleo centrale, dal quale partono fasci emozionali che prendono di volta in volta diverse forme. Lungo il percorso si incontrano innanzitutto varie espressioni elettroniche – in un groove ottimale – sorrette da synth e basso imperanti, talvolta con arpeggi e riff di chitarra, come in Non ho più paura, Necessità e Cenere. Poco psych rispetto al passato, ma in compenso spazio alla new wave – o nu new wave, rivista in chiave post duemila – che in alcuni punti (Cuore di farfalla e Radici in paradiso) viene impreziosita da sfumature emo e shoegaze. Il passato noisy di Greco ritorna prepotentemente in Mental code, forse il pezzo migliore del disco: un preludio dark ambient fa presto spazio a un incedere a metà tra industrial e tecnho, un po’ Nine inch nails, un po’ Prodigy. La title track, dal finale a trazione heavy, ha uno scorrere meravigliosamente nostalgico, che profuma di anni ’90. Il novero delle sperimentazioni non finisce certo qui: Gambino è un altro riuscito mix di synth e drum machine, ma stavolta la ritmica sconfina in territorio trap. Il finale è affidato, ancora in salsa shoegaze, alle dolcissime note di pianoforte de Il treno dei desideri, che è anche il primo singolo estratto dall’album. Va detto, ad onor del vero, che “Fiori recisi” non è un disco di immediata fruizione. Per comprenderlo c’è bisogno di concentrazione e apertura mentale, oltre ovviamente all’interesse per una forma di musica esclusivamente strumentale. Una volta trovato il giusto mood, tuttavia, il disco scorre via tutto d’un fiato in modo inesorabile. Sotto il profilo qualitativo, non siamo al di sotto dei livelli imposti negli ultimi anni dai Calibro 35, che piaccia o meno sono un punto di riferimento nel panorama strumentale nostrano. I coretti imbastiti da Cristina sono addirittura un elemento in più. E’ chiaro però che sul piano musicale siamo su un altro pianeta, avvicinandoci forse al benchmark impresso dai texani Explosion in the sky. Il lato più interessante risiede proprio nel fatto che non stiamo parlando di un disco di genere, ma nel suo eclettico approccio sperimentale i singoli brani potrebbero tranquillamente finire in un disco di elettronica, industrial o shoegaze. Di contro, i testi mancano, ma in questo contesto non servono: c’è così tanta sostanza musicale che nel corso di ogni traccia si capisce perfettamente cosa vogliono comunicare Greco e Tirella. Per trovare un compromesso identificativo, possiamo concludere che “Fiori recisi” – che per gli autori è “semplicemente musica” –può già da oggi essere considerato uno dei migliori lavori di art rock italiano concepiti quest’anno.

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bandiera_italia  SMEMORANDA

Fiori recisi siamo noi, tagliati dal grembo materno quando nasciamo. Questo il concetto base del disco de Il Silenzio Delle Vergini, che l’hanno intitolato così non a caso. Pessimismo cosmico a segnare un’epoca. Fiori Recisi è uscito ufficialmente il 6 marzo 2020, la band vive in Lombardia, tra le zone più colpite dal coronavirus, e in tutto il disco si sente il malessere di questa situazione. Ovviamente è casuale (anche se nulla accade a caso), le canzoni sono nate prima di questa situazione drammatica, ma … pulsioni elettroniche, un male di vivere in vari contesti, storie torbide tra sesso, morte, vita. Canzoni non cantate ma dialoghi, spesso lui/lei. Un modo molto originale di proporsi, sia nei testi, sia nella musica, sia nelle immagini.

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bandiera_italia   THE MUSICWAY MAGAZINE

