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press-reviews iFASTI "Palestre"

bandiera_italia ROCKIT

Un pugno nello stomaco di post rock elettronico e politico. Non sono canzonette quelle che propongono I Fasti. Non c’è la formula canzone da intrattenimento. L’album "Palestre" è comunicazione. Una via di mezzo tra gli Offlaga Disco Pax, Massimo Volume e (ma preso con le pinze) i Bisca. I Fasti riaprono una tradizione a livello testuale che si stava ormai perdendo nell’indie italiano, parlare di politica in maniera diretta, non da urlatori da megafono durante una manifestazione, ma aprendo la discussione sul vivere quotidiano italiano e sulle scelte politiche populistiche entrando così nel merito senza mandarle a dire. Il disco non è eccezionale, è difficile nell’ascolto, ma nello stesso tempo è interessante nella proposta. Chi cerca musicalità non la troverà, chi cerca contenuti può pigiare play e prestare attenzione. Il racconto tracciato nel brano “Mercy” è il vivido resoconto di una generazione e di un bivio sociale che va dal sogno calcistico di una generazione anni ottanta italiana cresciuta nel segno del “Dio pallone”, racconta dello scontro sociale tra nord e sud, del razzismo, delle distrazioni mediatiche, delle lotte politico/sindacali della Torino di inizio anni ’80. Per I Fasti: «“Palestre” è un esercizio della mente; non ti dice cosa fare, al massimo te lo fa ricordare; non dispensa verità assolute; è un mezzo e non un fine; è un monito per restare svegli, connessi, per non farsi imbambolare da chi ci orchestra. “Palestre” è un modo per poterci un giorno incontrare e riconoscere». Noi condividiamo la descrizione fatta dai componenti della band. "Palestre" è un manifesto politico-sociale. Una denuncia che, anche se non ha la stessa qualità e lo stesso genere, ha la stessa intenzione che ha avuto “Curre curre guagliò” dei 99 Posse. Su questo lavoro è difficile formulare giudizi, la risposta di pubblico saprà dare una risposta più veritiera.

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bandiera_italia OCA NERA

Settembre si porta via l’estate 2015. A Settembre la cosa più naturale per tutti è tornare in palestra per prepararsi all’estate futura. Per questo anche noi ripartiamo da “Palestre“. “Palestre” dei I Fasti è uscito a marzo 2015, ma le sonorità e le tematiche che lo animano sono decisamente autunnali, rendendolo ideale a questo inizio di stagione. I Fasti sono una band di Torino, nata nel 2008 dalle ceneri dei Seminole, storica band legata all’attivismo politico. Oltre a diversi LP si occupano anche di sonorizzazioni di libri e film. Si definiscono “due bassi, due computer, due chitarre e una voce”, e rappresentano uno di quei gruppi che sanno raccontare storie. Genere che ha visto come esponenti maggiori i Massimo Volume e gli Offlaga, ma che i Fasti sono stati in grado di interpretare in modo più profondo ed incisivo. “Palestre” raccoglie dieci esercizi per un allenamento della durata di 35 minuti. Alcuni inediti, altri sono brani vecchi riarrangiati. Una palestra in cui le suggestioni legate all’attualità si rincorrono con i ricordi del passato. La realtà si mischia con l’immaginario creato da opere cinematografiche (Guerrieri del 1979) e letterarie (Grande Fratello del 1984): quello che emerge è un presente a tinte fosche. ‘Seminole’ è il primo esercizio di questa palestra e parte come un esercizio per coordinare la respirazione. L’aria diventa rarefatta immediatamente. ‘Cagnolini Di Gesso’ nasce per assonanza e contrasto. Il denaro come mezzo di sfruttamento da parte di una minoranza. ‘Mercy’ è un piccolo capolavoro. Ricordi di un’infanzia, di speranze che si scontrano con la realtà dura. Un film cult raccontato con pennellate vivide. Lo spirito di una generazione insoddisfatta ed alla ricerca di un senso d’appartenenza. ‘Cadono Piogge’ è il brano più intenso, l’esercizio più difficile della nostra serie: un esercizio che coinvolge il cuore e la lotta disperata verso l’amore, il beat che si confonde con il battere dei nostri cuori. “Palestre” è un disco intenso. Uno di quei dischi in cui le parole hanno davvero forza e sanno raccontare delle storie. Dieci esercizi che se ripetuti continuamente, possono renderci più forti e consapevoli.

