Articoli

press-review ROBERTO MY

 

bandiera_italia    ROCKERILLA


Roberto My è un veterano della scena indie italiana (negli anni '90 ha fondato i Volcano Heart, quindi ha partecipato a compilation di culto come "Metal Machine Muzak" della Gamma Pop, insieme a gente del calibro dei Massimo Volume) e "Flares" segna il suo ritorno sul palcoscenico nelle vesti di autore. I sei dischi del brano sono un epitome della sua carriera e un omaggio elettrico e vibrante alle sue muse (Dinosaur Jr, Neil Young, il rock alternativo degli anni '80 e '90). Manca forse il pezzo in grado di scuotere le fondamenta, ma la qualità complessiva è più che buona e le atmosfere oscure e toccanti - in odore di "Tonight's the Night" - di "Black Sky" sanno come lasciare il segno.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia  ONDA ROCK

La storia dei bolognesi Volcano Heart, di cui Roberto My costituisce il fondatore e frontman, copre persino vent’anni e più, ma di loro non esistono che quattro o cinque dischi, e perlopiù Ep o demo (e quelli lunghi non sono affatto lunghi). Uno di questi è proprio l’esordio solista di My, “Flares”, trentacinque minuti scarsi di durata spartiti in pochi brani lunghi e tortuosi, a partire da “Motherland”, tutto ricami lisergici e canto accorato. “Last Summer Of Ruins” si gioca sul contrasto tra strofe e assoli quasi eterei e un vasto non-ritornello corale dall’irruenza quasi grunge, ma ancora più coraggiosa suona “Black Sky”, placidamente spettrale, un Wyatt che fronteggia i Galaxie 500. In “My Sign On You”, dieci minuti di concitazioni, febbri ritmiche e duetti con il sax (Gianluca Varone, ex compare) l’autore affresca persino la sua personale “Marquee Moon”. In fondo dell’opera sta “Congo”, puro gioco di rifrazioni chitarristiche. Nonostante lo iato di quasi tre lustri, è un disco che prende abbrivio dall’ultima pubblicazione dei Volcano, il mini “Afternoon Pleasures” (2005), e in particolare proprio il brano di chiusa, i sei intensi minuti di “Peeling Walls”. E’ un’aggiunta alle voci del rock nostalgico rurale d’ascendenza Grant Lee Buffalo, forse ispirato anche dai dischi del ritorno di David Crosby, ma My non fa solo revivalismo, fa soprattutto una musica in cui la vocazione atmosferica prevale nettamente su quella lirica. Le strutture e le esecuzioni interessano poco, contano i timbri – produzione discreta di Danilo Silvestri –, i tempi dilatati, e qualche prezioso, asprigno dissidio tonale. Anche un’umile lezione: meno è più

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   RADIOCOOP

Dopo una lunga esperienza con i Volcano Heart, parte la carriera solista di Roberto My con sei brani che tracciano da subito un quadro convincente del nuovo percorso artistico. C’è una componente pop alla Prefab Sprout che si affianca a sonorità più aspre care a nomi come Thin White Rope, Dream Syndicate, Dinosaur Jr, Replacements, agli album più ruvidi di Neil Young, addirittura a certi brani degli Husker Du di “Warehouse”. Decisamente ottimo