Il sei marzo del duemilaventi, è uscito il nuovo LP “Fiori Recisi”, della band strumentale bergamasca, Il Silenzio Delle Vergini (ISDV). Per chi se lo chiedesse, la band è nata per unire musica, letteratura e cinema, da quest’interessante unione, nascono piccole colonne sonore, un po’ come facevano all’epoca i Goblin e gli Oliver Onions. La band spazia dal genere: post- rock, art rock, noise, shoegaze. sperimentale, ambient e psichedelico. ISDV sono molto indipendenti, non seguono uno schema ben preciso. Usando dei nostri neologismi personali, possiamo definire la band “Compositori Audiovisivi della sfera emotivo-sensoriale” o magari “Compositori VJ”, tant’è vero che questo LP, comprende gemme sonore di inestimabile valore, per l’appunto emotivo-sensoriale. “Fiori Recisi”, contiene nove brani strumentali, impreziositi da inserti vocali (ecco perché Compositori VJ). Il primo brano “Non ho più paura”, ci trasporta in un ambiente sonoro acutamente introspettivo, nostalgico e malinconico: gli arpeggi della chitarra acustica, il basso, i cori, sono in grado di esprimere avvilimento, splitting (scissione, l’atteggiamento di percepire tutto o bianco o nero), stati d’animo ed emozioni negative che si susseguono a profusione in questo delicato brano. Il testo di “Non ho più paura”, tuttavia invita l’ascoltatore a non andare in splitting, la filosofia “O tutto o niente”, o del “Va tutto male” perché si presenta un imprevisto, genera solo molteplici difficoltà e sofferenza. Gli autori dell’album, quanto noi della redazione, comprendiamo che risulti facile parlare o consigliare, quando non capita a noi affrontare una situazione che getta nell’assoluto sconforto (scoprire un cancro allo stadio terminale) oppure, soccombere alle restrizioni sociali-affettive, imposte dall’attuale pandemia mondiale da virus SARS-CoV-2. Tuttavia morire internamente equivale a spegnersi fisicamente, sarebbe importante aggiungere più vita agli anni, non più anni alla vita. Il secondo brano “Cuore di farfalla”, ci catapulta in un vortice sonoro sognante, evocativo e nostalgico: una batteria incoraggiante, dei cori angelici, pregni di spensieratezza, un basso rivitalizzante, accompagnato da dolci sfumature ambient coinvolgenti, seguite da un pianoforte che evoca brillantemente gaiezza. L’inserto vocale di “Cuori di farfalla”, celebra la spensieratezza dei bei tempi andati, sembra quasi un caro e aggraziato filmino di famiglia, dov’è stato estrapolato l’audio, veramente notevole, ripercorrere le tappe di quando si era più sereni. Il terzo brano “Mental Code”, metterà a dura prova i vostri (e i nostri) diffusori acustici, saremo pervasi da un sound estremamente frenetico e ansiogeno. Il brano, affonda le sue radici, nel più puro noise e nell’immenso e concitato industrial rock: chitarre elettriche distorte allo stremo, un synth che tuona bassi apocalittici, una batteria che ci inonda e incalza come un’improvvisa pioggia sferzante. “Mental Code” è il tema musicale della frenesia, il progresso e il rischio sono due facce della stessa medaglia: 1) Una perfetta riproduzione della civiltà occidentale e capitalista, l’inserto vocale ripete come un mantra “Code red” (codice rosso), il multitasking moderno, richiede un ingente spreco di energie psico-fisiche, per alimentare la macchina capitalista e consumista del caro mondo occidentale. 2) È anche un codice d’emergenza sanitario-umanitario (la pandemia da virus SARS-CoV-2), stiamo per estinguerci: guerre socio-economiche, cambiamento climatico indotto da uno smoderato inquinamento, stiamo lentamente perdendo, il controllo delle nostre vite. La quarta traccia sonora “Radici di Paradiso”, assesta un ottimo colpo sonoro ed elettronico che mixa sapientemente, ambient e dance: un synth psichedelico e tenace, una batteria un basso bombato e piacevolmente alternativo, chitarre elettriche fluttuanti e leggiadre. Il brano, è la poesia della nostra esistenza, dove viene evidenziato, il chiaroscuro vita e morte: il vero paradiso alberga sulla terra, essa è catalizzato da noi esseri umani che sappiamo provare emozioni, produciamo calore umano e vicinanza. Nonostante siamo esseri di passaggio, siamo in grado di annullare, quel sentimento d’angoscia, provocato dalla morte, ad ella intoniamo il nostro canto esorcizzante:“ La morte non esiste più Non parla più, non vende più Mio folle amore. La vita non uccide più I nostri baci, i nostri sogni E le parole Il tempo non le imbianca più E non si seccano A lasciarle stese al sole, Stringimi le mani, non è niente Che la guerra passerà”. Si lo sappiamo, abbiamo usato il testo di un’altra celebre canzone, però abbiamo omaggiato a modo nostro entrambe le band, entrambi i brani scongiurano la morte allo stesso modo. In forma umile, ci sembravano dei versi appropriati, per esprimere al meglio la nostra recensione, del singolo “Radici di Paradiso”. Il quinto brano “Necessità”, sfodera un sound elettronico, shoegaze e trip hop: un synth ossessivo – compulsivo, chitarre elettriche ruggenti, graffianti e distorte, una batteria palpitante. Il brano, rompe la quarta parete, condividendo con l’ascoltatore: tutte le aspirazioni, le incertezze e i sogni di una nuova generazione di uomini e donne. C’è l’ardente desiderio dei protagonisti, di rivalutare radicalmente la visione del mondo, a rigiudicare sé stessi e il mondo. La crisi è il lavoro, della riformulazione radicale della visione del mondo. Anche il sentimento dell’amore e della convivenza è un potente mezzo che sa ampliare le conoscenze di due o più individui (la collettività che si aiuta e ascolta a vicenda). Il tema della contestazione sociale, dove tutti diventiamo, filosofi ontologici che vogliono analizzare, la brutta piega storica che sta intraprendendo l’essere umano, l’impellente necessità di correre ai ripari, prima che sia troppo tardi. La sesta traccia “Cenere”, altamente poetica e funesta, presenta una matrice new wave, a sfumature ambient: un synth a tratti oscuro ed enigmatico, dell chitarre claustrofobiche e funeste, un basso trascendentale. . La lirica è parte della “Mitologia di Spoon River” del poeta Edgar Lee Master, poeta, scrittore e avvocato statunitense, la singolare raccolta di epitaffi dove i morti che “dormono, dormono sulla collina”, fissi nella loro eterna immobilità, contemplano con rimpianto, malinconia e nostalgia il loro passato irrecuperabile. Il settimo brano “Gambino”, ci insidia col suo dubstep/elettronico, saremo immersi in un ambiente sono calzante, carico di inquietudine, una drum machine egregiamente terrificante, accompagnata da cori angelici e saggiamente stranianti. Il protagonista dell’inserto vocale, si presenta con la sua storia che evoca un passato criminale, ormai per lui. è troppo tardi, cercare la redenzione, è vecchio e ed è un ergastolano. Il brano evidenzia chiaramente come da piccoli siamo estremante esposti a qualunque pericolo, siamo facilmente più plasmabili. La società insieme alla politica hanno in fallito, proteggere i giovanissimi, dovrebbe essere una prerogativa importante, visto che saranno i futuri cittadini del domani. Il penultimo brano “Fiori Recisi”, dalle atmosfere sonore a tratti rock, sperimentale, racchiuse in un ecosistema elettronico e spoken word: chitarre combattive e a tratti distorte, batteria schiacciante, basso abilmente snodato. Qui parliamo della storia di un delicato fiore reciso: una ragazza che ha bevuto, priva di sensi, ha subito: una finta sevizione, trasformatasi successivamente in revenge porn, ha subito cyberbullismo per il video caricato da alcuni ragazzi, ciò l’ha spinta all’esasperazione (molto probabilmente, si è lanciata dalla finestra). La band, invita ad essere più cauti col mondo digitale e le tecnologie di cui oggi disponiamo, basta un uso improprio e possiamo finire in guai seri, visto che ci troviamo anche spesso in una società a volte psicoapatica. Per esempio alcuni giovani, non riescono a distinguere cos’è bene dal cos’è male (corteggiare una ragazza, all’abusare di lei, due azioni completamente diverse). L’ultimo brano “Il treno dei desideri”, ci avvolge in una dimensione onirica, speranzosa e sensazionale: tamburi e pianoforte, risultano piacevoli e meditavi, un basso corposo e distensivo, una batteria liberatoria, le due voci sono dolcemente evocative. Il brano è libero di interpretazioni: tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta di ombra e di luce. C’è una sola felicità nella vita: amare ed essere amati. Questo LP de’ Il Silenzio Delle Vergini, è molto sperimentale, validissimo e delicato. Consigliamo l’ascolto, sia ad un pubblico maggiorenne, viste le importanti tematiche esistenziali inserite e, quando siamo in completa meditazione. Tutto questo perché c’è bisogno della massima concentrazione e distensione mentale. Dopo tutto Il Silenzio Delle Vergini ci ha resi partecipi di un bellissimo concetto: la vita è un’enorme tela, rovesciamo su di essa tutti i colori che possiamo, la band è promossa a pieni voti, complimenti.

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bandiera_italia   INTERSTELLA MAGAZINE

Il progetto si forma a Bergamo nel 2016, da un’idea del chitarrista Armando Cardone e la bassista Cristina Tirella, che si immergono nella sperimentazione a tinte ambient trovando il giusto punto d’incontro in fase di registrazione con un preciso e unico obiettivo personale e di grande spessore. Dopo il grande impatto nei primi due album, sotto l’attenta produzione dell’etichetta Resisto Distribuzione con base a Ferrara. La band si rimette in gioco con questa nuova perla “Fiori Recisi” questa volta per il grande collettivo I Dischi Del Minollo, con un risultato sorprendente su un lavoro ricco di spunti interessanti. Il disco questa volta si presenta come un concept album definitivo e la sua massima espressione artistica prende vita nelle nove tracce. Come nei precedenti dischi la band inserisce all’interno delle composizioni spunti e influenze cinematografiche, incentrati su dialoghi recitati per creare delle vere e proprie colonne sonore e un vortice di emozioni stupende. Con l’apertura “Non ho Paura” l’arpeggio di chitarra oscuro e delicato, si incastra al limbo macchinoso e fuori tempo della base elettronica, impreziosito da linee vocali che si lamentano nel sottofondo. Un grande squillo iniziale che lascia il segno. Segue il pattern new wave con accenni sporchi di “Cuore di Farfalla” qui viene aggiunta anche una buona dose di shoegaze e arcobaleni sonori che diventano luce infinita su un tappeto quasi dream pop. “Mental Code” mette in risalto il passato post punk di Armando, infatti il caos energico e disarmante delle chitarre, apre il suo nucleo noise su campi minati e preziosi, fino al cambio violento e spedito che chiude la composizione. La linea vocale incantevole prende vita su “Radici di Paradiso” per un tiro meticoloso electro pop, quasi a voler raccontare una pellicola anni 80 anche qui le influenze a progetti storici come i Cure è evidente. Il synth delirante spinge il brano “Necessità” su un percorso molto tecnico e complesso, seguendo sempre una linea godibile in chiave elettronica. Senza troppi freni la take scorre lentamente nel vuoto dissonante. “Cenere” invece è un’altra opera con sonorità immense e lucide, dove il dialogo recitato si incastra alla perfezione. Verso la fine ci soffermiamo sulla drum machine martellante di “Gambino” che ad ogni colpo di synth alza il suo valore sperimentale e lentamente si addormenta su note leggere. Mentre la title track accelera sensibilmente il suo mood, con un riff ruvido e il synth enorme si agita in modo grandioso. Chiudiamo con il finale raffinato di “Il Treno dei Desideri” che è anche il primo singolo rilasciato sotto una grande emozione, un brano che entra nell’anima sulle dolcissime note del pianoforte che completa in modo impeccabile questo disco. Un disco importante, per un gruppo che nell’arco di questi anni è cresciuto a livelli preziosi. C’è bisogno di un ascolto accurato e una buona cultura mentale, per arrivare nel profondo di questo album, che non passerà inosservato.

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bandiera_italia   ROOTS MUSIC !