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bandiera_italia IN YOUR EYES 'zine

Bologna Violenta, Genova Urla e Torino s’adopera. Sembra un versetto del Vangelo ma riprende la realtà, non troppo cruda di tre città che messe a confronto sanno dare il meglio, e senza competizione. Di notte solamente le strade e la velocità adibita alle stesse sanno distinguere queste officine prodigiose, dettando gli algoritmi della produttività. E ripeto: non c è un podio quando si parla di DIY ma cooperazione e scambio di informazioni utili ad alimentare un roster carico di suggestioni sonore che con il tempo si consolidano. Prendendo ad esempio il flusso incanalato nella scacchiera torinese, ipotizziamo di entrare in macchina per un giro serale: viali diritti, ampi parcheggi e zone industriali all’interno degli stessi quartieri, riportano alla realtà ciò che le sale di registrazione producono a scapito dei gruppi. Se l’inciso promette bene come i titoli di apertura, I Fasti sanno mettere tutto il necessario per accompagnare durante questo tragitto, conducente e passeggeri: narrazione, melodia e ritmo. Non è affatto un limite essere paragonati/bili ad una orchestra mignon in grado di creare OST, contando che la linea vocale assegna un timbro a tratti calzante quanto sospeso. Ecco il senso di movimento che si prodiga e si diletta in un crescendo sempre più ritmico, alternando i due bassi dai due computer, che simili a sonar scandagliano le profondità emotive, al di fuori del finestrino. Il profilo onirico che ne consegue dalla recensione, postumo all’ascolto, è merito dell’impegno nella ricerca sonora quanto vocale svolta in anni di ricerca e riassunti in 5 dischi (con l’attuale Palestre) di cui “OFF” citato e riconosciuto come gioiello atipico allegato all’opera letteraria di Marco Magnone. Cosa inoltre denota la guardia che in anni questo sestetto ha meritato è stata la partecipazione all’era spaziale (Era Spaziale Festival, NoFest!, Punk Monster Fest, If The Bomb Falls, Diy Yeah Fest ecc.) condividendo il palco assieme alla vera scena indipendente italiana, quella nipote ai Massimo Volume , per intenderci. Le due chitarre infatti, complementano la sfera sonora rendendola più catchy e non necessariamente eterea, non come solo Brian Eno può fare. Il nuovo album Palestre, prodotto da 211dB, è già uscito il 28 marzo 2015 con distribuzione digitale a cura di I Dischi Del Minollo ma in questi giorni il clip di Seminole (ispirato all’omonimo gruppo) sta aiutando il pubblico a riapprezzare l’intero disco, vista la scelta come singolo.

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bandiera_italia RIBELLI A VITA

nuovo cd della band piemontese, come sempre contraddistinto da distorsioni noise, parole irriverenti ed allucina(n)ti beat elettronici. Difficile fornire un punto di riferimento per questo gruppo. Forse gli Offlaga Disco Pax, forse i CSI. Comunque due bassi, due computer, due chitarre elettriche ed una voce, che declama parole scomode ed urticanti, di quelle che colpiscono diritte alla bocca dello stomaco, e parlano di protesta ed attivismo. Come già detto in passato, sicuramente non è il mio genere musicale preferito, ma consiglio agli amanti delle nuove emozioni di provarlo.

