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press-review ASTOLFO SULLA LUNA

 

 bandiera_italia  ONDA ROCK

Primo e più evidente effetto del primo disco lungo degli Astolfo Sulla Luna, “Ψ2”, è di certo un’encomiabile sgradevolezza violenta e martellante. Proclami-poesie talmente strillate da diventare inintelligibili si estendono senza un preciso ordine in brani massicci e convoluti, nella miglior tradizione del noise d’antan (come “2 A cos(π/2)”, marcia distorta alla maniera dei primi One Dimensional Man). “Dry Salvages” e “Entscheidungsproblem” importano anche scampoli di progressive di marca rock-in-opposition e free-jazz. Altra direttrice è quella dei campionamenti parlati: serafiche frasi di film ("La notte" di Antonioni) creano un contrasto straniante con le liriche perennemente sbraitate. Un altro anfratto di stile sta in “Fergus”, dove gli effetti elettronici divengono concreti e industriali. Messi insieme di continuo, questi ingredienti rendono un'insostenibile sensazione d’incubo metropolitano. Campano, il trio composto da Rosalia Cecere, Francesca Del Gaudio e Gianluca Timoteo, nome preso dal canto dell’”Orlando furioso”, ha rievocato per gli anni 10 l’inquietudine della wave italiana di trent’anni prima (specie i Disciplinatha), alla stregua dei Luminal, coniugandola con il post-rock cervellotico di Louisville. Risultati non proprio fiacchi ma comunque meno ferrei nella seconda parte, nonostante l’eccellente furia nell’interpretazione. Elementi d’avanguardia che non si ritrovavano nei due Ep precedenti (qua e là in “Cancroregina”, 2012, successore di “Moti Browniani”, 2011), e un suono compatto, anche grazie alla gran cordata di etichette: MiaCameretta, Naked Lunch, Toten Schwan, Cave Canem DIY, Dischi Del Minollo e Edwood.

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bandiera_italia  IN YOUR EYES 'zine

Gli Astolfo Sulla Luna, trio campano con già due ep all’attivo (“Moti Browniani” e “Cancroregina”), ritornano, supportati da Mia Cameretta Records, Naked Lunch Records, Toten Schwan Records, Cave Canem DIY, I Dischi Del Minollo ed Edwood Records, con i dieci brani di Ψ². Il lavoro, estremamente aggressivo e graffiante, colpisce per la grande energia trasmessa a suon di noise e post hardcore. Un interrogativo “hai presente il moto delle onde?” apre il feroce animo teso della tagliente The Dry Salvages (dentro cui si innestano imprevisti inserti dal sapore quasi jazz), mentre il metodico procedere di 2 A Cos (π/2), soffocando con il malsano incrociarsi di basso, batteria e chitarra, lascia che a seguire sia l’angusto procedere di Entscheidungsproblem (ampio spazio è dato alla forza incendiaria della voce). Il nichilismo sonico generato da Fergus, cadenzato e calibrato con precisione chirurgica, entra in circolo e tiene incollati allo stereo con la sua forza evocativa, cedendo il compito di andare avanti all’adombrarsi della drammatica Godel e alla calma apparente della sempre pronta a mordere L’Assedia. Non Cadranno Foglie Stasera, invece, facendo terra bruciata intorno a sé (grazie alla sua angusta cadenza sempre pronta a trasformarsi in altro), apre allo spazzare di distorsioni di Germe e alla selvatica incisività dell’ottima Ibis Redibis Non Morieris In Bello (partenza impossibile da domare, corpo più indirizzato su territori post rock, finale strumentale molto evocativo).
Il rassegnato animo post rock di Ar-Men, infine, grazie al suo intenso crescere ed evolvere, emerge con tutta la sua carica emotiva. Con questo primo disco lungo, gli Astolfo Sulla Luna dimostrano di essere ormai una band matura, determinata e dal suono personale (nonostante i costanti riferimenti al rock più graffiante degli anni ’90). I dieci brani presentati, colpendo in faccia con la forza di mille macigni, stendono al suolo in un baleno, tenendo con il fiato sospeso per tutta la durata dell’album e convincendo a ripartire daccapo il prima possibile. Un lavoro valido per una band che ha già dimostrato tanto e che, forse, sta già cominciando a far evolvere ulteriormente il suo suono (si ascolti la conclusiva Ar-Men).