Ci piace pensare che se Pier Paolo Pasolini avesse realizzato un’album anziché un film forse sarebbe stato proprio come questo, chi lo sa (e scusateci l’azzardato accostamento ma c’è un motivo e lo capirete proseguendo la lettura). Pasolini, specchio ed anima (critica) di un’Italietta che non esiste più ma dalla quale non si scappa ed il cui “futuro” aveva ben intuito, il peggio doveva ancora arrivare; “Fiori Recisi”, un’album attraversato da una lacerante ed amara tristezza, l’esatto ed ineluttabile riflesso di questi tempi, di questi anni, di questi giorni; ancora Pasolini, con tutti i suoi pregi e difetti ma quanto spessore e sangue nelle sue parole, nel suo pensiero, quanto di questo presente; pregi e difetti che sono propri anche di questo lavoro dei bergamaschi Il Silenzio Delle Vergini, loro terzo album in studio pubblicato nel marzo del 2020 per la piccola ma sempre fiera etichetta indipendente italiana I Dischi Del Minollo; e ve lo diciamo subito, molto serenamente e senza la presunzione di avere la verità in tasca, se di difetto si può parlare (e qui sta la differenza con il pensiero Pasoliniano) è questo senso di mesta rassegnazione che avvolge come una cappa soffocante il desolante sopravvivere di questo paese e dalla quale non se ne intravede via d’uscita. Una rassegnazione che non condividiamo ma lo dobbiamo ammettere, anche qui sta la bellezza di questo lavoro, una bellezza fragile, cupa, disorientante, che sa far male. Musica di difficile catalogazione, un indie rock intriso di sognanti atmosfere in stile Shoegaze che potrebbero trarre in inganno, sono soprattutto i testi (queste storie) che sapranno affondare le loro unghie in una carne in putrefazione specchio reale di questi tempi; album ostico e di doloroso ascolto come la traccia iniziale Non Ho Più Paura”, una storia raccontata in uno stile “parlato” che può ricordare i grandi Offlaga Disco Pax, la differenza è che qui non c’è alcuna “nostalgia” a riscaldare l’anima, solo un senso di abbandono e di perdita devastante, uno spaesamento interiore in netto contrasto con le linee armoniche leggere e piacevoli, “fino alla prossima volta che ci rivedremo” declama la voce narrante ma non ci sarà più alcun’altra prossima volta. Non è da meno l’amarissima “Radici Di Paradiso” su atmosfere quasi chillout ma di una desolazione disarmante, e che dire della splendida “Cenere”, nulla; ed è proprio questo “silenzio” interiore che disturba, questo vuoto, non c’è niente di splendido in questo brano, né armonicamente né melodicamente, solo il narrare di questo presente, una voce normalissima (quella della brava Cristina Tirella) che si fa poesia, racconto di questi tempi. Una considerazione personalissima (e che quindi può lasciare il tempo che trova) riguardo alla title track “Fiori Recisi”, un testo che andrebbe “urlato” fino a farlo limpidamente sanguinare ma che invece resta un grido soffocato, una voce sommessa che viene quasi nascosta da effettistica varia, probabilmente sbagliamo (sono comunque scelte artistiche personali non discutibili) ma qui ci sarebbe piaciuto vedere (ed ascoltare) un diverso approccio perchè quel “come si può essere così cattivi” declamato dalla bravissima Cristina meriterebbe davvero di più (è tutta una generazione che meriterebbe di più). Ma siete su Roots! dove non ci interessa fare la solita lista della spesa né “campare” di offerte sottocosto da supermercato, vi lasciamo con un’ultimo brano e poi chiudiamo (il resto scopritelo da soli anche perchè è un’album che richiede un “sentire” molto personale ed intimo), quel “Il Treno Dei Desideri” che come un vecchio e malinconico spot pubblicitario invita a partire per realizzare i propri sogni e speranze, eteree atmosfere “sofisticate” che andranno a fare da tappeto sonoro ad un testo “recitato” di un’attualità (e di una crudeltà) che non lascia scampo, proprio come quel treno. Una bellezza discutibile questo “Fiori Recisi”, ciascuno si farà una propria idea ma è comunque un “confrontarsi” necessario, voltare lo sguardo altrove non sarà di aiuto (non lo è mai); il nostro “consiglio” è quello di ascoltarlo con i suoi pro ed i suoi contro, non solo “fisicamente” ma soprattutto nei vostri pensieri, nella vostra carne, nel vostro guardare questo presente, non il classico “bell’album” e del quale non ce ne potrebbe fregare di meno ma se ne parliamo qui su Roots! un motivo c’è.

 

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bandiera_italia   POSTROCK.IT

“Non ho più paura” apre con un arpeggio ed un dialogo. Ci figuriamoci già un campo – contro campo davanti agli occhi, come se fossimo al cinema. La voce acconsente ad un ipotetico rapporto di non fedeltà da parte della donna, e lì il ritmo prende vita nell’arpeggio iniziale, una voce femminile, angelica, appoggia il tema melodioso, venature pop che rendono il tutto estremamente orecchiabile. La voce over rientra in campo, una dichiarazione d’amore che lascia in qualche modo presagire un finale tragico, come un melodramma amoroso degli anni 30 sugli schermi di Hollywood. “Cuore di farfalla” entra in gioco con una chitarra distorta, si sente il passaggio delle dita sul manico. Questo è un altro film, un altro dialogo. La vena romantica si percepisce già dalla seconda canzone. Un arpeggiatore evidenzia il ritmo, le voci lontane, come degli eco dall’aldilà, lasciano spazio ad un mormorio di sottofondo, un vociare caotico che ci fa tendere le orecchie con insistenza. Questo brano ci riporta nel passato, nelle antiche memorie di un’infanzia. Il ricordo, la memoria, la fuga… ricorrenti temi nel settore avanguardistico. Siamo pronti a farci trasportare da ogni emozione, da ogni singola nota. “Mental Code” sembra spezzare lo stile romantico dei primi due brani. Dopo il ricordo, dopo le memorie, il tema ricorrente in ogni film d’avanguardia che si rispetti è quello della fuga. E l’impatto sonoro è proprio quello, una corsa inesorabile, echi e cori si mescolano in un assaggio caotico ma anche conflittuale. Ancoraggio alla tradizione, alle memorie, ed allo stesso tempo la voglia di esplorare. Sonorità più scure, non propriamente espressioniste ma di sapore comunque nordeuropeo. “Radici di Paradiso” utilizza nel titolo un altro termine che sostituisce la “tradizione”, ossia le radici. “Amore o morte”. “Voglio amare o morte”. La voce di Mathilda del film Leòn ci dona la conferma che pensare ad un film non è probabilmente così soggettivo. Nuovamente le coralità femminili portano la mente in un vero e proprio aldilà, Paradiso o Inferno non ci è dato saperlo finchè siamo in vita. Il tratto nostalgico dei synth ed arpeggiatori sono un ritorno alla vena romantica del principio. Un amore folle, forse distorto, forse destinato a finire male. Del resto, nel realismo poetico nella Francia degli anni 30, ci si dedicava ad amori idealizzati. Non importa cosa o chi, basta amare, mettendoci tutta l’anima. “Necessità” riprende un po’ le ritmiche sensoriali di “Mental Code”, genera la forte incertezza in un ambiente romantico, rimanendo comunque molto orecchiabili, perfetti per accompagnare un video, una ripresa, un film. Ritorna, a sensazione, il tema della fuga, aggravato dai cori lontani, fuori campo, tratto oramai distintivo dell’album. Ripetitivo, incalzante, il ritmo ed il riff principale rimangono nella mente portando alla paranoia. Cupo l’inizio di “Cenere”, suoni elettronici integrati con abilità indiscussa. Ashes to ashes and dust to dust, direbbero i Candlemass. La drammatica poesia di Edgar Lee Masters viene recitata come unico testo che possiamo riconoscere come tale in tutto l’album, fuori dai dialoghi iniziali. Non c’è risposta, è un soliloquio, sentito. Emozionante, una dote attoriale che enfatizza il messaggio, arrivato dritto al cuore. “Gambino” mantiene per tutto il brano una certa sensazione di velata inquietudine, anche questa può far parte di un panorama romantico. La scelta dei suoni, l’accostamento ritmico, ricorda vagamente una citazione dubstep/elettronica, una sperimentazione elettronica che trasmette una sensazione ansiogena. “Fiori recisi” è il monologo di una notizia di cronaca nei panni della vittima, la musica accompagna lo sfogo di lei, bullizzata dopo essere stata ripresa con un cellulare mentre dei ragazzi fingono di avere un rapporto sessuale con lei. “Come si può essere così cattivi” dice la sua voce, se lo domanda diverse volte, poi la musica parte incalzante. Sì, si può essere così cattivi, si può essere anche più cattivi. Purtroppo.E la sua voce si confonde con suoni e rumori, interferenze… poi il silenzio. Si può essere così cattivi. Ultimo brano dell’album è “Il treno dei desideri”. Il pianoforte che fa il suo ingresso ad inizio brano ci lascia subito con l’amaro in bocca: sensazione di nostalgia, di malinconia, di ritorno a casa dopo la fuga, forse? Il treno non è forse l’immagine tipica del fuggire? Il treno trasporta sogni, speranze. Giovinezza, voglia di scoprire… un nuovo viaggio sta arrivando.E noi siamo pronti per partire, senza dimenticare quelle che sono le nostre tradizioni, le nostre radici, le nostre memorie…? “Il Silenzio delle vergini” sono una meravigliosa scoperta. Con loro ho rivisto memorie, ricordi, gioie e dolori. Tutte quelle emozioni che fanno parte di un viaggio obbligato per tutti noi, la vita. Può lunga o più corta, non ha importanza, conta come viene vissuta. E sono ancora su questo treno, adesso. E non ho nessuna voglia di scendere.