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bandiera_italia MUSIC COAST TO COAST

Ascoltando iFasti la prima domanda che ti viene in mente è : ma sono i CCCP degli anni 2000 ? La stessa attitudine punk della band di Ferretti, ma con la propensione alla sperimentazione e all'elettronica. Due bassi, due computer, due chitarre ed una voce formano il nucleo de iFasti che con "Palestrre" danno vita ad un album fatto di voci ripetute, elettronica compulsiva, loop ipnotici e testi a metà strada tra gli Uoki Toki e i Massimo Volume. "Seminole", con la quale si apre il disco, prende il nome dalla formazione precedente dalla quale sono nati iFasti, i beat elettronici rimandano agli Offlaga Disco Pax, come in "Cagnolini di gesso". Il modo di narrare avvicina la formazione torinese al teatro, presentando lo scorrere dell'ascolto pieno di pathos, rendendo il fruire veloce come un fiume in piena e diretto. "Hanno umiliato l'amore" vagamente new wave, mette i bassi in risalto e la ripetizione del ritornello fa si che il messaggio de iFasti si faccia ossessivo. "Corpo" colpisce per il testo mentre in "Gracidi" e "Mercy" si attenua il ritmo. E come fresca rugiada "Cadono piogge" scivola sulla pelle lasciandosi dietro le altre tracce per poi immergersi nella bellezza di "Joe Coronado". Il peso e la forza delle parole contraddistingue della band che concludono l'album con "Orwell 2015" ed il "Primo Natale in famiglia". C'è chi nella palestra prova a scolpire il fisico, invece iFasti in le "Palestre" stimolano la mente e arricchiscono chi ascolta con testi impegnati ed impegnativi, una musica ricercata e quella voglia di non rientrare in nessun schema, facendo della propria musica un lavoro che va oltre le solite strutture. Ci sono ancora ottime "palestre" dove sperimentare ottima musica in Italia, iFasti sono da scoprire.

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bandiera_italia DOLCE VITA

Una formazione atipica composta da due bassi, due chitarre elettriche, computer e voce. Ifasti sono una band torinese nata nel 2008, i cui membri hanno un passato personale di attivismo, di collettivi sociali, di associazionismo culturale e di protesta. Non si fa alcuna fatica a percepire chiaramente tutto ciò nei loro lavori, passati e presenti visto che nell’ultimo album “Palestre” vi sono parecchi pezzi già editi in opere precedenti, dove ifasti danno forma musicale ad una vera e propria critica radicale della società contemporanea, che passa per un cantato recitato e dall’impronta indignata, un sound elettronico post-rock/alternative e tematiche dei testi estremamente attuali.

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bandiera_italia TO CRASH

Anticipati dal singolo Cagnolini di gesso tornano iFasti, impegnati come sempre nella contestazione sociale e attuali più che mai (“tutto bene con gli 80 € al mese”). Con “Palestre” la band torinese vuole proporre una sorta di training per la mente che la tenga allenata a reagire di fronte alle realtà della società contemporanea. Computer, sintetizzatori, bassi e chitarre elettriche creano un sound misto fra elettronica e post-rock dal notevole impatto sonoro ed emotivo che si fonde con un cantato quasi alienante ed inasprito, dall’impronta narrativa predominante e dall’intonazione indignata. Tematiche come la precarietà del lavoro, l’omologazione del pensiero della nostra epoca e la rivendicazione dei propri diritti trovano spazio in dieci canzoni dalle radici cantautorali e dai toni tesi che vogliono creare la consapevolezza della propria condizione sociale allo scopo di cambiarla.