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia  MUSIC MAP

Il viaggio di ritorno dall’ufficio a casa dura circa quarantacinque minuti. Appena esco avviso mia moglie, poi chiamo mammà perché mi sembra giusto: in una decina di minuti me la cavo, poi mi posso dedicare al mio angolo di intimità tra la pazza folla del metrò meneghino. Nel lettore mp3 tengo i dischi che devo recensire: a volte è un piacere, a volte meno. Ma non si sa mai, ho sempre una compilation (scusate: oggi si chiama playlist) d’emergenza alla quale mi rivolgo quando l’album del giorno è una pallazza insostenibile: si intitola “metrò” – bella fantasia – e contiene una ventina di canzoni che cambio a rotazione ogni paio di mesi. La playlist “metrò” è buona per tutte le occasioni: se sono stanco, nervoso, scocciato, assonnato, euforico: mi salva comunque, specie quando partono “Transgender dysphoria blues” degli Against Me! o “The authority song” dei Jimmy Eat World. Bene: negli ultimi quindici giorni la playlist “metrò” è rimasta dormiente, né ho nutrito alcun dubbio su cosa mettere in repeat ad ogni viaggio, ivi comprese alcune mattine in cui ho coperto il tragitto casa-ufficio senza la compagnia di mia moglie (siamo colleghi) e quindi me lo sono ben volentieri sparato pure all’andata. Perché è ottimo anche in inizio di giornata, non solo in chiusura. Sto parlando dei trentaquattro minuti di “Flares”, che su etichetta I Dischi Del Minollo segna il ritorno (la conferma? Il rispolvero? La rinascita? La riaffermazione?) di Roberto My, già fondatore e motore dei Volcano Heart, band di stanza a Bologna che conobbe una certa notorietà a cavallo del millennio. Esauritasi la parabola dei Volcano Heart con “Afternoon pleasures” (2005), “Flares” rappresenta di fatto il debutto di Roberto come solista, un lavoro sorprendente per lucidità, franchezza, coesione e coerenza, nonché per il rispetto e la devozione tributati ai trascorsi. C’è qualcosa di mirabilmente desueto nelle sei tracce che lo compongono, inzuppate di una vitalità antica che infonde nuova linfa ad una scrittura sì lineare, ma di ineffabile efficacia e corposa sostanza: c’è in “Flares” tutta l’incrollabile fedeltà alla linea di questa figura defilata, quasi un reduce di quel sottobosco indie italico un po’ perso nel tempo, ma sempre vivissimo sotto la cenere. Il bello di dischi così sta nella loro semplicità: riportano tutto a casa, e ci mettono la faccia, senza troppi calcoli o ragionamenti. Pezzi dritti in 4/4 più o meno velocizzati, con il trio (insieme a Roberto ci sono Micol Dal Pozzo al basso e Pasquale Montesano alla batteria) a macinare indefesso rigurgiti di anni novanta tra Bob Mould e J Mascis, ma senza esagerare. Lo stile vocale di Roberto e certe inflessioni sul ritornello dell’iniziale, suadente “Motherland” ed in certe anse sinuose della lunga ballata rallentata di “Black sky” (preziosa l’armonica a conferire un ché di distante e polveroso) mi hanno ricordato his majesty Richard Butler (Psychedelic Furs, Love Spit Love), che per il sottoscritto è il più grande cantante mai esistito, ma questo è un altro discorso, pace, amen. La chitarra disegna di quando in quando brevi assolo sbilenchi e secche frasi asciutte che posso unicamente definire rock, tra sentori di Locust Fudge e concessioni più datate agli ultimi 80’s o sortite che lambiscono gli anni zero (zona James Murphy, per citarne uno), ricreando una magia che mai pare essersi interrotta. Sfilano così sei ballate elettriche più intristite che nervose, dalla confortevole “World of sound” all’incalzante “Last summer ruins”, gemme di prodigiosa lucentezza in un disco il cui apice è raggiunto dai dieci minuti di “My sign on you (part 1 & 2)”, lanciata da un up-tempo quasi kraut guidato dal basso e cullata - dalla metà in poi - da una struggente malinconia, sublimata dal sax frenetico di Gianluca Varone nel fremente crescendo finale. Sulle ultime note sospese dello strumentale “Congo” - etereo e attendista, poi scosso ed agitato - io sono esattamente sulla porta di casa: di questo disco, anche la durata è perfetta. A domani.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia  L'ULCERA DEL SIGNOR WILSON