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bandiera_italia   MUZI KULT

E' fin troppo facile riconoscere nel ruvido sonoro degli Astolfo sulla Luna l'assenza di melodia intesa come accomodamento, bisogna calarcisi dentro fino al midollo per capire quanto post-hardcore bruci o deflagri, e l'occasione lo da “Ψ2 dieci abrasioni congenite che dilaniano di scariche, giugulari gonfie, calme buie, day after sgraziati, un ottimo e considerevole pathos dalla spiccata cadenza industrial. Tutto è strillato, iconizzato, rock, elettronica, free jazzly, declami, manifesti di Disciplinatha, sclerosi di Luminal, One Dimensional Man di primo pelo e tanto altro che gli Astolfo sulla Luna sbattono negli orecchi con una potenza espressiva al limite della muscolarità estetica. La band tenta soluzioni originali, lo fanno e riescono al cubo, specie al passaggio distonico di "Entscheidungsproblem", della poetica malata "L'assedia" e nell'ossessione divina che sbrana "Non cadranno foglie stasera". Il "poi" è un'avventura di rabbia metropolitana straordinaria. L'Orlando Furios docet. 

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bandiera_italia    OCA NERA 

Chi ha buona memoria, o chi è appassionato di poemi cinquecenteschi, ricorderà che nell'”Orlando Furioso” di Ariosto un canto è incentrato sulla figura di Astolfo. Su incarico di Dio, Astolfo deve recuperare sulla Luna il senno di un Orlando alquanto arrabbiato e deluso dal tradimento dalla propria amata Angelica. L’impresa gloriosa lo vede dunque protagonista di un percorso in sella ad un ippogrifo che dall’Inferno lo porta prima alla cima del Paradiso Terrestre e poi, grazie a San Giovanni Evangelista, fino in terra lunare (stavolta, però, a bordo del carro di Elia). Ora, che cosa aspettarsi di preciso da una band che si chiama così, Astolfo sulla Luna? Vorrei chiederlo a voi lettori e mi piacerebbe, se fosse possibile, avere una risposta prima della vostra prosecuzione nella lettura di questa recensione – proprio perché io, a priori, un’idea non me la sono saputa formare. Gli Astolfo sulla Luna sono un trio campano (due componenti di Napoli, uno di Benevento) che giungono alla ribalta con il loro “Ψ²” (Psi^2). «Eh, ma che diamine: fan di tutto per complicarsi le cose, questi ragazzi!»: pare di sì, che a loro le cose semplici non piacciano. Pare però che nonostante tutto riescano anche a restare ben impressi nelle orecchie (anzi, più corretto dire nei timpani) delle persone. Il merito, forse, è anche di quella voce rabbiosa, aggressiva e tremendamente penetrante che viene sputata in faccia agli ascoltatori senza preambolo alcuno. Oscuro quanto basta, teatrale e dal respiro noir, “Ψ²” è un lavoro che spettina dal primo all’ultimo brano. Francesca Del Gaudio (basso), Rosalia Cecere (chitarra, voce, synth) e Gianluca Timoteo (batteria) non risparmiano qui potenza e pathos dipingendo a suon di math rock dieci brani inaspettati ed immediati. Paragonabile alla colonna sonora di un film, l’ascolto del disco spicca il volo a partire proprio dalle note del basso, che dona venature post punk all’intero sound: muri immaginari contro i quali i testi vanno a sbattere cadendo a terra, in mille frantumi, per poi (magicamente) ricomporsi sotto nuove forme. Se all’epoca di Ariosto fossero esistite quanto meno le cassette, mi piace pensare ad un Astolfo ben saldo alle sponde del carro di Enea con ‘Ibis Redibis Non Morieris In Bello‘ a tutto volume: un po’ di sana caciara per far capire che non tutto è forzatamente indie pop. C’è anche dell’altro, e merita di diritto una chance.

