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press-reviews mrozinski "s/t"

 

bandiera_italia ROCKERILLA

Musicista italo - polacco d'innegabile talento, Lukasz Mrozinski sa come esorcizzare le voci dell'anima e decodificarle sul rigo della creazione sonora. Tessitore di una cifra erratica che sconfina nell'atonale, che ama tenersi in bilico tra forma cantautorale e sperimentazione, teatralità e tensione drammatica. Elementi che nelle sue mani non faticano a tingersi di poesia visionaria, di narrazioni enigmatiche trafitte da prodezze fiatistiche e bordoni di corde riverberate, da rumori d'ambiente e apnee canore che scavano nelle zone d'ombra dell'essere e gli scarti temporali della vita, che per dirla con Luigi Tenco, un giorno dopo l'altro se ne va. Altamente evocativo.

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bandiera_italia  UBER ALIEN DISORDER

Il disco Mrozinski di Łukasz Mrozinski ha una tavolozza di colori che si aggirano attorno al blu di prussia denso, screziato di arancio. Lo chiamano “poeta postfolk”, il musicista italo-polacco che vive a Torino e ha fatto della sperimentazione uno strumento per avvicinarsi all’avanguardia. Sorprende come quest’ultima riesca a collimare e fondersi con un cantautorato estremamente intimo e obliquo nello stile. Cuore rifletti è il primo brano del disco ed esprime subito le sue taglienti e ostiche sonorità. Pulsazioni metalliche, la voce come cantilena, strappi sintetici ad amplificare l’eco di un’atmosfera tesa. In coda, fiati ad alleggerire e rischiarare l’orizzonte. Los conferma la direzione distonica dei fiati dalle tinte psichedeliche. Cado, invece, lascia traspirare una certa ricerca di quiete. La voce di Elisa Lacicerchia prende parte ad una ballata elettrica e ritmata. Il tempo è come se si dilatasse in Altago. Lento e letargico, il brano è un breve focolaio di sintetizzatori che zampillano ma non esplodono. In Venti, la voce si fa calda, vicina, limpida, così come in Umana Lacan. Scivola irrequieto e a singhiozzi un pianoforte nell’ultimo brano, Nidgy Nic, custode delle ultime confessioni del musicista. Un disco attraversato da venti algidi di sax e tromba che alzano e abbassano le curve del tempo trasposto in musica, come un jazz scalzo che a tratti si mette a correre.

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bandiera_italia   MUSIC.IT

Scrivere un pezzo su un album che non si conosce è una di quelle attività che, mentre acuisce i sensi, inevitabilmente prepara la prospettiva alla migliore attenzione e ricezione. Per quanto si possa disquisire sulle sfumature che stanno attorno al margine di sorpresa, alla fine si scopre sempre che un album o ci piace o non ci piace. In questo mese è “Mrozinski”, l’omonimo e ultimo lavoro del musicista che vive a Torino, a riempirmi le orecchie e farmi dire: sì, mi piace. E molto. Uscito lo scorso 22 Giugno per l’etichetta indipendente I Dischi del Midollo, il lavoro di Lukasz Mrozinski è un album che in sole otto tracce allestisce scenografie e mentali landscapes degni delle più cupe e folli puntate di “Twin Peaks” (dalla regia se ne consiglia l’esperienza!). Imbevuto di un sound che fonde il metallo pesante all’acustica più dolce, l’album somiglia a un ritratto liquido e irregolare d’una mente intenta ad ascoltarsi i battiti. Liquido perché la dimensione sonora dei brani è aperta e fluida. Onirica, abbraccia un vasto repertorio che mescola il dark più avvolgente a un’elettricità viva e mai rassicurante, nemmeno nei momenti più teneri. È irregolare invece nella costruzione architettonica dei brani. Irregolare come a dire che “tutto è a posto e niente in ordine”. Sebbene salda nei suoi angoli acuti, è la ritmica ad essere irregolare tra basso e batteria. Una ritmica sotterranea, puntuale nella resa, non diventa mai scontata. È come un flusso nelle micro-pause da cui improvvise sopraggiungono le curve. Strumento accordato all’impasto, la voce profonda di Lukasz. Intima, racconta istanti di sentimento e umano dubbio. A tratti sembra emergere da una primitiva oscurità cavernicola, come fosse la sola traccia di tiepida luce dentro il caos primordiale. Questo, infatti, è l’effetto del missaggio vocale ad opera di Carlo Barbagallo (Noja Recordings). La voce calda narra storie come fanno le ombre cinesi, insinuandosi tra i fiati come poesie nate sui muri. Sono infatti i sax, la tromba, il clarinetto a segnare la cifra poetica e folle dell’album, ad esserne il mastice. Come detto, un disco degno dell’ispirazione d’un Angelo Badalamenti (autore delle musiche di Twin Peaks e stretto collaboratore di David Lynch, ndR) a cena con il rimpianto Mark Sandman dei Morphine. Insomma: a voler definire l’album entro i confini della nomenclatura degli addetti ai lavori, troppe correnti sarebbero in ballo: rock, new wave, dark wave, noise, classic, acustic, jazz, blues, post-folk, indie, avanguarde. La verità è che, ad ascolto finito, la gioia di quel “mi piace” va tutta a ficcarsi nella scoperta d’un album sconosciuto che esisteva già dentro di noi. Ascoltarlo, non fa che attivarne l’emozione.