Quando la musica è la tua passione e non è solamente un "mestiere" come tanti, è chiaro che essa ritorni a galla continuamente, anche a distanza di tempo: anche se si è costretti a fare altro per vivere; anche se la tua band si è sciolta; perfino se hai avuto momenti di lunghe pause. Questa premessa è un pensiero personale che mi tocca intimamente, ma sono sicuro che non dev'essere dissimile dalle esperienze artistiche di Roberto My, storico musicista della scena indie italiana, che torna con questo nuovo "Flares" dopo anni di apparente pausa. Andiamo per ordine e facciamo un po' di chiarezza insieme, in barba alle interpretazioni personali, che potrebbero lasciare il tempo che trovano. Roberto faceva parte di una band storica del rock alternativo psichedelico italiano, ovvero i Volcano Heart; con loro ha pubblicato una manciata di dischi – ed altrettanti demo in precedenza – oltre ad aver partecipato ad alcune compilation importanti della scena nostrana. Dopo lo scioglimento del gruppo però – come accennavo in apertura – la passione per la musica non si è fortunatamente sopita: inizialmente Roberto si è cimentato in riletture “unplugged” dei vecchi brani dei Volcano Heart, ma la voglia di continuare a scrivere e di proporre quindi materiale nuovo è restata inalterata: seppur a qualche anno di distanza, il risultato si è concretizzato finalmente in "Flares", il primo disco solista dell'artista in questione. "Flares" è un lavoro che brilla di luce propria, un album che ci riporta ad un periodo in cui la scena alternative era vivissima ed “indie” aveva probabilmente un significato diverso da come lo intendiamo oggi, tuttavia non si tratta di un lavoro nostalgico, perché suona freschissimo e nuovo, seppur con dei chiari riferimenti in testa... e non potrebbe essere altrimenti. "Motherland" apre il disco con chitarre sfavillanti ed una melodia rilassata: la parola d'ordine è introspezione, secondo caleidoscopiche angolazioni. "World of sound" è un altro brano disteso e scorrevole:una visione personale della psichedelia cantautorale che riporta alla mente la scena alternativa americana degli anni '90, benché rivisitata e corretta mediante i canoni dei giorni nostri. È partecipe di melodie che colpiscono, attorniate da una sezione ritmica precisa ed incalzante – ma non aggressiva – arricchita da maestose chitarre in evidenza. "Last summer ruins" è una canzone che pare partire con mood malinconico e notturno, salvo poi tramutarsi in sonorità ruvide e accattivanti, le quali sembrano lasciar intendere che un certo tipo di rock non è mai morto – fortunatamente! Anche "My sign of you" è un brano dalle due anime: è energico e melodico; ha la forza della hit. Si apre poi ad una curiosa coda psichedelica sul finale in cui svetta un piano elettrico molto settantiano e un sassofono intenso – suonati dagli "ospiti" Federico Festino e Gianluca Varone – a cui si intrecciano interessanti ed efficaci ricami chitarristici. "Black Sky" ha un mood particolare ed è coerentemente riflessiva, senza rinunciare alla trama e a coriacee chitarre (notevole il solo centrale ndr). Un mix intrigante tra il Neil Young di "On the beach", i God Machine più tranquilli, gli Screaming Trees e certe geometrie acustiche stile Geoff Farina. "Congo" chiude l'album ed è una traccia insolito, intrigante, completamente strumentale. In grande spolvero la band, che – è bene ricordarlo – oltre a Roberto alla chitarra (e negli altri brani, ovviamente, alla voce), vede in line-up Micol Del Pozzo al basso e Pasquale Montesano alla batteria. Un album eccellente dunque, che rivela come una precisa maniera di fare musica sia viva e pulsante anche all'approssimarsi degli anni '20: un piccolo miracolo, nel quale melodia e tematiche riflessive si stendono su un tappeto sonoro preciso ed avvolgente. Poi (finalmente) si torna a parlare di chitarre in primo piano e ciò è veramente positivo per me: in tempi come questi non è certamente poco se si pensa a cosa sta succedendo oggi in Italia musicalmente. Avere sostanza artistica e fare dei bei soli di chitarra all'interno di un disco indie sembrava diventato fino a pochi mesi fa quasi una chimera, ma Roberto My & co. sono fortunatamente in controtendenza! Dunque complimenti a Rob e ai suoi colleghi: la dimostrazione che la costanza e la passione vincono sempre. Non importa quanto tempo ci voglia, non importa se ci sono stalli prima di “tornare a vivere” con e nella musica. La determinazione rock porta sempre a ottimi risultati come questi.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   INDIEPERCUI