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bandiera_italia   CLUB GHOST

Possiamo disquisire per ore sul concetto di modernità. In musica è praticamente impossibile stabilire con esattezza platonica cosa è vecchio e cosa è moderno. Eppure, la capacità di proiettarsi nel futuro e disegnare scenari incompresi nel presente, può senza dubbio tracciare il solco nel terreno in cui ingabbiare il concetto, vaghissimo, di cui stiamo cianciando. Sotto questo punto di vista, Bach è antico o moderno? Quello che sentiamo in radio in questi giorni è modernità o è la riproduzione “ciclostilata” di uno schema vincente 40 anni fa? Chi vi scrive, non ha la risposta, ma sa di certo che ha appena ascoltato il futuro della musica, individuandolo nella stranissima formula adottata dalla band bergamasca Il Silenzio delle Vergini che da pochissimo ha presentato il suo terzo album: Fiori Recisi. Nella sua sostanza, l’espediente tecnico è di non proporre più un testo vero e proprio, sostituendolo con degli inserti vocali che spezzano il continuum spazio-temporale in una destabilizzante e malinconica percezione del presente. Questi inserti sembrano mutuati da film di una Nouvelle Vague “Andromedana”… è come se si stesse al cinema e… contemporaneamente ad un concerto. Le parti si dovrebbero sommare in nove canzoni che, per quanto ben composte, ben suonate, ben prodotte, in sé non avrebbero nulla di rivoluzionario. Invece, grazie a questi inserti, finiscono con lo spezzare l’unicità dello spettatore, protagonista, a quel punto, di un destabilizzante effetto Doppler. Non è la canzone a spezzarsi, ma proprio l’ascoltatore che, nota dopo nota, finisce con lo scindersi. Gruppi di sinapsi decidono di seguire il dialogo o gli spezzoni di dialogo che vanno proiettandosi in un vecchio cineforum perduto chissà dove in questo Universo, mentre nello stesso medesimo momento altri gruppi di cellule cerebrali decidono scientemente di seguire il sotteso filo musicale. Per una volta, ho l’impressione, che non sia una fantastica band newyorkese a venire ad “insegnarci” il futuro, ma una band proveniente dalla profonda provincia italiana (quella bergamasca). Quella provincia che da anni continua a sfornare progetti interessanti (vedi Verdena e co.) che finiscono inevitabilmente per segnare la storia della stessa musica “alternativa” del nostro Paese. Messo di fronte al muro alto di queste nove tracce, mi sono perso in uno scenario alla Gattaca. Si parte per andare dove? Nel futuro, lo abbiamo detto, ne siamo stra-certi. Nel futuro, ma… quale futuro? Il futuro distopico dove non c’è più bisogno di parole, perché nessuno le vuole più ascoltare. Si parte verso un altro livello. Verso la consapevolezza che nulla può essere più come prima. Il Covid (che proprio quella parte di Paese ha così duramente colpito), l’isteria collettiva, un’economia sempre più evanescente…. e queste nove canzoni. Languide come un film di Sophia Coppola. Laconiche, come un ipotetico terzo capitolo di Blade Runner. Felicemente insensate, come un colpo di katana che, oltre a recidere i fiori sul tavolo, finisce incidentalmente per decapitare anche l’ascoltatore più insensibile. Il resto è tutto nella sigaretta che ho avuto il bisogno di fumarmi alla fine di questo splendido disco!

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bandiera_italia   PROGRESSIVAMENTE BLOG

Progetto nato nel 2016 per volere del chitarrista Armando Greco (già con Tic Tac Bianconiglio e Lexus), Il Silenzio delle Vergini arriva al terzo lavoro (dopo Colonne sonore per Cyborg senza voce del 2017 e l’ep Su rami di diamante dell’anno seguente) con questo Fiori recisi, poco più di mezz’ora intrisa di new wave, post e psichedelia. I bergamaschi hanno composto un disco intenso e drammatico, con spoken word che si sposano perfettamente con atmosfere malinconiche piene di pathos, che finiscono per sottolineare con enfasi i passaggi di un racconto dove i fiori del titolo sono coloro che hanno affrontato momenti bui, che qui diventano il filo conduttore dell’intera narrazione. Oltre a Greco troviamo Cristina Tirella al basso e Francesco Lauro Geruso alla batteria, ottimi interpreti di visioni cupe e dai tratti goth, vicine ai The Cure, band che probabilmente ha parecchio ispirato il raffinato sound del trio. Non ho più paura instrada da subito l’ascoltatore verso un cammino fatto di pulsioni accostabili al dark inglese, che trovano sbocco in Cuore di farfalla e Cenere, due tra le song più riuscite del disco. La title track e Il treno dei desideri toccano l’anima, immagini conclusive di un album ispirato per tutta la sua durata.

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bandiera_italia  STAND OUT

Non poteva esistere modo migliore per mettersi alle spalle l’estate distonica di questo 2020 che questo nuovo disco de Il Silenzio delle vergini. Chi, come me, ha a cuore le stagioni più intime e introspettive non può che abbandonarsi a “Fiori recisi” e alle sue atmosfere languide ed oniriche. La forma della colonna sonora sembra essere il cavallo di battaglia della band bergamasca, che riesce a toccare riferimenti interessanti senza perdere identità. Ci si ritrova nelle canzoni come in labirinti caleidoscopici, in cui gli strumenti elettrici si intersecano con una elettronica mai invadente. Le chitarre ci ricordano spesso i deliri a sei corde di un Massimo Zamboni più maturo, e c’é perfino posto per echi di Depeche Mode, come nell’incipit di “Radici di paradiso”. Il disco apre spiragli tra la nebbia, nelle armonie più distese di brani come “Cuore di farfalla”, per poi tornare a rinchiudersi nelle stanze più buie e meditative. Senza abusare di etichette scontate, difficile non pensare a radici post-rock. La vera perla sta nel fondo: il singolo che ha anticipato il disco, la closer track “Il treno dei desideri”, un autentico capolavoro di stile ed atmosfera, quasi un messaggio di speranza latente, un augurio sospeso. Deciso e poco sospeso invece sia il nostro, di augurio, a questa band che ci ha regalato 33 minuti di bellezza con i quali affrontare questo nuovo autunno.