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bandiera_italia   NON SENSE MAG 

L’arte musicale di Lukasz Mrozinski, artista italo-polacco di stanza a Torino, nasce dal cosiddetto lato oscuro dell’indie italiano, quello più sperimentale e sfuggente ad ogni classificazione capitanato da artisti come Marco Parente, Cesare Basile ed Alessandro Fiori. Perennemente sospeso fra momenti di luce, rappresentata dall’orecchiabilità del cantato e dalla vena cantautoriale dell’artista, e l’ombra definita dal tessuto sonoro nato da intrecci arditi fra melodie folk, suggestioni jazz/ambient e aggressioni sonore di matrice dark/industriale, che personalmente mi hanno ricordato gruppi cult della scena italiana come Canaan e Kirlian Camera, “Mrozinski” è un’opera che cattura l’interesse già al primo ascolto proprio per via del perfetto bilanciamento fra la parte melodica e quella di matrice più sperimentale. In questo gioco di chiaroscuri, la bravura di Lukacs Mrozinski consiste nel perfetto contrappunto fra le tante sfaccettature del suo album omonimo, riuscendo a produrre un disco – il decimo della sua carriera, fra i vari progetti realizzati – in grado di suscitare interesse ed emozione, senza cadere nei cliché o in sperimentazioni astruse e rendendo gradevole anche l’ascolto di un brano parzialmente cantato in polacco come “Nigdy Nic”. Composto a partire dal 2015, l’album vuole essere una sorta di riflessione sul tempo che l’artista, nel corso degli anni dedicati alla produzione, ha continuamente rielaborato ed affinato, raggiungendo a nostro avviso l’obiettivo di dar vita ad un album affinato in ogni suo aspetto, il cui ascolto scorre piacevolmente all’interno di questo dinamico gioco di luci ed ombre, contrapposte morbidamente in una perfetta continuità fra i tanti motivi ispiratori dell’opera, che mai stonano fra loro grazie al fine lavoro compositivo di Mrozinski e ad una produzione adeguata, che riesce a mettere in risalto tutti gli aspetti finora evidenziati. Un lavoro prezioso ed intrigante, che sfugge alle definizioni e porta lustro al cantautorato sperimentale nostrano.

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bandiera_italia   IMPATTO SONORO

Terza fatica per il cantautore italo-polacco che torna a 4 anni dal precedente lavoro con un nuovo album quasi omonimo edito Dischi Del Minollo e Noja Recordings. Oscuro, profondo, suggestivo ed emozionante: in due parole molto interessante.