Rimettersi in gioco, creare, comporre, dopo dieci anni di assenza, dopo anni passati a rimuginare sul tempo e su quel che è stato alla ricerca di un nuovo stimolo per ripartire. Roberto My ritorna con Flares, dopo il progetto Volcano Heart ritorna con un disco dal sapore puramente settanta dove un Neil Young più intimo e notturno sembra cantare i pezzi degli Smiths attraversando città metropolitane abbagliate dalla luci dei fari di un mondo in dissolvenza continua. Il suono che ne è esce è un concentrato di riff ipnotici che non risparmiano bisogno di costruire, riff capaci di creare un’omogeneità di fondo che non tradisce le aspettative, ma che piuttosto crea una solida base per un album dove pezzi come l’iniziale Motherland, Black Sky o Congo sono parti essenziali per definire una poetica d’insieme costruttiva e tenace. Flares è un rimettersi in gioco quindi segnando un nuovo corso che nella polvere del tempo ritrova il desiderio di stupire nuovamente.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   IL BLOG DELL'ALLIGATORE

questo Flares è fatto per passione, con i suoi sei pezzi dilatati/dilatanti ... Sei pezzi soltanto, sì, ma il numero 4 è doppio, per la lunghezza e quel (Part 1 & 2) nel titolo ...Da Motherland, pezzo orgogliosamente rock, con le chitarre in primo piano, un bel cantato intenso e partecipe ... bello il video che consiglio di vedere (si veda il link nell'intervista stessa) ... da cinema underground ... a Last Summer Ruins, gran bel pezzo, con una certa vibra, una certa attitudine grunge, non solo per l'uso del Big Muff (un pedale distorsore per chitarra) ... Aggressivo e rock come piace a noi (anche dal vivo deve fare la sua porca figura). Piatto forte è, come detto prima, My Sign On You (Part 1 & 2), ballatona acida molto youngiana (da Neil Young), con chitarre a briglia sciolta, un'elettricità di fondo e un gran bel ritmo nella prima parte, il brano diventa poi strumentale, con la band a darci dentro come un solo uomo (e ogni volta ci senti cose diverse), il sax, la dilatazione a mille ...Bello, bello, ma non è da meno il pezzo seguente Black Sky. Black Sky, malinconico indie-rock all'inizio, con l'armonica, il ritmo lento, poi il cantato, corale, che ne fa un piccolo inno dell'indie-rock nostrano, nei suoi quasi 7 intensi, intensissimi minuti. Chiusura poetica, con lo strumentale Congo, la chitarra a deliziarci, così tanto da farci venire voglia di farlo ripartire. Bravo Roberto My, ripartito con questa fiammata!

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia  SUONI TRIBALI

Può capitare che dopo aver cavalcato un decennio fertile musicalmente parlando si torni a respirare quella brezza, quel soffio di epica voglia e grande onestà artistica capace di far ripartire anche a distanza di anni, con un progetto nuovo, promettente, Roberto My,chitarrista e cantautore romano, gli anni ’90 da protagonista dell’underground italiano con i Volcano Heart da lui fondati a Bologna, una band ispirata dalle atmosfere Indie-Rock americane, ora il ritorno in sella con un progetto solista ben confezionato, Flares. L’album breve ma intenso esordisce sui digital store il 7 dicembre 2018 ma arriva in tutti i negozi di dischi il 18 Gennaio 2019 pubblicato dall’etichetta indipendente abruzzese I Dischi Del Minollo, un debutto ben radicato in quelle sonorità culto del decennio nineties ma dai rimandi anni ’70, Psych-Rock alternativo, Garage improntato sulle classiche linee Rock&Roll, chitarra, basso e batteria, soprattutto tanta chitarra elettrica ben marcata, arrangiamenti curati, Roberto My si divincola insieme alla band miscelando momenti tirati a ballad melodiche. 6 le tracce incise, dove ritroviamo un po’ Greg Dulli e un po’ J Mascis ma non mancano riferimenti a Steve Wynn, quasi 35 min di musica avvolgente, un ritorno al passato sognante, di grande respiro, una fiammata psichedelica che funziona e piace.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   MICSUGLIANDO