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bandiera_italia   RELICS CONTROSUONI

Saper dire cosa sia Fiori Recisiè estremamente complesso, forse molto più facile partire da cosa NON E’. Sicuramente non è un disco e nello specifico non è un disco da Spotify o piattaforme simili, sicuramente non è un disco da live generalista su un palco qualsiasi, ma altra cosa che sicuramente non è, uno svarione intellettualistico senza capo ne coda. Spesso mi è successo di dovermi trovare di fronte a dischi che quasi come riempitivo per poter avere un numero traccie sufficiente facevano comparire qua e la delle brevissime traccie di solo parlato mezzo poetico inserito qua e la tra brani veri e propri. Questo non vale per Fiori Recisi, perché qui si può vedere e riconoscere con chiarezza un progetto completamente diverso e totalmente orientato in un ottica meta-musicale e non semplicemente citazionale. Il Silenzio Delle Vergini elabora e comprime sonorità molto interessanti, sperimentali (ma non al confine dell’insopportabile) con una sorta di filo conduttore legato alla New Wave o New Age più composta che si mescola con testi (quasi esclusivamente parlati e narrativi) che ben si fondono con l’animo del progetto stesso. Resta sicuramente una certa ambiguità e una non immediata ricezione del progetto, tuttavia forse spingendo il lavoro globale della band verso una dimensione maggiormente visiva e magari abbinando il lavoro musicale ad una forte collaborazione con un regista visionario si potrebbe giungere ad un prodotto maggiormente evocativo e qualificato dalla realizzazione magari di un corto molto estetico che accompagni l’intero disco. Un consiglio di ispirazione per i sound della band è quello di rifarsi al videoclip capolavoro diretto da Romain Gavras per il brano Gosh di Jamie XX.

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bandiera_italia   ROCK GARAGE

Band proveniente dalla bergamasca, Il Silenzio Delle Vergini sforna il nuovo Fiori Recisi, terzo full length che segue i precedenti Colonne Sonore Per Cyborg Senza Voce e Su Rami Di Diamante. Come si nota, il progetto prosegue con una certa regolarità nelle uscite e questo, per una band giovane ed emergente, non può che fare piacere. Sono dediti ad un rock sperimentale e strumentale dove, invece del cantato, vengono inseriti dei sampling tratti da film ed anime. Si badi bene che tutti questi inserti non sono buttati lì a caso o campati in aria, tanto per fare gli “alternativi” o creare del casino incomprensibile. I sampling vocali vanno a formare quello che, nella musica “normale” è affidato alla voce di un cantante, creando dei veri e propri testi. Come se ci si trovasse di fronte ad una reading o ad un happeningdi arte moderna, facendo il processo inverso di quello che succede per le colonne sonore. Mentre lì viene creato del suono in base alle immagini, qui si ha il contrario: si pesca dai film per andare a completare la musica. Per quanto riguarda l’aspetto compositivo, i Nostri si muovono in territori dove la fanno da padrone la new wave ed una certa corrente che rimanda al dark più elettronico, risultando clamorosamente simili ai Malice Mizer, storica band del J-Rock che era effettivamente una classica band formata da cinque elementi, ma le atmosfere e le soluzioni compositive li possono tranquillamente fare andare a braccetto. I pezzi più notevoli e che spiccano sugli altri, secondo il nostro parere, sono Necessità e Il Treno Dei Desideri, che va a chiudere Fiori Recisi. Mental Code è l’unico pezzo più aggressivo e che si avvicina al noise presente nell’album, che mescola in maniera perfetta atmosfere alla Throbbing Gristle con il sound dei Bauhaus.Un solo ascolto non serve a chiarire le idee sul lavoro de Il Silenzio Delle Vergini. A cui vanno i nostri complimenti per il nuovo album.

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bandiera_italia    MUSIC MAP

Il Silenzio delle Vergini già dalla ragione sociale (la somma di due grandi film: “Il silenzio degli innocenti” e “Il giardino delle vergini suicide”) lascia intuire una certa passione per la settima arte. E chiaramente questo amore influenza anche la loro opera. Potremo addirittura dire che questo album “Fiori recisi”, il terzo della band, vive in un mondo a cavallo tra la colonna sonora e la canzone nella forma classica. Una miscela interessante e intrigante che, con il dovuto impegno da parte dell’ascoltatore, regala soddisfazione. Nella musica contemporanea l’uso di voci catturate da materiali audiovisivi come radio, televisione o cinema ha origini lontane e una storia lunga, da “My life in the bush of ghosts“ di Brian Eno e David Byrne in poi. Ma la proposta de Il Silenzio delle Vergini mischia le acque, diluendo nella propria musica dei versi recitati trattati con effetti, per farli sembrare battute catturate in una sala cinematografica. Questi versi, però, sono scritti dagli autori per creare sviluppi narrativi e dare una direzione alle loro suggestioni strumentali. Quelle che ne esce è un prodotto molto curioso e originale, a metà strada tra i Massimo Volume e i Calibro 35. Ma forse questo paragone è riduttivo per spiegare la loro musica. Infatti, tra le parti con le battute recitate, le aperture ricche di cori e le fughe strumentali, Il Silenzio delle Vergini tocca diversi registri emotivi, dall’evocativo al solenne, dall’intimo ai momenti frenetici sino a quelli sognanti. Tutto senza mai sfociare nel troppo dichiarato, rimanendo sempre sospesi, senza chiarire tutti i contorni delle vicende, ma facendo percepire perfettamente il senso delle emozioni in gioco. A livello narrativo il filo conduttore dell’album è contenuto nel titolo “Fiori recisi”: le storie raccolte nelle canzoni sono in gran parte legate a cambiamenti, fratture esistenziali, e separazioni. Sono la cronaca di momenti di svolta nelle vite dei protagonisti. Anche Il ventaglio di mondi toccati con questa insolita formula è molto vario: dal dramma sentimentale di “Non ho paura” alla dura cronaca di un cyber-abuso subito in “Fiori recisi”, dagli scenari futuristi di “Mental Code” al mondo gotico di “Cenere” ed a quello onirico de “Il treno dei desideri”. Le ispirazioni musicali sono ad ampio raggio: si va dal post rock alla Explosions in the Sky con aperture Vintage Air (“Non ho più paura”) ai richiami wave dei Cocteau Twins fino agli Stereolab (“Cuore di Farfalla”, “Radici di paradiso”), dalle cavalcate electro (“Necessità”) agli sviluppi art rock (“Gambino”). Un disco vario, ma con un baricentro stabile. Insomma, Il Silenzio delle Vergini, dopo tre album, si conferma un gruppo vivo che cresce, cambia, osa, propone nuove strade. Questo rivela temperamento artistico e voglia di esprimersi. E tutto ciò è molto positivo. Seguite Il Silenzio delle Vergini ed entrate nel loro mondo. Non ve ne pentirete

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bandiera_italia  ROCK IMPRESSIONS

Questo gruppo composto dal chitarrista Armando Greco, dalla bassista Cristina Tirella e dal batterista Francesco Lauro Geruso è amante della sperimentazione, unisce sonorità dark wave, noise, rock, cold wave, qualche traccia di psichedelia e spoken words in un contesto stralunato e gotico, denso di un romanticismo a tinte cupe, con pochi spiragli di luce. Il nuovo lavoro ha cadenze melanconiche e più eleganti rispetto ai lavori precedenti, un processo di raffinamento inevitabile, che matura con l’esperienza. Se da un lato la forza di impatto si smorza, lasciando il posto a riflessioni più pacate, dall’altro il risultato si fa più efficace e penetrante. Musica volutamente concettuale, che accarezza i nostri lati più intimi e oscuri, senza giudizi, ma forse con un po’ di compiacimento per l’esistenzialismo, per chi ha la forza di portarne il peso. Nove brani vi guidano in un viaggio interiore in ambiti talvolta scomodi, ma che tutti prima o poi siamo chiamati ad affrontare.