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bandiera_italia ROCK GARAGE

Chi non conosce la band iFasti deve considerare che con loro non si parla solo di musica, di riff e di suoni. Il discorso che loro intraprendono è molto più ampio: si va dalla contestazione sociale a quella economica, dalla teatralità alla colonna sonora e anche se volessimo osservare solo l’aspetto musicale sarebbe difficile inquadrarli in modo chiaro. Rock alternativo con testi spesso recitati, elettronica che incombe, ritmi morigerati, quello che percepiamo soprattutto dall’ultimo album Palestre è che per loro la musica è davvero un veicolo: nasce prima ciò che vogliono dire e poi la forma con cui viene presentata. Sono trascorsi molti anni (precisamente sette) da quando il loro progetto Seminole si è estinto eppure i musicisti decidono di aprire questa produzione proprio con un brano dedicato alla precedente esperienza, ottima overdose tra rock ed elettronica, forse il pezzo con maggiore grip dell’album. Il tema del “controllo delle persone”, tanto profetizzato da Orwell, è uno dei materiali leganti di Palestre, non solo per il brano omonimo ma anche per momenti come Cagnolini Di Gesso in cui viene sottolineata la contrarietà della band con alcune logiche a cui probabilmente ci siamo assuefatti. Non è un caso che tutta la parte grafica di questa uscita discografica presenti un cervello che probabilmente loro invitano ad utilizzare di più di quanto fatto normalmente o di usarlo meglio. Il sax di Corpo fa il pari con una ritmica lacerante che ricorda gli sperimentali Mombu ma con delle spoken word volutamente molto piatte per rendere chiari i messaggi. Lo stile non è per nulla fulmineo, i passaggi sono a tratti lenti (Gracidi) e ponderati; non si è alla ricerca del refrain vincente ma di un prodotto valutabile (e fruibile) solo nel complesso. Musica attenta, non da assaporare con un ascolto superficiale, piuttosto da ingerire in solitudine e cercare di comprendere a fondo quanto la band voglia dire con Palestre. Non siamo dei gran fan dello spoken word ma c’è da dire che queste non prevalgono qui sull’aspetto puramente musicale in cui beat, elettronica e rock si amalgamano in maniera soddisfacente finendo per proporre un buon prodotto che, a nostro parere, può tradursi in live molto suggestivi on stage.

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bandiera_italia L'UNIONE MONREGALESE

C’è tutta una corrente musicale che ha visto il proprio florilegio alla fine del millennio, rappresentata da quello che, forse impropriamente, viene chiamato “rock alternativo” e che ancora oggi si muove e corre lungo i nostri territori. Una delle tante realtà torinesi è quella de iFasti che da anni propone musica nel capoluogo piemontese e in giro per l’Italia, un rock fatto di suoni di chitarre grattugiate, rumori post industriali e tanto “noise” di sottofondo; ai suoni si aggiunge poi l’espressività verbale basata sul recitato, e sul palco si genera così un pathos che richiama quanto si vive a teatro. L’ultimo lavoro risale al 2015, mentre negli ultimi mesi la band ha pubblicizzato una serie di video ad esso legati: Palestre è un disco in cui ci si interroga sulla condizione umana, un esercizio mentale di reiterata resistenza allo status quo. Quella de iFasti è una messa cantata, una tragedia shakespeariana, un rito in cui la narrazione si declina sotto tanti punti di vista, come un puzzle in cui l’ascoltatore assembla i pezzi come meglio crede o preferisce. - See more at: http://www.unionemonregalese.it/Rubriche/Culture-Club-51/iFasti-le-parole-del-noise#sthash.i76VAdZL.dpuf

C’è tutta una corrente musicale che ha visto il proprio florilegio alla fine del millennio, rappresentata da quello che, forse impropriamente, viene chiamato “rock alternativo” e che ancora oggi si muove e corre lungo i nostri territori. Una delle tante realtà torinesi è quella de iFasti che da anni propone musica nel capoluogo piemontese e in giro per l’Italia, un rock fatto di suoni di chitarre grattugiate, rumori post industriali e tanto “noise” di sottofondo; ai suoni si aggiunge poi l’espressività verbale basata sul recitato, e sul palco si genera così un pathos che richiama quanto si vive a teatro. L’ultimo lavoro risale al 2015, mentre negli ultimi mesi la band ha pubblicizzato una serie di video ad esso legati: Palestre è un disco in cui ci si interroga sulla condizione umana, un esercizio mentale di reiterata resistenza allo status quo. Quella de iFasti è una messa cantata, una tragedia shakespeariana, un rito in cui la narrazione si declina sotto tanti punti di vista, come un puzzle in cui l’ascoltatore assembla i pezzi come meglio crede o preferisce