In questo lavoro Roberto recupera le sue radici psych rock confezionando soluzioni sonore che rastrellano suggestioni armoniche dalle ballate elettriche e sulfuree degli Afghan Whigs, dalla psichedelia acida e lugubre dei Dream Syndicate, dal desert-rock cupo e visionario dei Thin White Rope. Il formato delle sue composizioni che mantengono sempre il background vibrante del blues e la violenza brada del punk pur inserito nella predilezione per la ballata nevrotica e disperata di Neil Young applica tecniche di arrangiamento in cui mentre la melodia basica si sdipana lineare, la chitarra cambia solfa di continuo passando dalla psichedelia all’acid rock, dallo schitarrare jingle jangle del folk rock alla distorsione demoniaca dello psichobylly mentre la sezione ritmica tiene quasi sempre un passo marziale. Ne derivano così con omogenea naturalezza canzoni lineari e semplici come il blues rilassato di Motherland intriso di nostalgia alla Nick Drake, la ballata depressa con contrappunti raga di World Of Sound ma anche brani più articolati come la ballata di Last Summer Ruins con brividi psichedelici che trasudano sconfitta e disperazione e un assolo intermedio sognante e fluttuante mentre accordi squillanti conferiscono rotondità all’intera struttura. Quest’arte capace di sviluppare idee complesse partendo da input stilistici apparentemente innocui ma poi ampliandole in soluzioni di più ampio respiro trova i suoi momenti migliori in My Sign On You uno psychobilly tiratissimo (arrangiato con due chitarre e sax tenore) che si distende in una trenodia disperata propulsa da una scintillante (e infernale) tecnica chitarristica che si muove passando inaspettatamente dal rock blues al garage rock. Un’altra vetta è la seguente Black Sky una ballata notturna che si apre con un armonica arcana e piccoli contrappunti psichedelici aggiungendo strati e strati di dolore e concludendosi con un impasto sonoro che sembra osare qualcosa di più coraggioso della nera disperazione quasi in antitesi del rock blues che epitomizza. Il brano finale Congo (l’unico totalmente strumentale) è un altro psych rock che si avvolge compulsivamente in spirali di dolore fino a lambire il minimalismo concettuale. Il binomio malinconia e melodia si muove in perfetta sincronia con lo zeitgeist del tempo ma nelle sue tessiture luccicanti Roberto My usa una tecnica di dissonanze melodiche e stilistiche per spargere un denso impatto sonoro sul canto (che ha costantemente un tono serafico) creando una forma di armonia che prende quota ma senza mai galvanizzarsi veramente e interpretando musicalmente e magistralmente claustrofobie e alienazioni esistenziali. Accanto al trio base danno una mano Federico Festino dei danesi Me After You (piano elettrico; autore anche dell’artwork) e Gianluca Varone (sax tenore). Produzione, registrazione e missaggio sono di Daniele Silvestri.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   ROCK GARAGE