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bandiera_italia   MUSIC.IT

Quella de Il Silenzio delle Vergini è stata una evoluzione interessante. Il loro esordio sulla scena musicale è stato l'ottimo "Colonne Sonore per Cyborg senza Voce", nel 2017. Un album truce, industriale negli intenti tematici e nella sistematica cupezza che suppurava da ogni traccia. Con il loro EP successivo, "Su Rami di Diamante", la band però decideva per un complessivo cambio di ritmo.L' oscurità che aveva caratterizzato il loro esordio cominciava ad incrinarsi, rivelando, fra le crepe, sprazzi solari, pur immersi in una conturbante psichedelia ("Amore - 003 e 009", ma anche la finale "Guerra"). Il loro nuovo album, "Fiori Recisi", uscito il 6 Marzo, si trova alla fine di questa evoluzione. Con questo lavoro, Il SIlenzio delle Vergini si affranca ulteriormente dalle sonorità cupe per premere l'acceleratore sul versante psichedelico e sul ritmo. Il sound è più accessibile, addolcito da venature pop, capace di avvolgere e stranire l'ascoltatore anche grazie all'uso di registrazioni tratte da capolavori del cinema. La cura del comparto tecnico è indiscutibile, e ogni traccia, dalla più noise alla più orecchiabile, ha la sua distinta personalità. Per quanto riguarda le tematiche, è difficile afferrarne in un album praticamente strumentale. Amore e odio, vite umane dolorose e felici si agitano davanti allo schermo della mente come pure immagini, senza trovare una spiegazione che le sottragga al lisergico mistero che le ha prodotte.Ciononostante, abbandonarsi a questo lungo flusso di coscienza è un piacere. "Fiori Recisi" si apre su un dittico sulle relazioni d'amore, "Non ho più paura" e "Cuore di Farfalla". Due tracce che hanno il sapore fresco e reale dei ricordi e della vita vissuta, bruscamente interrotte da "Mental Code". Veloce e squadrato, appena limato da cori femminili, questo brano sembra riportarci alle sonorità degli esordi, ma è in realtà solo un breve intermezzo. "Radici di Paradiso" riprende il discorso esattamente dove era stato lasciato, lasciando carpire frammenti di una relazione immatura e totalizzante. "Voglio amore o morte, e basta", sussurra la voce di Mathilde, protagonista del famoso film "Lèon", poi si perde nel nulla. Di conseguenza, la seguente "Necessità" ritorna a giocare su questi sprazzi inquietanti, tornando su sonorità più ossessive. "Cenere" trasfigura una drammatica poesia di Edgar Lee Masters in un monologo degno di Euripide.Così anche il trittico finale traghetta l'ascoltatore in un caleidoscopio di citazioni, che la musica plasma e interpreta, commentandole. L'impressione finale dell'album è perfettamente rappresentata dalla traccia finale, "Il Treno dei Desideri". Sebbene si tratti di un album ricco, fatto di chiaroscuri, a un tempo drammatico e solare, ossessivo e delicato, ciò che resta alla fine del viaggio è un senso di catarsi, che ha in sé la consolazione di una forte umanità. "Fiori Recisi" è davvero un ottimo lavoro. Se, in questo momento di totale chiusura, voleste farvi un viaggio senza uscire di casa, non vi resta che farlo partire.

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bandiera_italia   FOTOGRAFIE ROCK

Fiori Recisi è un insieme di cortometraggi dove i testi vengono sostituiti da frammenti di dialoghi, arricchendo, così, di pathos l’intera opera estetica de Il Silenzio Delle Vergini, la cui sola collocazione musicale veste decisamente stretta: un lavoro artistico che riesce a mescolare complessità e leggerezza, lasciando che siano musica ed immagini a raccontare, con sensibilità e maturità, il viaggio ansiogeno che ognuno di noi è destinato a fare, tra mondo reale e virtuale, su binari futuri sempre più incerti e solitari. Ognuno con il proprio treno dei desideri. Con la speranza che non vada mai all’incontrario.

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bandiera_italia   MUSIC TRAKS

Domande scabrose e un andamento musicale anche drammatico si delineano in Non ho più paura, brano d'impatto che apre il disco.Molto più serena l'atmosfera che si presenta in Cuore di farfalla, in cui pianoforte e chitarra dialogano.Molto più cupa l'atmosfera che si riscontra all'interno di Mental Code, ricca di percussioni e drumming, nonché di voci lontane e inintelleggibili.Più vicine le voci di Radici di paradiso, ma non per questo sempre comprensibili, in mezzo a schermaglie che sanno di new wave.Molta claustrofobia e parecchia elettronica si riversano poi nei solchi di Necessità, pezzo guidato da un giro di bassi sul quale si costruisce un umore vibrante e ansiogeno.Considerazioni piuttosto funeree quelle che percorrono Cenere, tra i pezzi più ricchi di pathos di tutto il disco. Passaggio oscuro e a passo lento quello di Gambino.Un racconto al femminile sottolineato dalla chitarra è quello di Fiori recisi, dolorosa title track. Sembrerebbe una citazione da Azzurro Il treno dei desideri, che in realtà rappresenta una conclusione piuttosto malinconica del disco.Progetto interessante e ben svolto, il nuovo album de Il Silenzio delle Vergini sviluppa direttrici rock e post rock per avvolgere un racconto frammentato e più volte spezzato. Un album consistente e ricco di qualità, meritevole di approfondimento.

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bandiera_italia   MICSUGLIANDO

Il nuovo LP è strutturato in piccoli cammeo quasi cinematografici con le parti recitati che funzionano da didascalie per un sound finissimo e raffinato che incrocia le catalessi languide e anemiche dei Cure di Disintegration (Cuore Di Farfalla), le armonie lugubri e solenni intrise di segni soprannaturali dei Bel Canto (Radici Di Paradiso, avvolto in sincopati intrecci ritmici), l’estetica folk psichedelica dei Virgin Prunes (la litania con accompagnamento orchestrale di Non Ho Più Paura propulsa da rintocchi di chitarra acustica), i Kammerspiel claustrofobici e tormentati di Peter Hammill e Lisa Germano accostati ai deliqui barocchi e sinfonici degli Aurora Sutra (Il Treno Dei Desideri, il singolo apripista). La forma preferita dell’universo unico e terribile degli ISDV è comunque uno psicodramma sommerso di inquietanti punti interrogativi agghindati in lied altisonanti di un’intensità quasi wagneriana (Cenere e Gambino quelle più ricche di pathos, la title track quella più tragica e macabra). L’intrigante combinazione di ipnotica tessitura strumentale, declamato vocale destrutturato, dilatata improvvisazione psichedelica e melodrammatico contrasto di piani e di forti con dinamiche vibranti e glaciali trovano una perfetta espressione nel vortice di dissonanze, progressioni melodiche e spezzoni di musica concrete di Mental Code. Con Fiori Recisi, gli ISDV aggiornano in un’opera luminosa ed altamente emozionante la lezione del post rock italiano dei Massimo Volume e dei Giardini di Mirò e per venire a tempi più recenti quella dei Fiori Di Mandy. La musica degli ISDV sono spifferi di vita che trapelano da quel sottile pertugio dello spirito in cui si incontrano speranza, desiderio, ansia, paura e delusione.

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bandiera_italia   IL MEGAFONO

Tre è il numero perfetto, si dice. Lo sanno, evidentemente, anche i musicisti di una band bergamasca che, proprio oggi, partorisce il suo terzo album in studio. Loro si chiamano Il Silenzio delle Vergini e il loro disco si intitola “Fiori recisi”, uscito in coproduzione tra I Dischi Del Minollo e (R)esisto (Audioglobe distribuzione). Nove tracce per un bellissimo viaggio tra sonorità ed atmosfere eterogenee e suggestioni che i nostri musicisti riescono a stimolare grazie ad arrangiamenti impeccabili e alla costruzione intelligente di ogni singolo brano. Sono pezzi in gran parte strumentali, con una struttura sonora potente e raffinata, nella quale si inseriscono di tanto in tanto voci, cori o effetti, oltre a “citazioni” che attingono dal cinema o dall’universo manga. Chi ascolta viene trasportato in situazioni sonore svariate, al punto da non poter definire facilmente un genere specifico, che abbia confini precisi. Il sound ha una matrice che è propria della psichedelia, si può anche parlare di noise o di art rock, ma difficilmente questo disco si può inscatolare in un genere, perché è più un elegante contenitore di visioni ed esperienze musicali poliedriche. Esperienze che si mischiano dando luogo a un prodotto alternativo, seducente, lontano anni luce da logiche più strettamente commerciali. Le atmosfere sono talvolta oniriche, altre volte intimistiche, altre ancora cupe e oscure (come ad esempio in Cenere). C’è tutta l’arte di chi conosce la musica ma va anche oltre la musica, per mutuare altre forme d’arte da coinvolgere, mischiare, plasmare in una nuova dimensione. Il Silenzio delle Vergini, con il loro terzo album, confermano il loro carattere innovativo, la propria capacità di sperimentare, di includere tutto quello che è l’universo di vissuti e di esperienze dei loro componenti. Il loro album è un viaggio da intraprendere, un delicato soffio musicale che spazza via le scorie quotidiane, restituendo il piacere di ascoltare qualcosa di non banale e di indiscutibile qualità.