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bandiera_italia   EXIT WELL

Atmosfere cupe e oniriche, una voce calda e profonda, la percezione del tempo il nucleo tematico. Mrozinski di Lukasz Mrozinski è tutto questo e molto altro ancora. L’uscita del secondo album da solista e del decimo in carriera (con Merçe Vivo, Seminole, aSzEs0) è prevista per il 22 giugno 2018, ma già da marzo è possibile acquistare Mrozinski in formato digitale su Bandcamp (http://lukaszmrozinski.bandcamp.com). L’artista italo-polacco, per questo album, ha voluto fare tutto da solo, fatta eccezione per le collaborazioni di Eros Giuggia ai fiati, al pianoforte e ai disturbi digitali e di Elisa Lacicerchia per le voci, mentre il tutto è stato missato e masterizzato da Carlo Barbagallo. Il disco, composto da otto tracce, è diviso idealmente in due parti in cui a fare da spartiacque è Altago, l’unico brano strumentale, che parte dal silenzio e cresce nel segno della distorsione, per poi trovare una via d’uscita che gli dà ampio respiro e lo trasforma in una pausa dai suoni frenetici ed elettronici che lo precedono e che, in forme apparentemente placate e diverse, lo seguono. Prima e dopo abbiamo alcuni fra i migliori pezzi di Mrozinski, anche se è difficile scegliere quello più rappresentativo, in quanto si tratta di brani talmente legati fra di loro e talmente spiazzanti, sia ad un primo ascolto che a quelli successivi, da rendere difficile la scelta. Sicuramente Cado, con la sua vertigine di fiati, che rievoca la velocità della caduta, per l’appunto, è uno dei momenti più alti della prima parte dell’album, insieme a Risveglierò, la cui coda elettronica è quasi un modo ideale per l’autore di prendere di petto l’ascoltatore e risvegliarlo, come se il titolo del brano non fosse altro che un proposito da rispettare come una missione. Venti è invece la prima traccia della seconda parte di Mrozinski, un brano di un’eleganza e raffinatezza uniche, in cui il tema del tempo trova la sua più compiuta riflessione, che non si risolve in risposte, ma in ulteriori domande. Un tappeto sonoro che si arricchisce di minuto in minuto di nuovi suoni e nuovi ritmi, prima i fiati, poi dei ritmi quasi tribali e infine quelli elettronici, finché tutto non si amalgama col respiro del cantautore, per poi tornare al silenzio. A chiudere il cerchio e l’intero lavoro il brano che è stato scelto come primo singolo, Nigdy Nic, nel quale Lucasz Mrozinski ricorre alle due lingue della sua vita, il polacco e l’italiano. Interessante notare come la sperimentazione quasi jazz e quella linguistica concorrano a creare un brano unico, disarmante e, ancora una volta, raffinatissimo e toccante. La voce di Mrozinski, nell’esprimersi in polacco, riesce ad essere ancora più cavernosa, ma allo stesso tempo incredibilmente dolce ed evanescente nel ritornello, soprattutto se confrontata con la parte in italiano. Questo di Mrozinski è un grande disco di rock alternativo e di cantautorato italiano, tanto da permettere di affiancarlo ad un altro grande nome che è quello di Paolo Benvegnù.In Mrozinski sperimentazione, talento e sensibilità compositiva fuori dal comune si mescolano per dare alla luce un album che si realizza pienamente nella tensione onirica e psichedelica verso una dimensione che sia a metà fra la luce del giorno e il buio della notte.

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bandiera_italia   SOUNDS GOOD WEBZINE


“Mrozinski” è il terzo lavoro dell’artista Łukasz Mrozinski pubblicato per l’indipendente I Dischi Del Minollo a distanza di quattro anni dalla sua ultima uscita discografica datata 2014 e titolata “Mad Pride”. Un perfetto connubio tra canzone d’autore e alternative rock è lo scenario che si presenta in questi piacevoli ed originali otto brani, dove l’artista concentra tutta la sua esperienza e vena compositiva, tirando fuori dal cilindro riff coinvolgenti e dall’imput grintoso, ben contornati da riff e synth che rendono ancora più originale e particolare questo nuovo lavoro. Non ci sono tracce più piacevoli rispetto ad altre ma tutto gira bene e senza intoppi, ogni brano svolge in maniera egregia il compito di far filare tutto liscio come l’olio, rendendo l’ascolto piacevole e di ottimo impatto sonoro. Ottima conferma questo Łukasz Mrozinski che con il suo album rafforza la sua posizione nei piani più alti dell’underground italiano.

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bandiera_italia   ONDA ALTERNATIVA

Onirico e folle come le opere di Maurits Cornelis Escher, cupo e visionario come i film di David Lynch, “oscuro e increspato come un garofano violetto” per usare un verso di Arthur Rimbaud. » difficile incasellare il nuovo lavoro di Lukasz Mrozinski (ex Theorema, MerÁe Vivo e Seminole), cantautore e chitarrista italo-polacco che non a caso vive a Torino, la città più esoterica d’Italia. “MROZINSKI” è composto da otto tracce che spaziano dal noise al jazz, dal post-folk alla canzone d’autore, dall’avanguardia all’industrial. Si tratta del terzo album da solista per Lukasz Mrozinski, ma se si prendono in considerazione tutti i progetti della sua carriera si tratta del suo decimo disco. Lontano da melodie facili, lontano da ascolti di massa, lontano da tutto quello che può essere etichettato come mainstream, con una voce che spazia dalla malinconia di Luigi Tenco alla stentoreità di Giovanni Lindo Ferretti. L’unico pezzo che potrebbe essere passato in radio (o perlomeno che io passerei in radio se fossi proprietario di una radio piuttosto alternativa) è “Cado”: l’arpeggio di chitarra gli regala un’aura di normalità, ma è solo l’impressione iniziale. Con un arrangiamento diverso potrebbe sembrare un brano dei primi Tiromancino, magari scritto sotto effetto di sostanze non del tutto legali. In “Risveglierò” si nota una certa passione per la psichedelia e per il progressive rock. Ma è l’ultima canzone, “Nigdy Nic”, a catturare la mia attenzione: nonostante sia parzialmente cantata in polacco, risulta pi˘ adatta al mio orecchio, meno sperimentale ma senza cadere nei clichè. Consigliato a chi ama le cose strane, gli ascolti difficili, i quadri di Salvador DalÏ e le poesie di Alda Merini.

 

http://www.iyezine.com/recensioni/1587-merce-vivo-lasortedelcanecheleccalalama.htm