Roberto My inizia il suo percorso musicale negli anni 90 quando come fondatore e frontman dà vita ai Volcano Heart, di stanza a Bologna, una sorta di indie rock band iscritta al club della musica americana che esistono dal 1994 al 2006 ma di cui vi restano poche testimonianze discografiche. Hanno infatti realizzato due demo più alcune partecipazioni a varie compilation. Al loro attivo come Volcano Heart ci sono anche un album omonimo autoprodotto nel 2002 e un EP o mini LP intitolato Afternoon Pleasures uscito nel 2005. Negli anni novanta, i suoi anni universitari, Roberto My oltre a suonare e cantare nei Volcano Heart, suona il basso nei Terapia D’Urto, una band noise rock formata dai fratelli Matteo e Luigi Morra, due suoi amici originari del Salento come Roberto My (di Lecce). Tra la fine degli anni 90 e i primi 2000, suona pure la chitarra nei 3000 Buchi dell’amico Stefano Rosanelli. Dopo lo scioglimento della band, Roberto My che nel frattempo si trasferisce a Roma (e in seguito a Rimini), dopo un periodo in cui la sua grande passione per la musica lo vede relegare quest’ultima ai margini, finalmente si decide a dedicarsi ad una carriera solista che pur ricca di soddisfazioni fa aspettare tutti oltre 10 anni per ritrovarci con questa sua nuova avventura discografica dal titolo Flares. Già il titolo del CD è per lui assai illuminante in quanto Flares significa bagliore ma anche fiammata, la luce nella notte, la luce in fondo al tunnel. Le influenze musicali di Roberto My sono molteplici ma riconducono ai Dinosaur Jr, Afghan Whigs, Mudhoney, Grant Lee Buffalo, Stooges, Robert Wyatt e Neil Young per fare qualche nome. Flares resta in ogni caso un caleidoscopio musicale assai variegato ed è composto da 6 pezzi da lui stesso scritti in cui si sente però una voce non certo esemplare e potente che canta in lingua inglese. Registrato ai Green Mountain Audio di Roma, vede tra gli ospiti il polistrumentista Federico Festino (che ora vive a Copenaghen e fa parte dei danesi Me After You), al piano elettrico in World Of Sound e My Sign On You. Roberto è aiutato in questo disco dall’amica Micol Del Pozzo al basso e da Pasquale Montesano alla batteria che milita nella band romana Mia Wallace. L’ingegnere del suono e gran suggeritore di idee durante la registrazione di Flares, rilevandosi una scelta azzeccata è Danilo Silvestri dei Giuda, altra formazione romana. Black Key è il pezzo più vecchio presente nell’album e dai temi spettrali mentre My Sign On You Part 2 e Congo sono invece due brani strumentali. In Mothertland dalla chitarra cristallina e World Of Sound (alla Dream Syndicate) sono i testi ad avere un significato importante sul concetto del potere basilare ed essenziale che esercita la musica nel condurre alla salvezza dell’anima. In My Sign On You al sax tenore invece appare Gianluca Varone che era presente nell’ultima formazione dei Volcano Heart. Le foto di copertina del CD sono ad opera di Valentina Paniccià mentre ritraggono le strade sfocate di Dublino. 6 pezzi tutti sopra i tre minuti ma per un totale di meno di 33 minuti. Brani lunghi e tortuosi, cavalcate e ricami lisergici. Rock nostalgico dai ritmi e tempi dilatati, suoni eterei e la chitarra sempre sovrana. Last Summer Of Ruins pesca nel territorio grunge con Seattle dietro l’angolo. Disco piacevole e soddisfacente ma si può fare di meglio.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   DISTOPIC

Un ascolto piacevole. Senza particolari guizzi, ma con un equilibrio che alla fine favorisce il rapido riascolto. Insomma, “Flares” è 34 minuti attorno alle coordinate del rock americano (con chitarra sempre in bella mostra), un disco che non annoia e che accompagna l’utente con garbo lungo un percorso rassicurante fatto di melodie carine e arrangiamenti efficaci. L’album di Roberto My non guarda ai nuovi modelli del rock ma pesca a piene mani da un passato ancora gravido di idee. Non copia, ma le influenze – per esempio – di un Greg Dulli più morbido si sentono tutte. I sei episodi in scaletta impressionano positivamente al primo ascolto e il cantato del Nostro è perfetto. Ok, forse si poteva osare di più, ma nel complesso il disco funziona.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   SOUND WAVES 'ZINE