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bandiera_italia   TRITACARNE

L'impronunciabile Ψ² è l'esordio del trio campano Astolfo sulla Luna, in uscita a Novembre 2015 per noi di Toten Schwan insieme a MiaCameretta Records, Naked Lunch Records, Cave Canem DIY, I Dischi Del Minollo e Edwood Records. L'album è un delirante concentrato di post math-rock con testi, urlati o recitati, dal taglio visionario che conferiscono un ulteriore tensione ai brani già di per sé di grande impatto. Dopo due EP (“Cancroregina” e “Moti Browniani”) entrambi scaricabili in free download dalla pagina Bandcamp della band, abbiamo finalmente tra le mani il tanto sospirato vinile e possiamo dire che le nostre aspettative non sono state per nulla deluse. ASTOLFO SULLA LUNA non ha perso un milligrammo della sua forza dirompente rispetto al passato e nelle dieci tracce vomita la sua angoscia senza vergogna alcuna, “fino a distruggere tutto in una sola linea che chiameremo silenzio.” Il fallimento dell'uomo come individuo e come simbolo è una delle consapevolezze cantate e gridate da Astolfo sulla Luna, e i segni indelebili impressi nella memoria sotto forma di ricordi sono le cicatrici che non smettono di far male. Ψ² è un disco complesso nella sua semplicità, un disco che suona ma al tempo stesso parla e racconta cose che vorremmo che nessuno ci dicesse mai. Il pessimismo di ASL coincide con il nostro nel momento in cui la visone del nostro domani coincide con a la nostra e la condanna all'esistenza diventa peggiore della morte. Non potevamo non incontrarci.

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bandiera_italia   HEART OF GLASS