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bandiera_italia MUSIC MAP

Se nè i Massimo Volume di Mimì Clementi nè gli Offlaga Disco Pax di Max Collini esistessero, nell’accostarsi a “Palestre”, nuovo lavoro sulla lunga distanza dei torinesi IFasti, collettivo militante nato dalle ceneri degli storici Seminole ed attivo dal 2008 nell’italico sottobosco antagonista, si potrebbe gridare al miracolo o quantomeno osannarne la geniale soluzione espressiva adottata: ma così non è, e per esaltare come merita questo encomiabile sforzo, sospeso fra arte ed invettiva, tocca aggrapparsi ad una disamina degli elementi che lo distinguono, almeno in parte, dagli illustri modelli stilistici ai quali l’accostamento è - giocoforza – inevitabile. In primis i testi, più orientati ad una ben coniugata denuncia sociale, tanto nitida quanto elegantemente proposta senza volgarità alcuna nè implicita/esplicita esortazione alla violenza, piuttosto che al nostalgico ricordo in soggettiva di luoghi ed eventi (fa eccezione la gustosa retrospettiva storicizzata di “Mercy”, incentrata sulla rievocazione de “I guerrieri della notte”); in secondo luogo proprio la musica, a tratti elaborata ed accattivante (la cadenza ossessiva di “Corpo”, le chitarre veementi di “Seminole”), solo sporadicamente improntata ad uno scheletrico minimalismo di accompagnamento; infine l’interpretazione calibrata di Rocco Brancucci, che riesce a proporre scomode prospettive con un approccio solido, sempre credibile e mai invasivo. A conti fatti, gli episodi più efficaci sono forse quelli che impiegano un linguaggio personale, affrancandosi dalla potenzialmente rischiosa – talvolta solo suggerita - derivatività d’insieme: la brusca apertura della già citata “Seminole”, l’eco ferrettiana in “Hanno umiliato l’amore” (con un tentativo di ritornello), la trasparente melodia de “Il primo Natale in famiglia”, intuizioni mirabili in un contesto che conserva comunque una assoluta brillantezza compositiva ed un non comune sfoggio di intelligenza. Disco, intento e forma da prendere o lasciare in blocco, “Palestre” resta un’eccellente opera(zione) la cui efficacia risulta appena mitigata da quell’ingombrante problemino di assonanze: vero è che non si può prescindere dalla specificità dei contenuti, ma è altrettanto innegabile che la scelta di veicolare un messaggio – qualsiasi esso sia – ricorrendo a stilemi così ben noti rischia di risultare penalizzante per un progetto davvero meritevole di esposizione.

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bandiera_italia DISTOPIC

Un po’ Massimo Volume, un po’ Offlaga Disco Pax, e un po’ Elio e le Storie Tese. Ma in quest’ultimo caso ci teniamo a precisare che l’associazione di idee non è legata alla proposta sonora, ma semplicemente al timbro vocale del cantante de IFasti, molto simile a quello di Stefano Belisari. Per il resto, invece, ci siamo abbastanza, forse i Nostri hanno più punti in comune con gli Offlaga Disco Pax rispetto ai Massimo Volume, ma si tratta di un giochino per definire le coordinate del progetto. “Palestre” è un disco di elettronica, musica suonata e parole recitate. Le storie raccontate sono personali e sanno incuriosire, destare attenzione. L’ombra lunga di Max Collini (il cantante degli Offlaga Disco Pax) si fa invadente in diversi brani (“Mercy” in particolare), ma è un dazio che è onestamente impossibile non pagare. Se avete nostalgia per certe atmosfere noir tipicamente Anni Ottanta e Novanta e per l’arte della parola recitata con potenza teatrale, allora “Palestre” non vi deluderà. Sull’originalità della proposta nutriamo dei dubbi, ma definirli dei cloni sarebbe una cattiveria gratuita più che una semplice constatazione. Insomma, non hanno inventato nulla e non annoiano. Né bene né male.