Prendete una buona dose di esperienza, aggiungeteci delle idee innovative e condite tutto con una quantità giusta di semplicità, non è una ricetta di un dolce o di una pietanza ma sono le caratteristiche principali che determinano la riuscita di “Flares” l’album di debutto di Roberto My, disco pubblicato per l’etichetta I Dischi del Minollo. Facciamo un passo indietro e scopriamo chi è Roberto My così magari vi renderete conto che non è un vero e proprio debutto. La storia di Roberto My inizia negli anni ’90, quando fonda i Volcano Heart, band indie-psych-rock che ha realizzato 2 demo (il secondo è stato demo del mese per Rumore di novembre 1996), partecipazioni a compilation di culto (“Metal Machine Muzak” della label Gamma Pop, insieme a Massimo Volume, Cut, Ulan Bator e Three Second Kiss, tra gli altri), un album omonimo autoprodotto nel 2002 e un Ep, “Afternoon Pleasures”, uscito nel 2005. Dopo lo scioglimento dei Volcano Heart, My intraprende la carriera solista e si cimenta nella rilettura di alcune canzoni del gruppo in chiave semi-acustica. Da qui nasce la voglia di scrivere pezzi nuovi e di tornare a suonare con una band. “Flares” rappresenta un nuovo inizio per Roberto, che in questo album sperimenta nuove soluzioni sonore e dà forma compiuta alle sue idee. Dunque un debutto sulla carta ma tanta esperienza da vendere e che ha sfruttato per concretizzare i suoi pensieri, portandoli in musica. Stiamo parlando di sei brani, che trascinano l’ascoltatore verso una dimensioni surreali, dove una chitarra esaltata da una sezione ritmica minimale riesce a creare nell’insieme sonorità ricche di prepotente energia, che il bravo Roberto riesce a controllare e alleggerire in alcune parti dell’album. “Flares”, non è il solito album composto giusto per, qui siamo di fronte a un musicista che riesce ad ottenere il massimo con il minimo e ne sono la dimostrazione brani davvero belli come My sign on you (part 1 & part 2) , Word Of Sound, Congo e chiedo venia per aver escluso gli altri brani meritevoli comunque di attenzione. Non è facile oggi giorno trovare artisti che riescono a trasmettere vibrazioni positive come è successo con “Flares” dunque bravo Roberto e brava anche l’etichetta I Dischi del Minollo per aver creduto i in questo progetto.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   CORNER MUSIC ZINE

La passione è una qualità che ti fà scavalcare muri di ogni tipo e che ti rende capace di qualsiasi cosa. Un esempio calzante è “Flares” il nuovo lavoro di Roberto My (I dischi del Minollo) un disco che segna, si far per dire, anzi per scrivere, l’esordio di un musicista come Roberto che bazzica l’ambiente musicale da circa dieci anni e che dopo una pausa di “riflessione” presa dalla sua band (Volcano Heart ), decide di iniziare un nuovo percorso, sulle tracce di quello che un tempo era definito indie-rock: chitarra, basso, batteria e soprattutto elettricità. I sei brani inclusi nell’album rispecchiano le sue passioni musicali (Dinosaur Jr, Afghan Whigs, Neil Young), con una buona dose di tocchi personali che rendono “Flares” davvero bello. Siamo di fronte a suoni finemente elaborati che trasmettono vibrazioni positive a partire dal brano di apertura da cui è stato realizzato il video ufficiale “Motherland”. “Flares” è un concentrato di esperienza e buona capacità compositiva dove man mano che proseguiamo l’ascolto andiamo in contro a soluzioni musicali lineari, semplici ma che riescono ad andare dritto al segno, senza se e senza ma. Un’artista completo che con naturalezza disarmante propone diverse soluzioni musicali andando a suonare anche riff più morbidi, con una dose melodica sufficiente a penderti per mano e accompagnarti alla fine di questo percorso senza rimpianti perchè premendo play possiamo nuovamente viaggiare in atmosfere rilassanti. In “Flares” non troverete assoli vorticosi o linee ritmiche articolate, ma potrete apprezzare tutta la naturalezza e semplicità con cui Robeto My si è voluto rimettere in gioco, vincendo e convincendo, welcome back my friend!!