Degli Astolfo sulla Luna avevamo già parlato lodando il loro primo ep (Moti Browniani, leggi recensione) del 2011, un concentrato malato di rock sperimentale e di concettualismo quasi surrealista. Sono passati alcuni e anni ed ecco che incrociamo di nuovo la strada di questo trio (Rosalia Cecere, Gianluca Timoteo e Francesca Del Gaudio) che sa coniugare il ruvido della musica indipendente con l’alloro della conoscenza letteraria e perchè no, anche scientifica. In Ψ² (Psi al quadrato) ho dovuto riaprire i libri di Fisica dell’università, per solo lontanamente avvicinarmi a cosa gli Astolfo sulla Luna volessero comunicare. Eppure il concetto era così semplice: la teoria degli errori, l’indeterminatezza di fondo, le parafrasi concettuali non sono altro che metafore di una via di fuga verso quello che è il conformismo, musicale e personale, nonché la difficoltà nella comunicazione. La musica degli Astolfo sulla Luna è potente, densa di grumi, nel quale i toni grevi del basso e gli acuti sporadici della chitarra collidono in un’esplosione granitica che mantiene una certa logica. Il cantato-raccontato, è quasi un proclama, richiama il modus-operandi tipico del maestro Mimì Clementi; tuttavia le analogie vengono amputate alla radice grazie anche ad un approccio melodico torturato e meno immediato; la band ragiona per probabilità, non per parole. Sono i lunghi delay, le ottave che prendono una tangente tutta loro, il perenne scappare da strutture metriche allineate, che permette gli Astolfo sulla Luna di suonare e produrre una musica matematica e rigorosamente precisa, senza che all’orecchio questa possa essere percepita. Il senso di claustrofobia viene emulato da un basso corposo che in ogni brano fa sentire la sua disperazione ed il suo peso, tempi disallineati che mirano ad evidenziare l’errore sistematico di fondo: il dinamismo non manca di certo in Ψ². The Dry Salvages apre con una domanda che lascia interdetti: «Hai presente il moto delle onde?» (e come no, verrebe da dire!); e prosegue come uno swing decapitato, nel quale i cambi di direzione sono armonici ed improvvisi allo stesso tempo. Una lunga jam disturbata da incursioni di rumore e da una vena di sconfitta verso il nemico eterno, che di nome fa tempo (l’entità nel quale sono celati tutti gli errori). La pallottola colpisce il cuore ma non attecchisce l’animo combattivo degli Astolfo sulla Luna che in 2 A cos(π/2) azzardano un parallelismo tra due minuscoli puntini (o persone) che viaggiano in direzioni opposte mossi dal silenzio che li spinge sempre più verso gli estremi: «Allora abbiamo smesso di camminarci accanto / fino a distruggere tutto in una sola linea che chiameremo silenzio». Il concetto del silenzio e delle onde del mare ritornano ciclicamente (o meglio, ellitticamente!) lungo il corso del disco, ecco che in Entscheidungsproblem, si realizzano melodie sgraziate ma rotonde che disegnano orbite musicali che passano una volta sola, nascondendo ai meno attenti quel preciso significato. L’incapacità nella comunicazione viene nuovamente delineata in Fergus, ritornano anche le onde del mare ed una poesia salvifica che incendia tutto per ricreare condizioni nuove: «Spargerò sale sulle nostre rovine e quando pioverà sarà mare» In Gödelè la contrapposizione nei diversi accenti nel cantato che rendono il brano livido di tensione, mentre l’uomo in una scatola di L’assedia è la metafora perfetta per questa nenia verso l’incomunicabilità: l’uomo spera di rimanere senz’aria. Non cadranno foglie stasera e Germeprendono versi opposti per incrociarsi matematicamente nel medesimo vertice, le relazioni interpersonali (se non direttamente amorose) vengono riscritte con inchiostro bianco su foglio bianco: non resta che decifrarle a vista. Discoso più intenso per Ibis redibis non morieris in bello, brano complesso, elaborato e combattivo allo stesso tempo che evidenzia come l’indifferenza sia un’altra battaglia da combattere a mani nude, un po’ come farebbe Teseo con il Minotauro, se entrambi non si fossero prematuramente arresi, il finale è ironico, tagliente ed ambiguo: «Lo crederesti, Arianna, non mi sono quasi difeso». Chiudo con Ar-men, nel quale la poetica e la sperimentazione sono sempre molto dirette: «Che i guardiani dei fari sono come marinai, senza coraggio» sommo inno al silenzio, sommo inno alla solitudine! Gli Astolfo sulla Luna con Ψ² hanno azzardato molto, specie con se stessi, poiché sia a livello compositivo che melodico hanno saputo alzare volumi ed i ritmi riuscendo a far coincidere le loro idee di partenza con un risultato musicale finale eccelso. È musica non immediata, è musica che ti rimane dentro un bel po’… un lenitivo contro la solitudine, o un urlo di rabbia contro essa … ma forse stiamo parlando della stessa cosa!

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bandiera_italia   NEL MUSCHIO WEBZINE