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bandiera_italia ROCKAMBULA

C’è un bellissimo spirito dietro a questo Palestre de iFasti, ex Seminole. Un disco che, nelle loro intenzioni, è esercizio mentale e allenamento al pensiero critico, in una scaletta che riprende brani già editi e li ripropone ri-arrangiati e ri-registrati per l’occasione, insieme a canzoni nuove. Anche le coordinate sonore sono interessanti: un’Elettronica Cantautorale molto ritmica con qua e là momenti più ariosi che ricorda, a volte anche troppo, gli Offlaga Disco Pax (“Gracidi”, “Mercy”). Ciò che li ferma è la resa che spesso non decolla, soprattutto per la parte vocale, che non riesce a ingranare (di Max Collini ce n’è uno). I brani, se sulla carta vivono di uno spirito battagliero e “dalla parte giusta”, nell’aria si perdono in qualche banalità di troppo e non riescono a crearsi un’identità veramente personale e interessante. Un disco non da buttare che racconta storie anche curiose e con uno sguardo con cui viene facile simpatizzare, ma che purtroppo non riesce a rimanerci nella memoria e nel cuore quanto dovrebbe.

L’introduzione acquatica, aliena di Derailed Dreams ci prepara ad un’immersione in un mondo niente affatto sconosciuto ma dal quale mancavamo da un bel pezzo.

Poco tempo fa, parlando de Gli Altri, band post-hardcore e quindi lontanissima dai King Suffy Generator, mi meravigliavo positivamente di come una band nostrana fosse stata in grado di portare una forte componente post-rock all’interno della loro musica in questi nostri giorni così lontani dal bel post-rock perchè – intendiamoci – di gruppi che reiterano le dinamiche delle scuole di Louisville e Chicago ve ne son fin troppe, lì arrabbiate e pronte a triturarceli con le loro geometriche intemperanze ‘emo’ e violenza math fine a sè stessa.

Quindi il post-rock non riesce ad invecchiare (e sedimentare nelle coscienze musicali) perchè ancora non vuole essere mollato dagli orfani dell’hardcore (quello vero che non hanno mai conosciuto) e allora si accaniscono sul suo corpo morto squassandone la carcassa come avvoltoi e rimestando e beccando lo svuotano di senso e significato.

E poi arrivano delle persone per bene a ricordarci che esisteva un altro modello di post-rock oltre ai soliti due comunemente proposti, quello ben più difficile, fantasioso e ricco di sfumature dei Tortoise. Ecco dove guardano i King Suffy Generator ed ecco perchè nelle loro composizioni si affacciano elementi progressive, space e persino latin rock.

La stessa Derailed Dreams nel suo algido rigore ritmico si infiamma di aperture che ricordano il primo Santana, quello vero, non il pupazzo con cui l’hanno sostituito poi.
Ritornano le sospensioni dei Tortoise in Short Term Vision esono proprio quelli di TNT, quelli più vicini ai deliqui dei cugini analog-pop The Sea and Cake.

E non bisogna meravigliarsi a parlare di prog ed affini perchè gli stessi Tortoise erano affascinati dal motorik krauto e da certe sperimentazioni settantine. Ecco perchè il minuto e poco più di Rough Souls sembra una traccia perduta dei Popol Vuh o degli Amon Düül.

Relieve The Burden dimostra come la band sappia anche incalzarci ma persino nella foga neo-prog riesce a non perdere mai il controllo ricordandoci – come anche la successiva We Used To Talk About Emancipation un’altra delle più grandi band post-rock – meno imitate – di sempre, gli Shipping News.

Un disco così ed una band di connazionali così, di questi tempi bisogna tenerla d’occhio. Non mi stupirebbe ritrovarli nelle charts indipendenti tra i migliori dischi italiani dell’anno.

http://www.kingsuffygenerator.com
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