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   SOUNDS GOOD WEBZINE

Sei brani che segnano il debutto di Roberto My già noto alle scene musicali sin dagli anni ’90 con la storica band dei Volcano Heart. “Flares” è l’album che raccoglie questo percorso pubblicato per I Dischi Del Minollo, un viaggio della durata di circa trenta minuti dove Roberto mette a frutto la sua vena musicale regalando intensità e dinamismo. Un avvio energico con la open track “Motherland” regala un bel connubio tra leggerezza e grinta creando la giusta atmosfera per ottenere un bell’impatto sonoro. Un ritmo che si fa sempre più inteso con le tracce “World Of Sound” e “Last Summer Ruins” per raggiungere poi l’apice con la bella “My Sign On You Pt.1” dove la linea vocale di Roberto sostiene molto bene il resto degli strumenti, generando così ballate corpose e originali. Un meritato riposo con la bella e melanconica “Black Sky”, dove si possono apprezzare idee minimali ma che fanno il loro effetto diffondendo durante l’ascolto vibrazioni positive. “Flares” si chiude con “Congo”, ancora una traccia leggera che solo nel finale esplode con un vulcano in eruzione grazie ad un ottimo dialogo tra le due chitarre una pulita e una distorta che si vanno piacevolmente a scontrare con una sezione ritmica semplice e lineare, ma che dà il suo contributo alla causa in maniera egregia. Gradito ritorno per Roberto My che con il suo “Flares” vince e convince dimostrandosi perla importante nel panorama italiano underground.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia  ASCOLTARE SCRIVERE

Segue la scia di un ottimo rock alternativo di quelli tradizionali, che rilucida con spiccati saporì retrò. Roberto My è l’autore di questo interessante ritorno dal titolo “Flares”, un fantasioso artista che propone sonorità altalenanti tra un deciso suono aggressivo e un amalgama più leggera che dà come risultato finale un disco dalle movenze ritmiche e ben assestate. Un primo “sparo” con “Motherland” da cui è stato tratto un bel video segna l’inizio di un disco che promette bene la cui orza principale risiede in una amena fruibilità, si prosegue con “Word Of Sound” che insieme a “Last Summer Ruins” rendono “Flares” un cd ancora più increspato che riesce a catturare per condotti ludici e benefica frivolezza, marcando ancora di più quell’impronta indelebile che risiedeva già nel suo modo di proporre musica con la sua “vecchia” band dei Volcano Heart. “My Sign On You Pt 1” segna il picco massimo di ritmica e potenza, per poi ripiombare in un sound più finemente ricercato con il bel contributo di una fisarmonica a bocca che rende tutto ancora di più seduttivo e ricercato e molto dolce “Black Sky”. Il sipario si cala con la Out track “Congo” bella da ascoltare, semplice da interpretare anche perchè qui i testi hanno la loro importanza a dimostrazione che Roberto ha curato tutto nei minimi dettagli senza lasciare niente al caso riportando l’album a ritmiche dentro quadretti placidi ed intimistici. E noi non possiamo far altro che stendere un red carpet per ringraziare Roberto My, autore di un progetto che non ha niente da invidiare a nessuno e che ha avuto il pregio di proporre sonorità fresche e al passo con i tempi.

- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – -

bandiera_italia   TRAKS

Esce su etichetta I Dischi del Minollo Flares, il disco che segna il ritorno alle scene di Roberto My, già attivo negli anni '90 e inizio del nuovo millennio con i Volcano Heart. La prova da solista si apre con Motherland, pezzo piuttosto vivo ma morbido e intriso di influenze anglosassoni. World of Soundè una canzone da corsa, energica ma anche capace di rallentare al momento giusto. Più calma ma senza essere ferma Last summer ruins, con la chitarra in buona evidenza e qualche sapore notturno in circolo. C'è molto rock americano e un po' di sensazioni post grunge all'interno di My sign on you. Il pezzo ha una lunga coda che lascia largo spazio agli strumenti, debordando quasi in ambiente jazz. Black Sky assomiglia a una ballad a più strati, in cui a guidare è la chitarra. Accordi ripetuti a giro aprono Congo, chiusura strumentale dell'ep. Un lavoro potente e plastico, quello di Roberto My, che padroneggia bene canzoni e suoni, ottenendo un ep molto rotondo e levigato.