Come l’Astolfo Ariostesco che giunto sulla luna recupera il perduto senno dell’Orlando Furioso, così gli “Astolfo sulla luna” scendono sulla terra e ci regalano “Psi Quadro”, vortice di pura poesia e trigonometria, e ci restituiscono malessere, instabilità, dubbi… e ascoltando i dieci deliri sonori direi che ci riescono maledettamente bene. Il trio partenopeo con “Psi Quadro” riesce a spalmarti in faccia la cruda complessità dell’esistenza, evidenziata da un insolito mix tra jazz core, sludge, noise, oltremodo enfatizzata da liriche urlanti, strazianti, quasi al limite della sopportazione. Ad ogni modo in un caos così ben congegnato il messaggio arriva ma mai come lo vorresti, celato sempre dietro un metaforico muro da scavalcare. Il disco in se ha il potere di riportarti sulla terra, ha il potere di annullare e stupire… “hai presente il moto delle onde?” recita la prima strofa di “The Dry Savages”, apertura del disco. Una colata di entropia generalizzata si dipana attraverso la continuazione dell’ascolto; si giunge al secondo brano “A cos” e poi al terzo “Entscheidungsproblem” e la costante sensazione di annientamento della regola è più di una percezione. Passando attravero “Fergus” e “Godel”, rispettivamente quarto e quinto brano, l’amplesso fra scienze matematiche e poesia diventano manifesto di “Psi Quadro” e del viaggio di “Astolfo Sulla Luna”. Continuo ad annullare il mio cervello con le cuffie a tutta ed entrano le prime note dissonanti di “L’assedia” e scopro, con mio sommo stupore, che sono entrato in un loop, che gli Astolfo sulla Luna mi piacciono davvero e poco altro di pubblicato in Italia nel 2015 mi ha stupito così tanto per purezza, freschezza ed energia. Giunto alla sette, “Non cadranno foglie stasera” sento gli Shellac e la cosa mi  piace immensamente; si sussuegono “Germe” e “Ibis redibis non morieris in bello”, episodi molti intensi e dalle strutture folli, il sax come una fastidiosa zanzara fa la sua comparsa e la voce che, per una delle poche volte nel disco si manifesta dolce e materna, narra: “queste sono le mie rovine, entri chi vuole, non troverà che solitudine riflessa nell’universo delle mie immagini, negli infiniti occhi, negli infiniti volti, nelle infiniti corpi, nelle infinite colpe, negli infiniti mostri”… Ar-Men chiude in maniera quasi epica una traversata spaziale e terrena, direttamente basata sull’esperienza e la sensazione umana ma contemporaneamente profondamente introspettiva. Un calvario di suoni e potenza e disagio e travagli; urla e grida. E mi par d’essere di fonte ad un opera d’arte fatta e finita. Ho ascoltato “Psi Quadro” almeno una decina di volte prima di scriverci su. E’ un disco difficile e intenso, non per tutti, è come l’Ulisse di Joyce messo in musica da un Newton e un Heisenberg catapultati ai giorni nostri. E’ un paradosso, è arte della sintesi, arte dell’analisi. E’ il classico esempio di un opera d’arte che, ascoltata da anime empatiche, ti segna profondamente e non puoi dimenticarla.

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bandiera_italia   SON OF MARKETING 

Dieci tracce che confermano l’impostazione noise miscelata a riferimenti post-harcore, jazz core, ricerca ritmica e rimandi post-rock. - See more at: http://www.sonofmarketing.it/album-streaming-astolfo-sulla-luna-%CF%88%C2%B2/#sthash.XBTe8ct5.dpuf

Dieci tracce che confermano l’impostazione noise miscelata a riferimenti post-harcore, jazz core, ricerca ritmica e rimandi post-rock

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   EXPOSE'

The noise part of the stylistic description (the band is labelled "math-noise rock") is pretty obvious from the first moments of Ψ², with overdriven bass and guitar dominating the sound, and shouted Italian vocals not trying to sing actual notes. The math part takes a bit longer, until you realize they aren’t playing in straight 4/4 time, but seem to be switching meters for different sections. Then you get a title like the one on track 2, “2 A cos(π/2)” – can’t get much more math-rock than that, can you? Another way of looking at it is to take 90s King Crimson at their most abrasive and imagine their tunes being covered by a hardcore punk band. The sound is nearly relentless, with only a few brief breaks for sound effects, electronics, or recordings of found sounds. I don’t know enough Italian to even make a guess what Rosalia Cecere is screaming about, but she sounds very adamant about it. Your mileage may vary, but fairly soon her voice becomes like another instrument in the mix, and it doesn’t seem so difficult. The occasional breaks from the full band’s intensity are welcome, where taped voices in various languages talk. While the band’s basic idiom is pretty loud and aggressive, with Francesca del Gaudio’s bass very prominent, Gianluca Timoteo’s drums pounding, and Cecere’s guitar dissonant, there are enough variations to keep it interesting. “Germe” has a twangy riff in 5/4, a guest saxophonist appears on two tracks, the music box at the end of “Entscheidungsproblem” turns the mood wistful for a moment. Towards the end of Ψ², they start to stretch out on the two longest tracks, which utilize the extra time to build from quiet rather than jumping into the fray. While not for the faint of heart, Astolfo sulla Luna has an interesting take on post-hardcore music, and is worth investigating.