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bandiera_italia   SYSTEM FAILURE

Qui parliamo di “Fiori Recisi” della band bergamasca Il Silenzio Delle Vergini. In questo album la band utilizza un sound psichedelico con un groove molto potente: le nove canzoni che lo compongono sono intense e musicalmente raffinate e gli inserti vocali utilizzati, insieme alla voce di Cristina Tirella, danno un’atmosfera molto intima. ““Fiori recisi”, perché questo titolo? Perché siamo tutti dei piccoli fiori che nella vita abbiamo passato momenti che ci hanno recisi, metafora e filo conduttore del nuovo lavoro”, secondo le parole della band. Quelle che seguono sono le nostre considerazioni su questo disco. La prima cosa che salta agli occhi di questo album è la potenza sonora ottenuta spesso grazie all’apporto dell’elettronica. La seconda è il mix sorprendente tra sonorità ambient, noise, industrial, post rock ed indietronica. Ascoltando Il Silenzio Delle Vergini pensiamo a band come Nine Inch Nails, God is an astronaut, Depeche Mode, Radiohead e Sigur Ros. Già con l’opener “Non ho più paura” possiamo saggiare atmosfere profonde, raffinatezza sonora ed un gusto accentuato per l’intimità. I refrain sono ammalianti e la ricerca del suono tanto curata. La voce di Cristina Tirella offre un tocco magico alla canzone mentre gli inserti vocali sembrano provenire da un luogo lontano o da un ricordo. Nella successiva “Cuore di farfalla” si passa da un refrain stridente ad un sound ampio e disteso grazie all’ausilio delle tastiere. Indovinati stacchi e variazioni per un tutto tanto luminoso e disteso. “Mental code” è il colpo allo stomaco violento ed ostile che non ci aspettiamo. Con sonorità tra il noise e l’industrial ci porta nel “sottosopra” di Stranger Things o nella dimensione soprannaturale di Silent Hill. Che sonorità marziali e che pezzo! Il migliore della serie a nostro giudizio, quello dove l’audacia della band esce in pieno, nel suo essere ostile e smagliante. “Radici di paradiso” è electro dark wave e ci porta alla mente gli anni 80 del secolo scorso ma pure qualcosa di Computer Magic o dei The Cure. La voce di Cristina Tirella qui prende il comando insieme agli inserti electro. “Necessità” ci porta un refrain di synth tanto alla Nine Inch Nails e anche qui appare l’ostilità audace della band che a noi tanto piace: grazie a “Mental code” e “Necessità” il nostro pensiero si contorce, si distorce e veniamo allontanati dalla quotidiana sbornia mediatica per raggiungere stati mentali mai assaporati o lati reconditi del nostro io. “Necessità” e i suoi refrain è superbamente ipnotica e magnetica. “Cenere” è più cinematografica e la vediamo bene inserita nella colonna sonora di “Blade Runner 2049” o sotto qualche episodio di “Black Mirror”. Qui come altrove tanta potenza sonora e retrogusto sci fi. I muri sonori sono intrepidi! Insomma altra perla del disco dopo “Mental code” e “Necessità”. Parole simili a quelle usate per “Cenere” possono essere usate anche per “Gambino” che sembra una sorta di approfondimento della canzone precedente. “Fiori recisi”, la title-track, sembra fare il verso a qualcosa di “Pornography” dei The Cure in salsa contemporanea post rock super dark. “Il treno dei desideri” chiude il tutto con le sue illuminazioni sonore alla Sigur Ros. Qui ancora muri sonori che sono come una coltre impenetrabile. Songwriting, produzione sonora e mixing sono davvero eccellenti in “Fiori recisi”, un piccolo capolavoro che tanto ci ha stupito, un qualcosa di “anomalo” che colpisce cuore e cervello. Un disco per coloro che sono “sazi” della realtà che non riescono proprio a digerire e cercano stimoli, sensazioni ed emozioni altrove, magari in una dimensione lontana dalla nostra, in un universo parallelo dove perdersi e naufragare deliziosamente…Perchè i “fiori recisi” sono dannati per “costituzione”…e non possono che vivere in un universo parallelo…

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bandiera_italia   INDIE POP MAGAZINE

“Fiori Recisi” è il terzo lavoro in studio de Il Silenzio Delle Vergini, in uscita in coproduzione tra I Dischi Del Minollo e (R)esisto (Audioglobe distribuzione), dopo “Colonne sonore per cyborg senza voce” (2017) e “Su rami di diamante” (2018). La band è formata da Greco Armando alla chitarra, Cristina Tirella al basso, Riccardo Lupi alle tastiere e Francesco Lauro Geruso alla batteria. Cominciamo subito col dire che si tratta di un lavoro caratterizzato da un eccellente songwriting ed un’ottima produzione che ci fa gustare appieno le 9 tracce della band bergamasca. Molto belle le chitarre dal sapore new wave e post-rock che unite alla voce dolce ed ammaliante di Cristina, ad una robusta sezione ritmica ed agli azzeccatissimi inserti vocali tratti da film, regalano all’ascoltatore un mondo sonoro in cui rifugiarsi e perdersi. Un lavoro originale, delicato, sognante, che merita ben più di un ascolto distratto. “Fiori recisi” è fondamentalmente ù un album strumentale (nonostante gli inserti vocali e gli ottimi vocalizzi di Cristina) ma qui non c’è alcun rischio di annoiarsi, in quanto le tracce scorrono che è un piacere, e vi sorprenderete, una volta terminato l’ascolto dell’album, a rimetterlo subito da capo e a cogliere da esso, di volta in volta, sempre nuove ed accattivanti sfumature.

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bandiera_italia   SUFFISSO CORE

È vero che siamo abituati ad ascoltare buona musica da Bergamo, basta pensare ai Verdena, ma questo disco, il terzo in carriera, mi ha colpito per la sua originalità. In un periodo dell’industria musicale e dell’arte in genere in cui tutto appare scontato, Il Silenzio Delle Vergini concede alle stampe nove tracce quasi esclusivamente strumentali ed in bilico tra psichedelia, recitazione, groove potenti e fervore cinematico. ‘Fiori Recisi’ segue di un anno e mezzo ‘Su Rami Di Diamante’ e di circa tre anni ‘Colonne Sonore Per Cyborg’ cercando un’identità sonora ancora più precisa. ‘Il Treno Dei Desideri’ - premiato per la colonna sonora del cortometraggio ‘Seconda ripresa’ con Gabriele Lazzaro - parte con una batteria che trasmette veramente il senso di un vagone in corsa poi arrivano le dolci notte di un pianoforte e versi come “Tutti gli uomini sono in viaggio in un mare di stelle all’inseguimento dei loro sogni.” Un’atmosfera molto familiare che ricorda Gianni Maroccolo e ‘A.C.A.U.’. Il teatro è quello degli orrori, l’alternative rock che piace tanto alle radio è sporcato con inserti noise e Armando Greco è un chitarrista estroso e di talento. L’unico limite è la produzione non eccelsa. In termini di suoni si può fare di più.

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bandiera_italia   SUONI TRIBALI

Il sound provoca emozioni, le immagini evocano viaggi introspettivi, sensazioni che avvicinano naturale e soprannaturale. Questo lavoro offre a ricercatori di finezze, attenti fruitori la possibilità di un cammino sonoro che si sviluppa tra differenti generi, atmosfere, 9 tracce che esaltano l’immaginazione scandendo battiti elettronici Dark e rumorose necessità.

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bandiera_italia   DISTOPIC

Fiori Recisi è il terzo lavoro in studio de Il Silenzio Delle Vergini, ed ha un taglio molto cinematografico: la forma-canzone viene destrutturata e riempita di rumore psichedelico e frasi recitate. Non è un disco di facilissima fruizione, anche perché gli appigli, nell’immediato, sono pochini, ma con il passare degli ascolti si arriva a comprendere meglio il senso delle 9 tracce in scaletta e a definirne i contorni. A noi, sinceramente, l’album ha convinto a fasi alterne (probabilmente dal vivo, con delle immagini, può rendere di più), ma riconosciamo a “Fiori Recisi” una certa integrità stilistica.

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bandiera_italia   TEMPI DURI

Il progetto del Silenzio delle vergini, nasce qualche anno addietro precisamente nel 2016 ad opera di Armando Greco e la bassista Cristina Tirella i quali  messo da parte il precedente  gruppo Tic Tac Bianconiglio , per seguire una nuova avventura seguendo l’istinto dando puro sfogo alla libera dell’interpretazione improvvisazione.Il Silenzio delle vergini è una di quelle band che trovo veramente difficile dargli una catalogazione per colpa di essere  certamente fuori dalle righe in un pentagramma difficile  da interpretare. I brani compongono li possiamo considerare come delle colonne sonore di film nemmeno di facile fruizione popolare li vedo collocati in un qualcosa di trasversale (infatti uno dei brani che fanno parte di “Fiori Recisi” ovvero “Il treno dei desideri”(che non è la cover della più nota canzone di  Paolo Conte  portata al successo da Adriano Celentano),  è stato premiato  per la colonna sonora del cortometraggio “Seconda ripresa”, film nato da un soggetto originale di Armando Greco e di Cristina Tirella, diretto dal regista Brace Beltempo e scritto dallo sceneggiatore Alessandro Di Rosa). Soprattutto per il fatto che i brani sono tutti strumentali ed anche le voci che a volte  notiamo vanno considerate un compound sonoro affine alla musica composta per i vari brani.Non è musica elettronica anche se non ,mancano dei momenti topici come ad esempio la quinta traccia che è intrisa di tastiere e di effettistica elettronica che comunque attinge  dal così detto movimento dei corrieri cosmici, anche se non in modo così profondo. La voce viene  usata per recitare  alcuni testi che ricalcano la volontà di essere  fuorvianti per via della scrittura complessa di cui sono intrisi. IL brano d’apertura si apre con un arpeggio di chitarra e subito irrompe una domanda esistenziale  “Vuoi andare a letto con altri uomini ? e la ragazza a cui viene rivolta la domanda  si fa una risatina quasi isterica  e gli risponde “Ma che domanda strana però” a questo punto ho pensato che per fare una domanda del genere il rapporto tra i due  debba a ver avuto dei problemi e lui forse in una escursione di altruismo le fa quella domanda .IL tutto in un contesto musicale quasi astruso certamente avulso da qualsivoglia discorso commerciale ,anche se il brano conclusivo “Il treno dei desideri” ha le stesse prerogative è stato scelto come singolo per la rotazione  radiofonica. Altro bel momento del disco è “Radici di paradiso” soprattutto per il tappeto sonoro creato dalla voce di Cristina Tirella me li fa avvicinare ad alcune cose di Liv Cristine .  Per concludere posso dire che certamente questo è un progetto interessante sicuramente da approcciare però con cautela  perché si tratta di qualcosa di particolare e richiede un attenzione  maggiore rispetto al normale quindi siete avvisati .

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bandiera_italia   AIM

Bello ed intenso, una piccola grande opera Psichedelica in cui è possibile anche vedere oltre che ascoltare. Un Disco non semplice, che ha bisogno di essere ascoltato per essere compreso,distante anni luce dal mondo Pop dove al primo ascolto ti arriva tutto.Si potrebbe riassumere tutto con la frase che apre il Disco..."Vuoi andare a letto con altri uomini?...(che strana domanda però)...perché se volessi per me sarebbe ok!"Ed è proprio questo che lo rende a mio giudizio un lavoro di livello alto,l'amore in altre forme per quanto non compreso è pur sempre amore,e puoi dirlo in maniera corretta oppure dirlo come veramente la pensi.La mia impressione è che la Band abbia detto ciò che voleva senza badare a vincoli musicali.Ipnotiche "Non ho più paura" "Cuore di Farfalla" e "Mental Code",ma in realtà tutti i 9 brani sono un momento di puro piacere. Decisamente un plauso all'autore che ha saputo concentrare le sue visioni in un Disco così ben fatto. Un ottimo Album che ci obbliga ad andare ad ascoltare i lavori di questa interessante Band Bergamasca

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bandiera_italia    TREMILA BATTUTE

È un esperimento molto particolare e lodevole quello che fanno gli Il silenzio delle vergini nel loro terzo album, Fiori recisi: partendo da una base musicale che pesca principalmente dall’oscurità della new wave e dall’ariosità del post-rock, spruzzando il tutto di elettronica, la band costruisce un percorso in cui la voce di Cristina Tirella si limita a vocalizzi evocativi e le parole sono affidate a brani tratti da film. Una sorta di colonna sonora immaginaria di una storia unica composta da vari frammenti, che rinsalda la commistione di influenze che è alla base del progetto, nato nel 2016 e arrivato all’esordio l’anno seguente con l’album Colonne sonore per cyborg senza voce, ispirato fra le altre cose dall’anime Cyborg 009 di Shōtarō Ishinomori. Il filo conduttore del disco sembra essere la fragilità, visto che il titolo esprime un concetto che la stessa band spiega: “siamo tutti dei piccoli fiori e nella vita abbiamo passato momenti che ci hanno recisi”. Gli inserti audio parlano di vite problematiche, come nel caso della title track dove l’esperienza di una ragazza vittima di cyberbullismo ci viene sbattuta in faccia dalla sua stessa voce o di Non ho più paura, la traccia di apertura, dove è la malattia a insinuarsi gradualmente, ma anche la tranquillità di certi momenti è relativa: l’atmosfera lieve di Cuore di farfalla include un frammento spensierato di Buon compleanno Mr. Grape, film in cui un giovane Leonardo di Caprio interpreta la parte di un ragazzo autistico, mentre Radici di paradiso nel suo breve inserto non può certo esplicitare completamente la parabola di caduta e redenzione del Leon di Luc Besson. Musicalmente il disco è vario, con basso e batteria a creare il sottofondo e chitarra e tastiere a colorare il tutto, pur mantenendo quasi sempre una certa vena ansiogena di sottofondo. Fra episodi cupi ed elettronici come Necessità e sfoghi distorti trattenuti a stento fino a metà brano come Mental code passa una sottile linea di disagio, un effetto claustrofobico che permea anche le canzoni più ariose come Cenere, testo poetico adagiato su un tappeto elettronico che ricorda certe atmosfere di Vangelis. Quello che manca però è l’energia, anche laddove i suoni si fanno più muscolari. i brani di Fiori recisi sono perlopiù indecisi fra la volontà di avere una forma canzone e la necessità di mettersi al servizio degli estratti audio, stazionando in un limbo che impedisce di dare una struttura coesa al lavoro. Non aiuta che gli estratti siano spesso confusi, disturbati o mantenuti a livello troppo basso, una scelta stilistica che amplifica l’effetto finale: quello di un collage sonoro ben architettato e suonato, pieno di influenze, ma così voglioso di andare da più parti contemporaneamente che alla fine non riesce a prendere una direzione precisa. Gambino è un esempio emblematico: ad una base sonora che pesca anche dall’industrial si aggiunge un monologo di Morgan Freeman tratto da Le ali della libertà, ma quando c’è la voce la musica si defila e al posto di uno spoken word ben amalgamato si ottiene un brano dove voce e musica collaborano solo saltuariamente. Fiori recisi è un’occasione mancata, perché emergono dovunque tecnica e creatività. C’è il coraggio di sperimentare con le strutture ma non coi volumi, un’ispirazione originale ma confusa, la voglia di raccontare qualcosa che si scontra con quella di intessere tessuto sonori. Se gli Il silenzio delle vergini (nome dicotomico di per sé, visto che è l’unione di due film distanti fra di loro come Il silenzio degli innocenti e Il giardino delle vergini suicide) riusciranno a dare ordine alla loro bulimia creativa si ritroveranno di sicuro con un disco molto migliore di questo, senza bisogno di strafare.